martedì 18 febbraio 2020

Le storie di Adelaide (III)...

Helga...
La voce del signor Kammerer si sente per tutta la Spiegelgasse.
Ho bisogno di Adelaide. C'è un cliente inglese che parla italiano.
Il cliente osserva quella scena, mentre sta in piedi davanti alla bottega. Sentendo quelle parole, per un attimo perde il suo sorriso. I'm not British, sussurra.

Lo straniero ha bisogno di un nuovo paio di scarpe e Dario Boffi gli ha consigliato di andare da Titus Kammerer, uno dei migliori calzolai di Zurigo. Boffi è il viceconsole austriaco in città e passa parecchio tempo al Café Odeon, dove nessuno sa che il suo vero nome è Rudolf Meyer. Comunque sia, né lo straniero parla abbastanza bene il tedesco né Titus l'inglese o l'italiano per accordarsi su come dovranno essere quelle scarpe. Titus ha capito che quell'inglese dall'aria elegante sembra molto deciso su cosa vuole - e anche piuttosto pignolo - e a lui piacciono i clienti che hanno le idee chiare. Per fortuna c'è Adelaide, che dopo qualche settimana ha già imparato come si dice in tedesco suola, tomaia, tacco. E come si chiamano i diversi tipi di pellame. E così il ciabattino e il cliente possono finalmente intendersi.

Lo straniero, visibilmente soddisfatto, paga l'acconto, ringrazia Titus e la sua valente interprete.
Se capisco bene, lei è italiana? Emiliana direi. Avevo un collega alla scuola Berlitz di Trieste con il suo stesso accento.
Sì, sono nata vicino a Bologna. A San Giovanni in Persiceto.
E, se posso, cosa l'ha condotta qui a Zurigo?
Mio fratello vive qui. Adelaide risponde a quella domanda dello sconosciuto con un qualche imbarazzo. Non sa chi sia quell'uomo e quale sia il vero scopo di quelle domande. Forse non è solo curiosità o gentilezza.
Capisco. Vive a Zurigo già da qualche tempo e sa che tanti giovani sono arrivati in città per fuggire dalla guerra. Meglio non fare troppe domande. Zurigo è diventata una città di esuli. Lo è anche lui. Da molti anni. A volte non si ricorda neppure per quale ragione. Finiamo per essere tutti esuli, mia cara. E pensa di tornare?
Non so, mi trovo bene qui a Zurigo.
Una nazione riscuote una penale da coloro che hanno osato lasciarla insaldata, al loro ritorno. Vedremo, se riusciremo mai a tornare. Forse continueremo a essere esuli, anche allora, in una patria che non riconosceremo più. Conosce l'inglese, signorina?
No, purtroppo.
Non se ne dispiaccia troppo: scrivere in inglese è la tortura più geniale mai concepita per i peccati commessi nelle vite precedenti. Mi auguro di rivederla quando verrò a ritirare le scarpe.

quello straniero ha ragione / credo che non torneremo più a San Giovanni / forse non sono una brava compagna / Giulio dice che torneremo perché vincerà la rivoluzione / lui non vuole tornare quando ci sarà una grazia, non vuole tornare con il re / io ci credo alla rivoluzione / ma non credo che la vedremo noi / questa guerra allontana la rivoluzione / combattiamo fratelli contro fratelli / quando a Bologna insegnavo alle scuole serali organizzate dal sindacato vedevo i loro occhi / so che loro faranno la rivoluzione / è importante insegnare a tutti a leggere e a scrivere / è questo che io ho fatto per la rivoluzione / e lo farò ancora / ho accompagnato Nadia alla scuola del partito in cui insegna lei / mi hanno chiesto di cominciare delle lezioni per i bambini di quelle famiglie / quei bambini faranno la rivoluzione / noi rimarremo sempre a Zurigo / noi faremo la rivoluzione attraverso quei bambini / non rivedrò più la nostra casa a San Giovanni / non rivedrò più i Giardini Margherita / non rivedrò più Stenos / no / io sono una brava compagna / anche se mi sono innamorata di un soldato / e poi la patria non è dove siamo nati / la nostra patria è tutto il mondo / e i bambini a cui io domani insegnerò a leggere e a scrivere non faranno più la guerra / faranno la rivoluzione / anche per me

Il giorno successivo Adelaide decide di portare i bambini al lago. Si ferma al Bellevue, perché lì ci sono altre ragazze con i loro bambini che giocano. Poco dopo nota l'uomo delle scarpe che la osserva, sembra indugiare sulle sue gambe. Adelaide chiede a una ragazza con cui si trova spesso di dare un'occhiata anche ai suoi bambini e decide di affrontare quella situazione che la sta mettendo a disagio.
Buongiorno. Temo non sia un caso che lei oggi sia qui. Visto che non l'ho mai vista prima. Trovo sconveniente che lei mi segua e la invito a non farlo più.
Lo sconosciuto si toglie il cappello e comincia a piegarlo nervosamente.
Mi scusi, effettivamente oggi l'ho seguita e le prometto che non lo farò più. Non posso prometterle che non ci rivedremo: come credo si sia già resa conto, Zurigo è davvero una piccola città. Ma certamente non la seguirò. Vorrei solo spiegarle perché l'ho fatto. Sono uno scrittore e ho il progetto di comporre una nuova Odissea. Sto cercando Nausicaa e credo di averla finalmente trovata. Mi scuso in anticipo per quello che scriverò, forse non le piacerà. Non sarà lei la ragazza di Dublino della mia storia che porta i bambini che le sono affidati sulla spiaggia, ma oggi so esattamente cosa farà la mia Nausicaa. 
Spero sia vero, comunque questo non cambia la mia richiesta.
Dovrò venire a provare le scarpe, ma porterò il mio amico Frank, così non sarà necessario il suo intervento.

È passata una settimana e Adelaide ha visto che lo straniero ha rispettato il proprio impegno.
Adelaide, è il signor Kammerer che bussa alla loro porta, oggi pomeriggio è venuto l'inglese per le scarpe, mi ha chiesto di darti questo libro, è un suo regalo. Dice che l'ha scritto lui.

La ragazza osserva la copertina celeste con il titolo Dubliners e il nome di quello sconosciuto. Sorride leggendo la dedica, in italiano, A Nausicaa, la principessa esule.

continua... 

per chi se le ha perse, ecco la "prima" e la "seconda" puntata...

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