martedì 19 ottobre 2021

Verba volant (804): rana...

Rana
, sost. f.

Mary e Susan, quando sentono che Burt Shevelove sta cercando studenti della Yale Drama School per mettere in scena una versione musicale delle Rane, decidono immediatamente di presentarsi al provino. Sono entrambe al quarto anno. Mary per pagarsi l'università fa la cameriera e la dattilografa, partecipa a decine di spettacoli, lavora tanto che soffre di ulcera, ha pensato persino di smettere di recitare e di iscriversi a legge. Anche Susan sta passando anni difficili, non riesce a ottenere parti da protagonista nei drammi messi in scena dalla scuola e alcuni dei suoi insegnanti la considerano senza talento. 
Quella però è un'occasione che nessuna di loro due vuole perdere: Shevelove dieci anni prima ha vinto il Tony per A Funny Thing Happened on the Way to the Forum, è un regista affermato, il suo revival di No, No, Nanette è rimasto in cartellone per due anni a Broadway, e quell'idea di mettere in scena Aristofane nella grande piscina di Yale è davvero fantastica. 
Mary e Susan vengono entrambe scritturate: saranno due delle rane del coro.

Quando al liceo abbiamo tradotto, spesso maldestramente, alcuni passi di Sofocle o quando andiamo a teatro a vedere una tragedia di Euripide o una commedia di Aristofane, dimentichiamo sempre che stiamo leggendo o assistendo alla rappresentazione di quello che noi moderni definiamo un libretto. Come se andassimo a teatro a vedere il Rigoletto di Piave o Jesus Christ Superstar di Rice, Kiss Me, Kate di Samuel e Bella Spewack o la Turandot di Illica e Giacosa, il Barbiere di Siviglia di Sterbini o Porgy and Bess di DuBose Heyward e Ira Gershwin. Certamente potremmo assistere a drammi avvincenti e a trame divertenti, potremmo incontrare personaggi da amare e da odiare, potremmo ridere o piangere, ma non sarebbero mai le opere e i musical che amiamo, perché ci disperiamo per la morte di Violetta e ridiamo per i travestimenti di Reno Sweeney perché quelle due giovani donne cantano, cantano tutto il tempo. E anche Edipo e Strepsiade, Lisistrata ed Elettra cantavano, e il coro ballava, ma ovviamente non sapremo mai come erano quegli spettacoli che, sotto la protezione di Apollo e Dioniso, non per caso entrambi dei musicisti, si svolgevano nella Broadway dell'Acropoli.

A dire la verità a Burt l'idea di un adattamento delle Rane è venuta già nel 1941 - otto anni prima che Mary e Susan nascessero - quando lui, da poco laureatosi a Yale, era un giovane professore in quel corso di laurea. E i suoi colleghi più anziani hanno storto il naso per quella messa in scena della commedia di Aristofane nella piscina dell'università, con la partecipazione degli studenti del corso di teatro e i ragazzi e le ragazze della squadra di nuoto: qualcuno di loro ha pensato che quello spettacolo non fosse adatto per Yale, meglio lasciare le evoluzioni in piscina a quelli come Mark Sennett e Billy Rose, agli impresari del varietà, a quelli che fanno vedere le gambe delle ballerine. Adesso però Burt vuole fare qualcosa di più: vuole che ci sia la musica, vuole che Dioniso canti. E vuole che la musica sia quella di Stephen Sondheim. 
Hanno già lavorato insieme: Stephen ha scritto la musica e i testi delle canzoni di A Funny Thing Happened on the Way to the Forum. Anzi è stato proprio con quel musical che il paroliere di West Side Story e Gipsy ha fatto il suo esordio come compositore: un esordio non troppo fortunato, nonostante il successo del musical. I critici non sono stati particolarmente colpiti dalla musica, mentre hanno lodato i testi delle canzoni. Ma sono passati ormai dieci anni e Sondheim è diventato uno dei re di Broadway. Ha già vinto tre Tony per le musiche di Company, Follies e A Little Night Music. E quel progetto su Aristofane lo coinvolge molto, anche se in quel periodo è impegnato a riscrivere, su richiesta di Leonard Bernstein, i testi delle canzoni di Candide
Shevelove coinvolge nel progetto di The Frogs anche alcuni insegnanti. All'inglese Jeremy Geidt, che insegna recitazione ed è tra i fondatori della compagnia teatrale dell'università, viene dato il ruolo di Shakespeare, mentre Carmen de Lavallade deve preparare le coreografie. La ballerina creola, dopo una fortunata carriera sia nei teatri di Broadway che al Metropolitan, è dal 1970 una delle insegnanti di Yale. 
Robert Brustein, preside della Yale Drama School, è entusiasta del progetto. Nel 1941 era a Londra e non ha visto le Rane nella piscina, ma pensa che sia il momento di tentare di nuovo quell'esperimento, e questa volta tornando a dare la musica ad Aristofane. Brustein investe nel progetto 30mila dollari del bilancio della facoltà, mentre riesce a ottenerne altri 5mila dalla Connecticut Commission on the Arts. Il preside decide che i biglietti per i 1.600 posti a sedere dell'arena saranno venduti a cinque dollari e, calcolando che ci saranno otto rappresentazioni, si potrebbero anche guadagnare un po' di soldi per la scuola, ovviamente facendo ogni sera il tutto esaurito.

