martedì 21 maggio 2019

Verba volant (662): passione...

Passione, sost. f.

Se gli dei - e le dee - esistessero, la storia di Fedra sarebbe comunque tragica, ma in qualche modo tollerabile per noi mortali. Ma se gli dei - e le dee - non esistono - e ai tempi di Euripide e di Aristofane su questo c'erano già molti dubbi - il dramma di Fedra diventa per noi insostenibile.
Il tragediografo ateniese sa che per raccontare la storia della moglie di Teseo deve mettere in scena anche Artemide e Afrodite, perché così vuole la tradizione e soprattutto così vuole il pubblico, da cui dipende il successo delle sue opere, ma sa che si tratta di un trucco, riconosciuto e accettato come tale, più o meno consapevolmente, da gran parte degli spettatori. Gli ateniesi ne hanno viste troppe, sanno che gli dei di Omero e di Esiodo non esistono, ma vogliono far finta che invece siano ancora loro a determinare le scelte dei mortali: altrimenti, di fronte a Fedra, impazzirebbero.
E non è certo un caso se Aristofane, per denunciare quanto Euripide sia pericoloso per la loro città, citi proprio questa tragedia. Quando, nella Rane, il tragediografo dice che egli ha raccontato la storia di Fedra in maniera veritiera, Eschilo - attraverso cui parla il commediografo - gli risponde
Certo! Ma un poeta deve nascondere il male, non metterlo in mostra.
Aristofane sa che Euripide ha raccontato una storia vera, una storia in cui gli dei non hanno alcun ruolo, in cui le donne e gli uomini - e solo loro - devono rispondere di quello che hanno fatto o non fatto. Ma allo stesso tempo dice che un poeta ha il dovere di celare questa verità, che spaventa gli uomini. Lo scontro tra Aristofane ed Euripide è tutto qui: il primo vuole educare gli uomini con l'esempio, mentre il secondo lo fa con la verità.
Fedra si è innamorata di Ippolito non per opera di Afrodite, che così avrebbe voluto vendicarsi di quel giovane che ha consacrato ad Artemide la propria verginità. Euripide non sa perché Fedra si sia innamorata, non può saperlo, perché nessuno lo sa, neppure un poeta. Nessuno di noi sa perché ci siamo innamorati e continuiamo a farlo. E quindi Fedra non sa perché sta provando un tale e violento desiderio per quel giovane uomo, anche se capisce che è sconveniente, perché quel ragazzo è il figlio dell'uomo che lei ha sposato, e soprattutto si rende conto che quel suo amore è destinato a consumarla, perché Ippolito non la ama, visto che ha deciso, in maniera assolutamente radicale, di rinunciare per sempre all'amore, per dedicarsi unicamente ai piaceri dello spirito.
Quando assistiamo al dramma di Euripide, riusciamo a capire cosa sta provando Fedra, soffriamo insieme a lei, perché, al di là delle nostre esperienze personali, fortunate o sfortunate, liete o tristi che siano - anche se naturalmente non abbiamo provato un dramma così - possiamo in qualche modo capire cosa sta succedendo nella sua anima. Invece non riusciamo a capire Ippolito: ci è totalmente alieno. Comprenderemmo se rifiutasse Fedra perché è la sposa del padre o perché non la ama, ma non capiamo perché abbia deciso di rifiutare l'amore e la passione, per sempre. Ippolito e la sua virtù così rigorosa ci sono completamente estranei e quindi non possiamo che soffrire insieme a Fedra, nonostante tutto.   
E parteggiamo per Fedra anche quando lei mente, quando lascia il biglietto in cui accusa Ippolito di averla violentata, ben sapendo che questa accusa provocherà la sua morte, come poi avverrà. Fedra naturalmente sa che anche lei deve pagare con la vita: è pronta a farlo.
Fedra non è pazza. Eppure spesso è stata definita così, perché in questo modo gli uomini, non avendo più a disposizione la scusa degli dei, hanno tentato di allontanare da sé la lucida intelligenza e la tagliante provocazione di questa donna. Fedra è tanto pazza che è l'unica di questo strano, sbilanciato, triangolo a capire cosa stia davvero succedendo. Non lo capisce Ippolito, neppure quando gli viene spiegato, e non lo capisce Teseo ovviamente.
Fedra è l'intelligenza di un amore irragionevole, è un ossimoro vivente.
Fedra non è neppure una donna che si lascia travolgere dagli eventi, ma è una donna che sceglie; e sceglie l'amore, anche se questo porterà alla rovina lei e la persona che è l'oggetto di quel suo amore. E Fedra non desidera la passione di una notte. Certo in lei c'è un forte desiderio sessuale, non negato e in qualche modo perfino sbandierato, ma Ippolito non è un capriccio. La storia di Fedra ci dice che la passione fisica è qualcosa di importante, che non possiamo comprimere. Anzi quando lo facciamo siamo destinati a morire.
Fedra vuole essere libera, ed è questo che rende quel personaggio rivoluzionario, prima che scandaloso. Fedra - secondo le convenzioni del mondo - avrebbe dovuto rinunciare a Ippolito, ma così sarebbe stata prigioniera di una maschera, quella della brava moglie e dell'onesta donna di casa, che avrebbe sempre sentito come una costrizione. Fedra ha voluto essere una donna, in maniera eroica. E anche la morte di Ippolito serve a questo scopo. Quell'accusa non è il gesto di vendetta di una donna rifiutata - ancora una volta un momento di pazzia, secondo i nostri canoni - ma un atto lucidissimo. Ippolito ha scelto la prigionia delle forme e lei, che comunque lo ama, decide infine di liberarlo. Una volta per sempre. Fedra, con questo gesto, vuole dirci che la libertà che c'è nel suo amore è più forte della prigionia della virtù.

