martedì 25 maggio 2021

Storie (XXX). "Dal barbiere Sweeney Todd" (4/4)...

Un grande musical ha successo grazie a grandi interpreti, e Stephen Sondheim e Harold Prince sono troppo smaliziati per non saperlo. La faccia di Sweeney Todd non può più essere quella di Tod Slaughter. Il barbiere di Fleet Street non è più soltanto un sadico e avido omicida. Adesso è diventato, a suo modo, un eroe. Sweeney è uno di noi e noi vogliamo identificarci con lui.

Stephen Sondheim e Harold Prince non fanno alcuna fatica a trovare il “loro” Sweeney. Il protagonista maschile di A Little Night Music, Len Cariou è perfetto, ha una bella voce profonda, è bravo a recitare - è un apprezzato interprete di Shakespeare, spesso presente al Festival di Stratford - ha quarant’anni, ma sembra anche più maturo, ha la presenza fisica per fare Sweeney Todd. Puoi aver paura di lui, se lo incontri di notte in un vicolo scuro. E poi c’è in lui qualcosa di misterioso: non per caso, qualche anno dopo, sarà Michael Haggerty, un agente dell’MI6 di origini irlandesi, che compare alcune volte a Cabot Cove per aiutare in casi particolarmente complicati la sua amica Jessica Fletcher. Ma è anche un uomo che sa amare, fino alla fine.

Semmai è più difficile trovare una Mrs Lovett “perfetta”. Anzi Stephen e Harold sanno benissimo che vorrebbero Angela Lansbury, che lei sarebbe l’interprete ideale di questo personaggio, ma hanno il dubbio che non voglia accettare. Angela ha solo quattro anni più di Len, ma è già una stella, ha ottenuto una nomination agli Oscar, ha vinto due Golden Globe e due Tony, ha sostituito Ethel Merman nel ruolo di Madame Rose e per tutti è zia Mame. Ed è stata la protagonista di Anyone Can Whistle, il grande fiasco di Sondheim - questa volta senza la regia di Prince - che è rimasto in cartellone per solo nove repliche. Il rischio che non voglia accettare un ruolo da coprotagonista in uno spettacolo così particolare è molto forte. Però Stephen vuole Angela, perché il brano con cui il personaggio si presenta, The Worst Pies in London, è difficile da cantare, ha continui cambi di ritmo e tonalità: serve una grande interprete e lui sa che Angela può farlo incredibilmente bene. E soprattutto Mrs Lovett è al tempo stesso il personaggio comico dello spettacolo e la “cattiva”. Per convincere l’attrice ad accettare comunque la parte aggiunge A Little Priest, il lungo e splendido duetto che chiude il primo atto, e le spiega che Mrs Lovett deve avere il carattere di un personaggio da music hall. Angela è cresciuta nel music hall inglese e soprattutto, da artista intelligente e ricca di esperienza, capisce che si tratta di una cosa assolutamente nuova, di un lavoro che sarà nella storia del teatro. E poi ormai, anche a partire dal manifesto, Mrs Lovett assume un ruolo da protagonista: adesso è anche il “suo” spettacolo. Angela accetta, Sondheim e Prince, fidandosi di lei e di Len, li lasciano liberi di sviluppare i loro personaggi. Così Angela crea Mrs Lovett, alternando aspetti buffi e un incredibile cinismo, il desiderio di una vita “normale”, di una famiglia borghese, di essere moglie e madre e una crudeltà assoluta, che non viene giustificata, come quella di Sweeney, da un proposito di vendetta: è Mrs Lovett, nonostante quell’aria svagata, il vero demone della storia.

Oltre a Cariou e Lansbury, Harold riesce a scritturare un ottimo cast: la folle mendicante è Merle Louise, che è stata un’acclamata Thelma nella prima edizione di Gipsy e Susan in quella di Company. Edmund Lyndeck, che ha interpretato John Witherspoon in 1776 è il giudice Turpin. Il tenore Joaquin Romaguera è Pirelli, l’inserviente di origini irlandesi di Barker, che si finge italiano e che riconosce il suo vecchio padrone. E per questo sarà la prima vittima di Sweeney Todd. E il primo ripieno dei pasticci di Mrs Lovett.

L’opera è un successo. Vince otto Tony, miglior musical, miglior regia, miglior libretto, miglior musica, migliori scene, migliori costumi, e migliori protagonisti, maschile e femminile. Sbanca anche ai Drama Desk Award, che oltre a premiare Sondheim, Prince, Wheeler, Cariou e Lansbury, riconoscono anche il valore di due non protagonisti, Merle Louise e Ken Jennings, che ha il ruolo di Tobias. E rimane in cartellone all’Uris Theater per 576 repliche, fino al 29 giugno 1980.

