giovedì 3 giugno 2010

Considerazioni libere (121): a proposito di operai...

Chi fabbrica gli iPhone e gli i Pad? La domanda sembra prevedere una facile risposta: la Apple. Eppure questa risposta è sbagliata: a Cupertino, nel cuore della Silicon valley, c'è Steve Jobs, ci sono gli ingegneri e i programmatori, ci sono gli esperti di marketing e di bilanci, ma non ci sono gli operai. La risposta giusta è Foxconn. Questa grande azienda di Taiwan, per conto di Apple - ma anche di altre grandi imprese come Dell e Hewlett Packard - produce in Cina molto del materiale elettronico che noi acquistiamo e usiamo.
Gli iPhone e gli iPad in particolare vengono prodotti nel grande stabilimento di Shenzen, una città di oltre 13 milioni di abitanti nel sud della Cina, che si trova vicino a Hong Kong. In questo stabilimento lavorano circa 300mila persone, più o meno una media città italiana. E lo stabilimento è una vera e propria città, con i suoi dormitori, il suo ospedale, perfino il suo teatro, secondo la testimonianza di Jobs, che ha voluto ribadire che la Foxconn "non è una fabbrica di schiavi". Eppure gli operai lavorano per dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana, quando non vengono fatti straordinari - suppongo che non rimanga molto tempo per andare a teatro. Sempre senza calcolare gli eventuali straordinari, un operaio guadagna 100 dollari al mese. Ritmi di lavoro e livelli retributivi non sono diversi da quelli di altre aziende cinesi, ma questa uniformità non li rende certamente giusti.
E infatti il motivo per cui si parla dello stabilimento di Shenzen non sono questi massacranti turni di lavoro né questi bassissimi salari. Steve Jobs è stato costretto a intervenire in difesa della Foxconn, perché dall'inizio del 2010 undici operai si sono suicidati all'interno della fabbrica e altri due sono rimasti feriti, gettandosi dai tetti dei loro dormitori. Visto il numero degli operai che lavorano a Shenzen, i suicidi della Foxconn non rappresentano un'anomalia rispetto alla media cinese, almeno da un punto di vista meramente statistico: ma anche in questo caso il fatto che sia la norma statistica non rende il fenomeno accettabile.
A rendere la cosa ancora più preoccupante è il fatto che gli operai che non ce l'hanno fatta sono giovani, avevano dai 18 ai 24 anni, solo uno ne aveva 27. Sono i più giovani, quelli che hanno cominciato a vedere l'impetuosa crescita economica del loro paese, quelli che sono meno abituati dei loro genitori e dei loro fratelli maggiori a durissime condizioni di vita a soffrire lo stress di turni di lavoro sempre più lunghi, della riduzione delle ore di sonno, della mancanza di spazi e tempi per sé, oltre il lavoro.
I dirigenti della Foxconn stanno cercando di intervenire. Hanno fatto installare delle reti attorno ai dormitori, per rendere impossibili i "voli" dai tetti; hanno chiamato psicologi e sociologi per studiare le condizioni degli operai; hanno mandato tra i ragazzi un monaco buddista; hanno anche diramato un ordine di servizio che vieta il suicidio. Hanno anche deciso di prevedere una serie di aumenti fino al 30%: chissà quanto gli operai si decideranno a non suicidarsi più. Non hanno pensato a ridurre a rendere più umani i turni di lavoro: sarebbe impossibile, visto il successo che in questi mesi sta avendo l'iPad, il nuovo gioiello della Apple. Il mercato globale richiede migliaia e migliaia di pezzi e la Foxconn è pronta a soddisfare queste richieste, anche facendo degli straordinari.
Al di là del paradosso che tutto questo sta avvenendo in un paese che è formalmente guidato da un partito che si definisce comunista, ma che ha assunto i peggiori "spiriti animali" del capitalismo, questa storia sarebbe potuta succedere in India o in qualche altro paese "rampante" dell'Asia e dell'Africa. Non sarebbe potuta succedere né negli Stati Uniti né in Europa, dove invece siamo ben felici di acquistare a un prezzo conveniente l'ultimo modello di iPhone. Dobbiamo essere consapevoli che anche noi siamo parte della catena che sfrutta gli operai cinesi.
Francamente non so cosa sia andato a fare Bersani in Cina la scorsa settimana, ma penso che i partiti della sinistra europea dovrebbero cominciare a ragionare di questo, se vogliono essere credibili anche quando affrontano le ingiustizie che ci sono nel nostro mondo. Una volta cantavamo "L'Internazionale": gli operai cinesi non meritano di non essere sfruttati?

1 commento:

  1. E' notizia di oggi che la Foxconn ha deciso di non pagare più gli indennizzi (pari a 14.640 dollari) alle famiglie dei suicidi, per impedire che qualcuno si suicidi proprio per garantire questa somma alla sua famiglia.

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