Aristofane non si deve preoccupare di riempire i 15mila posti del teatro di Dioniso: ogni sua commedia - come quelle dei suoi colleghi - è un sold out, anche perché ogni spettatore riceve due oboli per andare a teatro, come indennizzo della giornata di lavoro perduta. Però deve preoccuparsi che le sue commedie piacciano al pubblico. E Aristofane conosce tutti i trucchi per arrivare alla pancia dei suoi spettatori: infarcisce i suoi testi di allusioni sessuali e parolacce, non rinuncia neppure ai peti se questi servono a strappare una risata al pubblico. E poi è un maestro nel prendere in giro i potenti, anche partendo dai loro difetti fisici. Ma naturalmente Aristofane non è solo questo questo. 
Il commediografo ateniese mette in scena Le Rane nel 405 a.C., uno dei momenti più difficili per la sua città. La trentennale guerra del Peloponneso sta per finire e chiaramente Atene è destinata a soccombere. Certo la sua flotta sembra ancora potente e l'anno prima ha ottenuto un'importante vittoria presso le isole Arginuse. Ma una tempesta ha reso impossibile recuperare gli equipaggi delle navi affondate, circa cinquemila soldati, e quindi i comandanti quando sono tornati in città, nonostante la vittoria, sono stati processati e condannati a morte. Atene rende così vana la vittoria militare e dimostra che non è più capace di vincere, perché le divisioni all'interno della città sono sempre più evidenti e laceranti. Non c'è più uno spirito comune, le istituzioni della democrazia sono ormai screditate: è chiaro che il sogno pericleo è un gigante con i piedi d'argilla, perché la grandezza di Atene poggia unicamente su un duro imperialismo contro le città dell'Egeo. La democrazia ateniese - compresi i compensi per permettere ai cittadini di assistere agli spettacoli dei grandi tragici e comici - è possibile solo perché la città ha un comportamento tirannico verso le città a cui impone tributi ormai insostenibili. 
E nel 406 sono morti anche Sofocle ed Euripide. Aristofane dice ai suoi concittadini: ormai tutto è finito, perché è finito il teatro. Se è così, l'unica salvezza per Atene sta nel viaggio di Dioniso agli Inferi per riportare ad Atene uno dei suoi grandi poeti: "Statemi dunque a sentire: io sono sceso quaggiù a cercare un poeta. Per farne che, direte voi? Perché la nostra città possa salvarsi e mantenere il suo teatro." Le Rane, nonostante le trivialità - non manca nulla del repertorio, peti compresi - è uno dei testi che racconta con più forza l'importanza politica del teatro: la polis - dice con estrema chiarezza il vecchio Aristofane - non si salva senza teatro, senza cultura. Sembra di sentire quello che scrive, secoli dopo, un altro grande uomo di teatro, Giuseppe Verdi, in una lettera del dicembre 1872: "Ah il Governo è stato ben colpevole! Abbandonare le Arti in Italia, è come oscurare il Sole!" Un messaggio che abbiamo evidentemente dimenticato, visto lo stato miserabile in cui versano il teatro e la società di questo paese.