Nel frattempo il musical arriva anche a Londra: debutta il 2 luglio 1980 allo storico Drury Lane di Covent Garden, distante appena mezzo miglio dal 186 di Fleet Street. Gli interpreti sono due colonne del teatro musicale del West End, Denis Quilley e Sheila Hancock. Forse il nome di Denis Quilley non vi dice nulla, ma ricordate certamente Gino Foscarelli, il ciarliero rappresentante delle automobili Ford di origini italiane che divide il suo scompartimento con un impassibile John Gielgud nel più celebre e sanguinoso viaggio dell’Orient Express. Mentre Sheila Hancock, oltre a una lunga carriera nei musical, è un’apprezzata interprete shakesperiana, la prima donna a dirigere una tournée della Royal Shakespeare Company e la prima donna a dirigere uno spettacolo teatrale al National Theatre.

Questo spettacolo entusiasma un ventiduenne californiano che sta studiando a Londra: in genere non ama i musical, ma per quello spettacolo va a teatro tre sere di fila. Gli sembra un “film muto con la musica”. E quando ventisette anni dopo ha la possibilità di girare quel film, Sweeney Todd e Mrs Lovett non possono che essere Johnny Depp e Helena Bonham Carter. Francamente non credo che Depp sia il migliore dei Sweeney possibili, ma Helena è davvero la Mrs Lovett più demoniaca: quando uccide gli scarafaggi che invadono la sua cucina, capisci immediatamente chi vuole davvero eliminare. E anche la più conturbante.

E credo sia doveroso ricordare alcune delle tante altre facce di Sweeney Todd. E di Mrs Lovett. Almeno le mie preferite.

George Hearn, che insieme ad Angela Lansbury ha fatto il tour americano agli inizi degli anni Ottanta ed è stato protagonista di alcune importanti rappresentazioni in forma di concerto, è uno tra i migliori interpreti del barbiere di Fleet Street: il suo Sweeney non ti spaventa, sembra un uomo tranquillo, ma quando decide di uccidere si accende in lui qualcosa di davvero terribile. Nessuno come George ci ricorda quanto Sweeney sia uno come noi. E George, dopo Sweeney, sarà Albin, la vedette de La Cage aux Folles nella prima edizione di questo fortunato musical di Harvey Fierstein e Jerry Herman, in cui canta I Am What I Am, diventato un inno della comunità omosessuale, e ancora Max von Mayerling in Sunset Boulevard con Glenn Close. Poi c’è l’attore inglese Alun Armstrong, che nella prima edizione de Les Miserablés è stato un bravissimo Thérnadier. E il baritono gallese Bryn Terfel, mirabile interprete mozartiano e wagneriano, oltre che dei classici italiani: una faccia che davvero preferiresti evitare in un vicolo scuro di Londra.

Ovviamente è difficile essere Mrs Lovett dopo Angela Lansbury. Christine Baranski, Beth Fowler, Imelda Staunton sono state degne interpreti del ruolo, anche se probabilmente Patti LuPone è la migliore, perché la “sua” Mrs Lovett è diversa dal modello creato da Lansbury, forse meno divertente, ma certamente molto intensa nel rapporto con Sweeney e Tobias, una donna che sa amare intensamente, almeno quanto è pronta a uccidere. E grandissima è anche Emma Thompson che in due rappresentazioni in forma di concerto è stata la degna complice di Bryn Terfel.

Chi è il Demone di Fleet Street? Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Ci sono naturalmente Mrs Lovett e Sweeney Todd. Ma anche Rupert Murdoch e Mrs Thatcher. E poi il giudice Turpin e i proprietari delle banche. I giornalisti che mentono ai lettori e Adolfo Pirelli. E tutti noi, quando andiamo a comprare i pasticci di carne di Mrs Lovett, magari approfittando di qualche offerta speciale, vogliamo davvero sapere cosa c’è dentro?

Sarebbe bello se anche noi, come fanno Sweeney Todd e Mrs Lovett, osservando il mondo che scorre davanti alla sudicia vetrina della locanda, potessimo scegliere il nostro prossimo pranzo. Forse Thomas Hobbes non è mai stato in Fleet Street, ma anche lui sarebbe stato d’accordo con il barbiere: who gets eaten, and who gets to eat! E oggi di cosa abbiamo voglia? Un prete o un poeta? Un violinista o un avvocato? Il menu è ricco: possiamo cambiare pietanza ogni giorno. E tutti se la sono meritata. In fondo, come dice saggiamente Mrs Lovett, sarebbe proprio uno spreco far andare a male tutto questo ben di dio. A loro modo, sono anche democratici il barbiere e la locandiera: We’ll serve anyone. Meaning anyone! And to anyone! Parafrasando un altro che probabilmente ha frequentato Fleet Street: da ciascuno secondo i propri bisogni, a ciascuno secondo le proprie capacità.