lunedì 20 maggio 2019

"Piccola lode al pubblico della poesia" di Nanni Balestrini


Eccoci qui ancora una volta
seduti di fronte al pubblico della poesia
che è seduto di fronte a noi minaccioso
ci guarda e aspetta la poesia

in verità il pubblico della poesia non è minaccioso
forse non è neanche tutto seduto
forse c’è anche qualcuno in piedi
perché sono venuti così entusiasti e numerosi

o forse ci sono un po’ di sedie vuote
ma quelli che sono venuti sono i migliori
hanno fatto questo grande sforzo proprio per noi
perché poi mai dovrebbero minacciarci

il pubblico della poesia non minaccia proprio nessuno
è invece mite generoso attento
prudente interessato devoto
ingordo imaginifico un po’ inibito

pieno di buone intenzioni di falsi problemi
di cattive abitudini di pessime frequentazioni
di mamme aggressive di desideri irrealizzabili
di dubbie letture e di slanci profondi

non è assolutamente cretino non
è sordo indifferente malvagio non è
insensibile prevenuto senza scrupoli non è vile
opportunista pronto a vendersi al primo venuto

non è un pubblico tranquillo benpensante credulone
senza troppe pretese
che se ne lava le mani
e giudica frettolosamente

è invece un pubblico che persegue degusta apprezza
lento da scaldare ma che poi rende
come direbbe Pimenta
e soprattutto è un pubblico che ama

il pubblico della poesia è infinito vario inafferrabile
come le onde dell’oceano profondo
il pubblico della poesia è bello aitante avido temerario
guarda davanti a se impavido e intransigente

mi vede qui che gli leggo questa roba
e la prende per poesia
perché questo è il nostro patto segreto
e la cosa ci sta bene a tutti e due

come sempre io non ho niente da dirgli
come sempre il pubblico della poesia lo sa benissimo
ma se lo dice tra sé e sé e non a alta voce
non solo perché è cortese volonteroso bendisposto

e in fondo anche cauto ottimista trattabile
ma soprattutto perché ama
ama di un amore profondo sincero irresistibile
di un amore tenace esclusivo lacerante

chi
ama il pubblico della poesia
fingete di chiedere anche se lo sapete benissimo
ma state al gioco perché siete svegli e simpatici

il pubblico della poesia non ama mica me
questo lo sanno tutti lui ama qualcun altro
di cui io non sono che uno dei tanti valletti
diciamo messaggeri se proprio vogliamo farci belli

il pubblico della poesia ama lei
lei e
solo lei e
sempre lei

lei che è sempre così imprevedibile
lei che è sempre così impraticabile
lei che è sempre così imprendibile
lei che è sempre così implacabile

lei che attraversa sempre col rosso
lei che è contro l’ordine delle cose
lei che è sempre in ritardo
lei che non prende mai niente sul serio

lei che fa chiasso tutta la notte
lei che non rispetta mai niente
lei che litiga spesso e volentieri
lei che è sempre senza soldi

lei che parla quando bisogna tacere
e tace quando bisogna parlare
lei che fa tutto quello che non bisogna fare
e non fa tutto quello che bisogna fare

lei che si trova sempre così simpatica
lei che ama il casino per il casino
lei che si arrampica sugli specchi
lei che adora la fuga in avanti

lei che ha un nome finto
lei che è dolce come una ciambella
e feroce come un labirinto
lei che è la cosa più bella che ci sia

il pubblico della poesia ama lei
chi
bravi lei la poesia
e come potrebbe il pubblico della poesia non amarla

perché ama la poesia vi chiederete
forse perché la poesia fa bene
cambia il mondo
diverte

salva l’anima
mette in forma
illumina rilassa
apre orizzonti

chissà ognuno di voi ha certamente i suoi buoni motivi
se no non sarebbe qua
ma meglio non essere troppo curiosi dei fatti degli altri
se si vuole evitare che gli altri ficchino il naso nei nostri

sia dunque lode al pubblico della poesia
lode al suo giusto nobile grande amore per la poesia
nel cui riflesso noi pallidi e umili messaggeri
viviamo grati e benedicenti

lui tace e si alza
un foglio cade giù dal tavolo
lui s’inchina agli applausi
lei raccoglie il foglio e lo legge

SEGRETISSIMO
DA NON RIVELARE
ASSOLUTAMENTE MAI
AL PUBBLICO DELLA POESIA

il pubblico della poesia ama la poesia
perché vuole essere amato vuole essere amato
perché si ama profondamente e vuole essere rassicurato
del suo profondo amore per se stesso

per sua fortuna il pubblico della poesia
crede solo di ascoltare la poesia
perché se la ascoltasse veramente capirebbe
la disperata impossibilità e inutilità del suo amore

e si prenderebbe a schiaffi dalla mattina alla sera
brucerebbe tutti i libri sulle piazze
si butterebbe in un canale
o finirebbe i suoi tristi giorni in un convento

CONCLUSIONE
LA POESIA FA MALE
MA PER NOSTRA FORTUNA
NESSUNO CI VORRA’ CREDERE MAI