sabato 21 aprile 2018

Verba volant (511): pulito...

Pulito, agg. m.

Omnia munda mundis: con queste parole fra' Cristoforo vince la resistenza di fra' Fazio, sagrestano del convento di Pescarenico, che non vorrebbe far entrare di notte quei fuggiaschi - e per di più due donne - nel convento, anche se accompagnati da un confratello come Cristoforo. Tutto è puro per chi è puro, fa dire Manzoni al suo buon frate, ma - come spesso fa - si diverte alle spalle dei suoi personaggi, e spiega che fra' Fazio non ha ceduto - compiendo quindi una buona azione - perché colpito dal profondo messaggio morale di quelle parole, ma semplicemente perché non conosceva il latino e quindi quella frase oscura, per di più pronunciata con tono duro e autoritario da un uomo dalla storia di fra' Cristoforo, gli sono suonate come una minaccia e un arcano ammonimento. E così fra' Cristoforo si è ritrovato come don Abbondio, che usava il suo latinorum per convincere Renzo a rimandare le nozze.
Ho ripensato a questa frase dei Promessi sposi, perché quell'aggettivo, mundus, ha anche un significato più letterale: non significa solo puro, ma anche pulito. E quindi potremmo tradurre la frase anche tutto è pulito per chi è pulito.
Nella notte del 19 aprile è morto in una fabbrica di Salassa, nel canavese, Salah Sehmani, un uomo di cinquant'anni, padre di due figli, che di lavoro faceva le pulizie: mentre faceva questo lavoro, il suo lavoro, da solo, di notte, in quel capannone, alcune balle di polietilene - ciascuna pesa otto quintali - gli sono cadute addosso. Salah è uno dei tanti invisibili che lavora con noi, ma che non vediamo, quelli che tolgono la polvere dalla nostra scrivania e ci svuotano il cestino, quando non ci siamo, quelli che ci puliscono i cessi, che spesso lasciamo più sporchi di quanto faremmo a casa nostra, perché tanto c'è qualcuno che ce li pulisce, qualcuno che non vediamo mai, perché arriva quando noi ce ne siamo andati e se ne va prima che arriviamo. 
Per un'amara ironia, nello stesso giorno un noto politico italiano, capace come pochi altri di dire in pubblico quello che la gente pensa e che si vergogna di esprimere, di raccontare la parte peggiore di noi, volendo insultare i propri avversari, ha detto che nella sua azienda potrebbero solo "pulire i cessi". Omnia munda mundis gli avrebbe risposto fra' Cristoforo e lui, a differenza di fra' Fazio, avrebbe certamente capito quello che gli voleva dire il frate, ma se ne sarebbe fregato, perché sa di parlare a nome di tanti come lui, di una maggioranza probabilmente, che considerano che ci sono lavori che valgono meno di altri, lavori che possono fare quelli come Salah, che anzi ci dovrebbero ringraziare che gli facciamo pulire i nostri cessi, visto da dove sono venuti. Certo non possiamo pretendere che siano i nostri figli a pulire i cessi, loro hanno studiato: abbiamo speso tanto per farli studiare per non far loro pulire i cessi. Ci pensino altri, e anzi la faccio anche fuori dal vaso - non metaforicamente - tanto non sono io che devo pulire. Omnia munda mundis.

venerdì 20 aprile 2018

Considerazioni libere (424): a proposito di un giornale e del suo fallimento...

Leggo che il Tribunale di Roma ha incaricato un perito di procedere alla valutazione di quello che rimane de l'Unità; quando la perizia sarà depositata, il giudice potrà vendere il giornale, attraverso un'asta pubblica. E' l'iter che si segue in ogni caso di fallimento.
Per il lavoro che ho fatto, per il ruolo che ho avuto nel partito che era il proprietario di quel giornale, mi considero responsabile di quel fallimento. Naturalmente posso invocare moltissime attenuanti: siamo in tantissimi a condividere questa responsabilità e certamente la mia è molto minore di quella di altri che, essendo stati dirigenti per molti più anni e con incarichi molto più importanti del mio, potevano capire cosa stava succedendo e cosa si poteva fare per non arrivare a questo punto. A mia parziale discolpa posso dire che quello che ho fatto io l'ho fatto per salvare l'Unità, anche se questo comportava sostenere piani di risanamento quanto meno fantasiosi e iniziative che invece hanno avuto un risultato ben diverso da quello che ci attendavamo, e di cui abbiamo convinto compagne e compagni, che hanno avuto fiducia in noi.
In nome di questa responsabilità faccio una proposta. Noi che abbiamo una qualche colpa, piccola o grande, e che siamo ancora vivi, siamo tantissimi, perché quel partito in cui abbiamo militato ha avuto una lunga storia e un gruppo dirigente vasto e ramificato. Ora non militiamo più nello stesso partito, quelli che fanno ancora politica hanno preso strade diverse, spesso contrapposte, in tanti abbiamo smesso. Capita sovente che ci guardiamo con ostilità, perché ci conosciamo bene. Se facessimo uno sforzo, anche minimo, e ciascuno di noi mettesse una piccola somma in un fondo, potremmo forse ricomprare l'Unità. Io ci starei. A un patto però, che noi nuovi proprietari consegnassimo questa testata alla storia. Non deve più nascere un giornale chiamato l'Unità, è un'esperienza finita, ma di cui noi dobbiamo preservare la memoria, affinché un giornale con questo nome non rinasca in altre forme, magari come un foglio scandalistico - come è successo a l'Avanti! - o perché non diventi l'organo di un qualche gruppo di destra. Compriamo tutti insieme il giornale e consegniamolo a un notaio con l'impegno a non farlo più nascere. Magari chiediamo che venga fatta una legge "salva Unità", che vieti l'impiego di quel nome per far un giornale. Per l'eternità.
E' uno sforzo economico? Magari per qualcuno di noi lo sarebbe anche, ma credo che sarebbe il modo per ripagare quello che il partito ha fatto per noi, quello che ci ha insegnato, quello che ci ha fatto diventare. Far parte di una comunità quando si ricordano i momenti belli è semplice, bisogna farlo anche quando ci sono dei problemi. Poi torneremo a votare in maniera diversa, torneremo a litigare, torneremo a guardarci con astio e a non parlarci. Appunto perché ci conosciamo bene. Ma almeno avremo onorato la memoria di un paio di generazioni di donne e di uomini del Partito Comunista Italiano, che hanno fatto la storia di questo paese, quella migliore. E di cui noi siamo stati così indegni eredi.