Nessuno si salva in Rigoletto. Nessuno si salva in Traviata. E nessuno si salva in questa opera di Stephen Sondheim. Perché non possiamo salvarci. Anthony e Johanna - che vivono la loro intensa storia d’amore con una delle più belle canzoni di Sondheim - sembra riescano a fuggire, ma non possiamo dire che “vivranno per sempre felici e contenti”. E quando devono fuggire dal manicomio dove il giudice ha fatto imprigionare la giovane, è proprio lei, e non Anthony, a uccidere il corrotto direttore Jonas Fogg. Perché lei è la figlia di Sweeney Todd. E in quella scena i pazzi finalmente liberi cantano una lugubre profezia sulla fine del mondo. Perché Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street è in fondo un’opera sulla pazzia. Gli unici che alla fine sembrano capire cosa stia davvero succedendo sono i due folli, Lucy e Tobias, anzi sono diventati pazzi proprio perché hanno capito prima degli altri qual è il nostro destino: diventare l’ingrediente di un pasticcio di Mrs Lovett. Perché pochissimi sono quelli come Benjamin Barker che possono diventare Sweeney Todd.

qui trovate la prima, la seconda e la terza puntata

martedì 18 maggio 2021

Storie (XXIX). "Dal barbiere Sweeney Todd" (3/4)...

Quel giovedì sera, il 1 marzo 1979, c’è una grande attesa per il nuovo musical scritto da Stephen Sondheim che debutta all’Uris Theatre. Dal 1983 questo grande teatro al 222 West della 51esima Strada a Midtown Manhattan è intitolato a George e Ira Gershwin, ma alla fine degli anni Settanta porta ancora il nome dei fratelli Uris, che un decennio prima hanno acquistato l’edificio dove sorgeva lo storico Capitol Theatre, lo hanno demolito e, scommettendo sulla ripresa dell’area intorno a Times Square, allora in declino e dominata dalle attività legate alla prostituzione, hanno costruito in stile modernista questo grattacielo di quarantotto piani, che in quelli inferiori ospita un teatro che, con i suoi 1.933 posti a sedere, è il più grande di Broadway. Ha un arco di boccascena regolabile fino a venti metri e un palco largo quasi trenta, ideale per grandi produzioni. Al regista Harold Prince serve quell’enorme spazio, perché ha chiesto allo scenografo Eugene Lee di costruire una grande fabbrica, incombente sui personaggi, di realizzare una scena d’acciaio che sia anche una sorta di prigione, ed Eugene ha utilizzato molti pezzi di una fonderia in disuso che ha trovato nel Rhode Island.

Alla fine dello spettacolo il pubblico applaude con convinzione, anche se si tratta di un musical molto diverso da quelli normalmente in scena a Broadway: praticamente muoiono tutti, come in un’opera italiana. Harold Clurman è il decano dei critici teatrali di New York: ha cominciato a scrivere per The New Republic nel 1948. Finito lo spettacolo vede in sala Schuyler Chapin, che è stato negli anni precedenti direttore generale del Metropolitan (e che sarà in quelli successivi l’“assessore alla cultura” del sindaco Giuliani). “Perché diavolo non l’hai messo in scena al Met?”, “Se avessi potuto l’avrei fatto, ci sarebbero state urla e strepiti, ma non me ne sarebbe fregato nulla. Questa è un’opera. Questa è l’opera americana moderna”. Hanno ragione: se amate Rigoletto, non potete non amare Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street.

Immagino che né Clurman né Chapin nove anni prima siano andati al cinema a vedere Bloodthirsty Butchers - in italiano lo hanno distribuito con il titolo Macellai - un horror girato con un budget ridotto all’osso - come tutti i suoi film - da Andy Milligan. Andy scrive, dirige, realizza le scenografie e i costumi - alla fine degli anni Cinquanta, visto che i suoi spettacoli off-off-Broadway non gli permettono di mangiare, lavora come sarto in una celebre boutique di New York. Vive in un villino vittoriano a Staten Island, che è il set di tutti i suoi film, a cui partecipano attori che ha conosciuto nelle sue esperienze teatrali negli scantinati del Village. Molti dei suoi film sono soft-porn, che hanno la pretesa di affrontare temi come la sessualità repressa, l’ipocrisia delle convenzioni sociali, l’omosessualità. Poi Andy passa al genere horror e una storia come quella di Sweeney Todd non può non affascinarlo: così nel 1970, quando ha quarantun’anni decide di girare quel film. I suoi amici John Miranda, Jane Helay e Berwick Kaler interpretano rispettivamente Sweeney Todd, Mrs Lovett e Tobias Ragg. Il film, come tutti quelli di Milligan, non è certo memorabile. E il povero Andy, morto nel 1991 per colpa dell’Aids, non ha avuto la fortuna di trovare un poeta che ne cantasse le gesta, come è successo a Ed Wood. Ma è il segno che quel barbiere nato più di un secolo prima riesce ancora a popolare gli incubi dei suoi ignari clienti.