Anche questa volta Burt Shevelove vuole che gli atleti della squadra di nuoto di Yale partecipino alla commedia: saranno loro le rane che incontra Dioniso mentre traversa l'Acheronte sulla vecchia barca di Caronte. Per le altre parti si affida alle ragazze e ai ragazzi della Yale Drama School. Per il ruolo di Dioniso decide di coinvolgere un attore che conosce bene, perché ha interpretato il ruolo di Hysterium nel revival del 1972 di A Funny Thing Happened on the Way to the ForumLarry Blyden ha vinto il Tony per quella sua interpretazione ed è un volto popolare a teatro e soprattutto in televisione: in quegli anni è il presentatore di What's My Line?, uno dei quiz più seguiti degli Stati Uniti. Larry ha qualche dubbio sulla possibilità di interpretare Dioniso. "Sto invecchiando. Sono ebreo. Sono a dieta": non gli sembrano caratteristiche per un dio. Ma Burt lo convince: sarà divertente recitare a bordo della piscina di Yale. E tornare a cantare. 
Oltre a Larry, Burt Shevelove mette insieme un cast di ottantacinque persone tra attori, ballerini e nuotatori. Le prove procedono non senza difficoltà: Larry-Dioniso deve cantare uno dei suoi pezzi stando su una barca che "solca" la piscina, mentre intorno a lui ventiquattro "rane" nuotano sott'acqua al ritmo di un valzer dissonante, in una coreografia preparata da Carmen. Mettere insieme nuotatori e attori si rivela più complesso del previsto: prima di tutto bisogna spegnere le caldaie, perché i secondi sono vestiti e per loro la temperatura della piscina è decisamente troppo alta. E poi c'è il problema del fumo. Nella piscina ovviamente non si può fumare, ma per gli attori quel divieto è troppo faticoso da accettare: tra una pausa e l'altra delle prove devono poter accendersi una sigaretta. E quindi il divieto viene momentaneamente sospeso dalla autorità accademiche di Yale. Sondheim ha problemi a dirigere le prove di canto: l'acustica della piscina proprio non funziona, "come mettere in scena uno spettacolo in un orinatoio maschile". In qualche modo però le prove vanno avanti. 

Per come ce la racconta Aristofane, Dioniso va nell'Ade con l'idea di riportare sulla terra Euripide, l'autore che gli piace di più, l'autore del momento. Ma quando arriva laggiù questi sta disputando con Eschilo su quale sia il miglior tragediografo e Dioniso viene, suo malgrado, chiamato a essere il giudice di questa contesa. Si tratta di una parte della commedia, oltre che molto divertente, assai utile a capire come venivano considerati i due autori. 
Quando Euripide sostiene che il suo merito è aver dato la parola nei suoi drammi a tutti, anche alle donne e agli schiavi, il vecchio Eschilo gli risponde che per questo avrebbe meritato piuttosto la morte. Ma come - ribatte Euripide - io ho agito da democratico. E qui interviene Dioniso, che, nonostante la sua parzialità, gli dice: lascia stare la democrazia, non è roba per te. Aristofane - che invece è decisamente dalla parte di Eschilo - sembra dirci: attenzione, cari spettatori, non fate l'errore di questo autore, una cosa è la democrazia e un'altra l'uguaglianza, perché la democrazia funziona solo se ci sono gruppi, le donne e gli schiavi, che hanno meno diritti dei maschi liberi, se ci sono alcuni che sono meno uguali degli altri. Poi Aristofane, per denunciare quanto Euripide sia pericoloso per la loro città, cita una delle sue tragedie più controverse, Fedra. Euripide dice che egli ha raccontato la storia di Fedra in maniera veritiera, Eschilo gli risponde: "Ma un poeta deve nascondere il male, non metterlo in mostra." Aristofane sa benissimo che Euripide ha raccontato una storia vera, una storia in cui gli dei non hanno alcun ruolo, in cui le donne e gli uomini - e solo loro - devono rispondere di quello che hanno fatto o non fatto. Ma allo stesso tempo dice che un poeta ha il dovere di celare questa verità, che spaventa gli uomini. Lo scontro tra Aristofane ed Euripide è tutto qui: il primo vuole educare gli uomini con l'esempio, mentre il secondo lo fa con la verità. Una questione su cui noi moderni continuiamo a interrogarci, tanto più che oggi sono tante le opere in cui gli eroi sono i "cattivi".

