mercoledì 30 settembre 2009

"Lavorare stanca" di Cesare Pavese


I due, stesi sull'erba, vestiti, si guardano in faccia
tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli
e poi morde nell'erba. Sorride scomposta, tra l'erba.
L'uomo afferra la mano sottile e la morde
e s'addossa col corpo. La donna gli rotola via.
Mezza l'erba del prato è così scompigliata.
La ragazza, seduta, s'aggiusta i capelli
e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.

Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia
nella sera, e i passanti non cessano mai.
Ogni tanto un colore più gaio li distrae.
Ogni tanto lui pensa all'inutile giorno
di riposo, trascorso a inseguire costei,
che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.
Se le tocca col piede la gamba, sa bene
che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso
e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano
non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano
con un uomo stanotte. O che forse ogni donna
ama solo chi perde il suo tempo per nulla.

Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa
alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.
Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,
interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.
Stringe a sè il mazzo verde - raccolto sul sasso
di una grotta - di bel capevenere e volge al compagno
un'occhiata struggente. Lui fissa il groviglio
degli steli nericci tra il verde tremante
e ripensa alla voglia di un altro groviglio,
presentito nel grembo dell'abito chiaro,
che la donna gli ignora. Nemmeno la furia
non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce
ogni assalto in un bacio c gli prende le mani.

Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:
tornerà a casa rotto di schiena e intontito,
ma assaporerà almeno nel corpo saziato
la dolcezza del sonno sul letto deserto.
Solamente, e quest'è la vendetta, s'immaginerà
che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,
senza pudori, in libidine, quello di lei.

4 commenti:

  1. martolinis@hotmail.it12 ottobre 2009 22:05

    ciao devo fare un tema propriosu qst libro, o meglio sulla situazione dei contadini e la concezione del lavoro secondo pavese,prendendo spunti da " il lavoro è un piacere" mi puoi dare qlk dritta??

    RispondiElimina
  2. mi hai fatto venire voglia di rileggere Pavese....
    non so se la foto che hai messo l'hai scelta deliberatamente o se è solo un caso:ma IL Cedro che si vede in mezzo alle vigne ha per noi della zona un significato molto particolare e che si adatta benissimo al testo che hai pubblicato!
    ...che nostalgia delle scorribande notturne e del mio paese, proprio laggiù dietro la torre di Santa Vittoria...

    RispondiElimina
  3. Cara danixa, ho scelto la foto perché mi è piaciuta appena l'ho vista e mi è parsa evocante, mi piacerebbe davvero conoscere la storia di quel cedro...

    RispondiElimina
  4. Il Cedro è un cedro del libano e si trova esttamente tra La Morra e Grinzane Cavour (proprio quello del famigerato premio!) nelle terre del Barolo.Fu posto a dimora nel 1856 da Costanzo Falletti di Rodello ed Eulalia Della Chiesa di Cervignasco a ricordo delle loro nozze , quale simbolo del loro amore per la terra. Adesso è un albero imponente e lo si vede facilmente da molti paesi della Bassa Langa.E' un posto magico... Da sempre, forse per la particolarità del luogo in cui si trova, è meta di 'gite' con... 'scopi' diversi a seconda dell'età. da piccoli si va a giocare o a fare picnic, da ragazzi si va di sera o di notte con gli amici a fare baldoria, da giovani con le morose o i morosi a guardare le stelle.... Se solo IL CEDRO potesse parlare...

    RispondiElimina