È il 10 dicembre 1959. A Buckingham Palace c’è una regina poco più che trentenne e Londra è pronta per diventare il centro di una rivoluzione che sconvolgerà il mondo: stanno per cominciare i Swinging Sixties. Quel giovedì sera allo Shakespeare Memorial Theatre di Stratford-upon-Avon la compagnia del Royal Ballet mette in scena per la prima volta Sweeney Todd.

L’autore della musica è Malcolm Arnold. È un uomo difficile, spesso sgradevole, incline all’alcol, ma non ha ancora quarant’anni e ha già composto cinque sinfonie, tre balletti, la colonna sonora de Il ponte sul fiume Kwai di David Lean - per cui ha vinto un Oscar - e molto altro: è un compositore eclettico, brillante, che mette insieme Ravel, Berlioz e il jazz. Ad Arnold i generi stanno stretti, e infatti il 24 settembre 1969 dirigerà la Royal Philarmonic Orchestra e i Deep Purple nel Concerto for Group and Orchestra, composto da Jon Lord.

Per questo balletto John Cranko cura la coreografia, mentre Alix Stone disegna scene e costumi, in un elegante stile vittoriano, come una casa di bambole. Sweeney è il grande Donald Britton. Naturalmente non ci sono registrazioni di questo balletto, ma possiamo ascoltarne la musica grazie a una suite da concerto realizzata una ventina d’anni dopo. La musica di Arnold non ci trasmette, se non nelle prime battute, un particolare senso di angoscia e di paura, sembra prevalere la gioia di un lieto fine e probabilmente, ascoltando la suite, senza conoscerne il titolo, non saremmo portati ad associarla al terribile barbiere di Fleet Street. Ma immagino non sia casuale la scelta di questo soggetto, apparentemente dimenticato in quella Inghilterra così lontana dalle cupe atmosfere dell’epoca georgiana e che si prepara a una ventata di ottimismo senza precedenti: ricordatevi di Sweeney Todd, sembra dire Malcolm ai suoi contemporanei immemori, perché il barbiere è sempre lì, con in mano il suo affilatissimo rasoio d’argento.

A metà degli anni Settanta, Christopher Bond, figlio di attori, nato e cresciuto in tournée attraverso le piccole città della Gran Bretagna, ha solo trent’anni ed è il resident dramatist del Victoria Theatre a Newcastle-under-Lyme: ha provato a recitare, ma preferisce scrivere. Mentre a Staten Island Andy gira il suo film, nel 1970, a soli venticinque anni, compone un dramma su Sweeney Todd. Quel personaggio lo affascina, ma a Christopher non basta quello che ha raccontato Dibdin Pitt: “Sweeney ha bisogno di un trapianto di cuore, non di un lifting”.

Christopher decide di raccontare cosa è successo prima. Il vero nome di Sweeney Todd è Benjamin Barker: è un uomo felice, che fa il barbiere in Fleet Street, è sposato con Lucy ed è appena nata la loro bambina, Johanna. Ma questa serenità è destinata a finire: il giudice Turpin ha una passione malata per Lucy ed è disposto a tutto pur di soddisfarla. È un uomo di potere, una sua parola e Benjamin, pur essendo innocente, viene condannato e inviato in una colonia penale in Australia, poi corteggia senza tregua Lucy, che però resiste, e così la violenta. La donna sparisce, qualcuno pensa sia morta o forse è impazzita, e Johanna viene adottata dal giudice. La ragazza è bella come la madre e il giudice vuole sposarla. Ma Benjamin, quindici anni dopo, riesce a fuggire e torna a Londra, si fa chiamare Sweeney Todd e nessuno lo riconosce. È arrivato in città insieme a un giovane marinaio, Anthony, che dimostra per quell’uomo misterioso un misto di timore e ammirazione. Anthony vedrà Johanna e la contrastata d’amore tra i due giovani è la sottotrama della storia, che porterà al suo drammatico epilogo.

