mercoledì 16 settembre 2009

Il pensiero di Protagora di Abdera: il relativismo gnoseologico

Seneca spiega in questo modo il pensiero del sofista di Abdera:

Dice Protagora che di ogni cosa si può discutere con pari attendibilità da punti di vista opposti; ed anche di questo stesso principio, se cioè ogni cosa si possa discutere da opposti punti di vista.
Tutto il sapere della civiltà greca, la religione, la filosofia, l'etica, il diritto sono oggetto della tecnica antilogica di Protagora: non c'è nulla che possa resistere di fronte al suo abile argomentare, non c'è verità che possa essere accettata. La teoria dell'homo mensura, espressa nel celebre frammento:

Di tutte le cose misura è l'uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono;
ha un deciso senso antidogmatico: la verità non è qualcosa di dato una volta per sempre, non è qualcosa che aspetta di essere rivelato a uomini ignari da una superiore casta di sapienti. Il sofista, autore di un libro intitolato Aletheia, che significa verità, insegna ai suoi contemporanei - e a tutti coloro che lo vogliono ascoltare - ad avere paura della verità assoluta e inconfutabile. Questa verità è sempre destinata a diventare dogma, culto, latria e quegli uomini che credono in essa, come quelli che alzano per troppo tempo gli occhi verso il sole, rimangono accecati e non riescono più a vedere nient'altro: la storia ricorda tante donne e tanti uomini che sono morti a causa di questa verità, che nel corso dei secoli ha assunto le forme più diverse.
La filosofia di Protagora invece è la ricerca di una delle tante verità, che proprio per il fatto di riconoscersi come una in mezzo ad altre, è relativa e tollerante. La verità per lui consiste sempre in un rapporto dialettico, in una misura, in una adeguazione ai fatti, alla realtà, che l'uomo, che ogni singolo uomo trova di volta in volta. La ricerca della verità è lo scopo dell'intellettuale: eppure egli sa che quando l'ha raggiunta essa può essere già cambiata; come metafora di questa ricerca si potrebbe forse ricordare la storia del vano e incessante inseguimento della tartaruga da parte di Achille. Per Protagora la saggezza e la felicità non stanno tanto nel possedere una verità, quanto nel cercarla.
In questo approccio, più che nei contenuti specifici, la filosofia di Protagora non perde alcun valore e rimane l'aspetto più attuale del suo insegnamento. Anche tutto il sapere della civiltà contemporanea, in cui la scienza fa progressi strabilianti, tanto da rendere gli uomini così poco coscienti dei propri limiti, può essere messo in discussione. Non esiste una sola verità che possa reggere a una forma raffinata di scetticismo, come ben dimostra Cartesio con il dubbio iperbolico: non si può mai escludere che “un genio cattivo, scaltro e mendace quanto potente” impieghi la sua sovrumana potenza per illudere e per ingannare gli uomini. Davvero ciascun uomo può dire di sé soltanto che esiste. Tanti filosofi biasimano la presunzione degli uomini di conoscere ogni cosa, ma qui voglio ricordare soltanto un poeta, Calderón de la Barca, che nella sua opera più celebre canta:

Che cosa è la vita? Frenesia. Che cosa è la vita? Un'illusione, un'ombra, una favola, ed il maggiore dei beni è un'inezia: ché tutta la vita è sogno, e i sogni non sono che sogni.
Il relativismo gnoseologico portato alle sue conseguenze più estreme offre un'immagine drammatica dell'umanità: gli uomini sono come perfette e autosufficienti astronavi in viaggio nell'universo, ciascuna delle quali, avendo perso memoria delle altre astronavi e finanche dell'universo in cui si sta muovendo, immagina di trovarsi in una propria realtà virtuale, e anche se le comunicazioni tra le varie astronavi fossero possibili, sarebbero inutili, non essendoci comuni criteri per giudicare delle cose. Protagora non porta il suo relativismo a queste conseguenze. A salvare Protagora è la forza del logos: gli uomini hanno il dono della parola e riescono a comunicare, a fare una breccia in quella sorta di capsula in cui è racchiuso ciascuno di loro: un uomo riconosce, attraverso il logos, che la cosa che gli sta di fronte è un uomo come lui e decide che vuole avere una qualche forma di rapporto con quest'altro essere, tanto simile a lui. Protagora accetta, senza dimostrare (e non riuscirebbe a farlo), il fatto che esistono gli altri uomini e che c'è la possibilità di comunicare con essi: la debolezza teoretica della filosofia di Protagora è tutta in questa petizione di principio. L'unica forma di relativismo coerente è quella che nega ogni verità assoluta nel campo della conoscenza e ogni principio immutabile in sede morale. Nella filosofia di Protagora c'è una contraddizione tra l'affermazione netta del relativismo e il riconoscimento di una forma di verità legata alla polis, alla comunità in cui vive l'uomo. Il sofista non risolve questa contraddizione e la sua filosofia rimane un'aspirazione alla verità, una ricerca continua che è comunque l'unica verità possibile per l'uomo. Il discrimine tra questa forma di relativismo e lo scetticismo pirroniano è sottile, ma netto: per lo scettico non esiste, non può esistere, alcun criterio di giudizio, mentre per il sofista un criterio esiste, deve esistere, ma è soggettivo. Lo scettico si occupa delle cose del mondo con superiore distacco, non si fa trasportare dalle emozioni in un mondo di cui non può dire nulla, nemmeno che esista veramente, perché deve poter accettare l'idea di essere solo al mondo. Protagora invece crede che esistano gli altri uomini e con essi vuole tessere una rete sempre più fitta di rapporti, egli vuole vivere e vuole migliorare il mondo attraverso l'insegnamento e la politica. Protagora mette in evidenza il dramma dell'uomo, la cui ragione lo porta a negare ogni verità, ma che allo stesso tempo non si rassegna a rinunciare alla vita.
Ma nel sofista c'è qualcosa di più. Il suo relativismo, oltre che politico, può essere definito orgoglioso e ottimista. Orgoglioso perché comunque al centro di tutto vi è l'uomo con i suoi difetti e le sue qualità e che spinge la sua ragione fino al punto di mettere in gioco se stesso: è lo stesso orgoglio di Edipo, l'uomo che, grazie alla sua intelligenza, ha sconfitto la Sfinge e, grazie al suo senso di giustizia, governa con saggezza la sua città, ma, proprio in forza di queste stesse qualità, avvia l'indagine per scoprire chi fu l'uccisore di Laio e con rigore deduttivo scopre che l'assassino è proprio lui. Sofocle canta nel primo stasimo dell'Antigone:

Molti sono i prodigi, ma terribile quanto l'uomo non v'è nessun prodigio.
Protagora avrebbe ben potuto sottoscrivere questo verso sofocleo. Ottimista appunto perché l'uomo, che sa che ogni conoscenza è relativa, trova in questo una forma di felicità e non si rassegna alla sospensione del giudizio, ma si getta nella vita della polis.
Per Protagora il rapporto con gli altri uomini permette a ogni singolo uomo di salvarsi dal relativismo: o amando un'altra persona o sforzandosi di vivere nello stesso posto assieme agli altri, dopo essersi dati delle regole; comunque alla base di ogni rapporto c'è la forza della comunicazione, del logos. Lo scopo degli uomini è quello di fuggire dalla solitudine virtuale in cui sono immersi e di far parte di quella rete di rapporti umani che è il mondo. In questo senso la politica assume un valore alto, di arte della convivenza nella polis.

2 commenti:

  1. Per Abbagnano una spiegazione della frase vede nella parola “uomo” l’umanità, e nella parola “cose” la realtà in generale. Quindi, secondo questa tesi, gli uomini giudicherebbero “la realtà secondo parametri comuni tipici della specie razionale cui appartengono, cioè l’Umanità”.
    Diciamo che anche l'affermazione di Protagora è diversamente interpretabile. Bel pezzo comunque

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  2. riscrivo.........ho attivato il cervello ...dopo un caffè ...tosto il pezzo eh .....ma come sempre ........comunica oltre...."comunque alla base di ogni rapporto c'è la forza della comunicazione, del logos. Lo scopo degli uomini è quello di fuggire dalla solitudine virtuale in cui sono immersi e di far parte di quella rete di rapporti umani che è il mondo. In questo senso la politica assume un valore alto, di arte della convivenza nella polis. " grazie e buona giornata

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