Solo la padrona della casa e della bottega di Fleet Street sa chi sia davvero Sweeney Todd che riprende il suo lavoro da barbiere, e naturalmente capisce anche perché sia tornato. Mrs Lovett sa tutta la verità, ma ne racconta solo una parte, vuole che Benjamin si prenda la sua vendetta, è disposta a aiutarlo, ma desidera quell’uomo per sé. Tra i due nasce una strana complicità, perché la donna lo aiuterà a sbarazzarsi degli uomini che il barbiere uccide nella sua bottega, servendone le carni nei suoi pasticci. La vendetta di Benjamin alla fine si compie: riesce a tagliare la gola al giudice Turpin, un attimo dopo che anche l’uomo l’ha riconosciuto. Ma uccide anche una mendicante, che si aggira come una pazza per Fleet Street: Mrs Lovett sa che è Lucy, ma non l’ha detto a Benjamin. Il barbiere, quando scopre di aver ucciso la sua adorata moglie, non può che eliminare anche la sua complice. Ormai tutto è finito. C’è un ragazzo, Tobias Ragg, che considera Mrs Lovett come una madre. Tobias, quando intuisce cosa succede tra la bottega del barbiere e la cucina della locanda, impazzisce, ma alla fine riesce a uccidere Sweeney, che non si difende e offre il collo al suo carnefice. Solo Anthony e Johanna riescono a sfuggire a questo tragico destino di morte.

Quel dramma che Christopher Bond decide di intitolare Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street - ormai delle perle tutti si sono dimenticati - ha un buon successo.

Nel 1973 la Swinging London è già un ricordo: è cominciato il sanguinoso conflitto in Irlanda del nord, sono già evidenti i segni della crisi del settore minerario, i Beatles si sono sciolti. In quell’anno Stephen Sondheim trascorre qualche settimana a Londra e al Theatre Royal Stratford East, nel quartiere londinese di Newham, assiste allo spettacolo di Christopher Bond. A Little Night Music è stato il suo successo a Broadway di quell’anno; ha quarantatré anni, ha già vinto quattro Tony, due per Company, uno per Follies e uno appunto per il suo ultimo musical. Ha in ballo diversi progetti. Leonard Bernstein, per cui ha scritto le parole delle canzoni di West Side Story nel 1957, ha chiesto a lui, a John Latouche e Hugh Wheeler di rivedere completamente il libretto di Candide. Sta componendo le musiche per The Frogs, un musical che il suo amico Burt Shevelove ha tratto da Le Rane di Aristofane. E poi sta studiando il teatro giapponese per scrivere un’opera sull’occidentalizzazione del paese del Sol levante: un progetto ambizioso. Però Sweeney gli rimane nella testa.

C’è anche una qualche ironia. Ha scritto lui i versi di Gee, Officer Krupke, in cui i componenti dei Jets prendono in giro il sergente Krupke, sbattendogli in faccia tutti i luoghi comuni sulle giustificazioni che le “anime belle” trovano per i comportamenti di quei ragazzi: “We ain’t no delinquents / We’re misunderstood”. E adesso è lui che vuole mettere in scena la giustificazione di questo pluriomicida: Sweeney non è cattivo, lo disegnano così.

Stephen parla di questo progetto a Harold Prince. È stato uno dei produttori di West Side Story, si sono conosciuti per quello spettacolo e il loro sodalizio artistico è stato molto fruttuoso. Fino a quel momento Harold è stato il produttore e il regista di quasi tutti gli spettacoli di Sondheim. Ma non è convinto che si possa fare un musical su Sweeney Todd. E Stephen naturalmente ascolta il suo parere. Poi Harold ci ripensa: la storia del barbiere di Fleet Street può diventare la metafora di un uomo stritolato dalla Rivoluzione industriale, il musical si deve svolgere in una fabbrica. Stephen non ha la stessa idea, per lui quella di Sweeney è una storia di vendetta, ma proprio perché è universale può essere ambientata in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo. Stephen chiede a Hugh Wheeler di scrivere il libretto e comincia a comporre le canzoni, vuole scrivere tutto, parole e musica, e vuole scrivere un musical che sia soprattutto cantato. Stephen vuole scrivere la storia di un’ossessione. Quando suona e canta le canzoni dello spettacolo alla sua amica Judy Prince, la moglie di Harold, lei gli dice: “Non c’entra nulla con il Grand Guignol. Tutti penseranno che è la storia della propria vita”. Stephen vuole scrivere un’opera.

qui trovate la prima e la seconda puntata