La contesa è la parte in cui Shevelove "tradisce" maggiormente Aristofane. Il progetto di Dioniso è quello di riportare sulla terra George Bernard Shaw, ma quando arriva nell'Ade si sta svolgendo un banchetto a cui partecipano tutti i drammaturghi e nasce una contesa tra lo stesso Shaw e William Shakespeare, che non mancano di lanciare giudizi trancianti su alcuni loro colleghi. Brecht? Un piantagrane. Wilde? Cattivo, anche se simpatico. 
Dioniso si pone come arbitro e chiede a ciascuno dei due di affrontare le questioni più importanti per gli uomini, utilizzando solo le parole dei propri scritti. I due drammaturghi rispondono su ogni tema colpo su colpo, ma poi Dioniso li incalza su un ultimo argomento: la morte. Shaw risponde con un passaggio emozionante della sua Santa Giovanna e sembra abbia ottenuto la vittoria. Shakespeare parla della morte come la vede un vecchio, ma Dioniso gli chiede di parlarne dal punto di vista di un giovane. E allora il Bardo canta Fear No More, dal Cimbelino, perché "golden lads and girls all must,
as chimney-sweepers, come to dust". Molto colpito, Dioniso lo proclama vincitore, nonostante le proteste di Shaw e dei suoi accoliti. Siamo alla fine, Dioniso invita Shakespeare a parlare e il drammaturgo chiede che venga scritta una nuova opera teatrale per ispirare l'umanità. A questo punto, con tutta la compagnia schierata dietro di lui, il dio si rivolge al pubblico: svegliatevi, siete voi che dovete agire per risolvere i problemi che affliggono i nostri tempi.

Le Rane sono uno dei grandi successi di Aristofane. La commedia ottiene il primo premio alle Lenee del 405 e, cosa assolutamente inconsueta, viene replicata l'anno successivo, qualche settimana prima della resa definitiva di Atene. 
The Frogs non ottiene invece il successo sperato. Nonostante la bravura degli interpreti, il pubblico non apprezza quello che sembra ai più un gioco intellettuale, il passatempo per un grecista jazz. Ai critici il musical è piaciuto, in particolare le canzoni di Sondheim, ma l'incasso dei biglietti è bastato appena a coprire le spese. Successivamente ci sono state alcune produzioni - una anche nella piscina di Coventry - ma nessuna ha ottenuto particolare successo. 
Tra gli artisti a cui quel musical piace c'è Nathan Lane, una lunga carriera a Broadway - ma anche al cinema e in televisione - lo splendido Max Bialystock in The Producers, ma anche un ottimo Pseudolus in un'edizione di A Funny Thing Happened on the Way to the Forum. Lane è convinto che The Frogs sia perfetto per raccontare la crisi dell'America dopo l'11 settembre, riscrive il libretto, chiede alcune nuove canzoni a Sondheim e finalmente The Frogs: A New Broadway Musical debutta a Broadway il 22 luglio 2004 con lo stesso Lane nella parte di Dioniso e Roger Bart come Xantia. Cosa può salvare l'America? Il teatro. E non la guerra in Afghanistan voluta da George W. Bush. Vent'anni dopo sappiamo chi aveva ragione, ma ovviamente a nessuno viene in mente di investire sul teatro.

Non mi sono dimenticato di Mary e Susan, che per nostra fortuna, nonostante le difficoltà degli anni di Yale, non hanno smesso di recitare. Anzi quella storica edizione di The Frogs del 1974 rischia di essere ricordata quasi soltanto perché nel coro c'erano loro due. Meryl Streep e Sigourney Weaver, compagne di corso a Yale, hanno lavorato insieme solo quella volta. Ma nel 2017 hanno festeggiato insieme, quando la loro insegnante di danza ai tempi di Yale, Carmen de Lavallade, ha ricevuto il Kennedy Center Honor.

A differenza di Aristofane, che nella prima scena non risparmia le sue battute di spirito contro i suoi colleghi commediografi, Shevelove immagina che prima di cominciare la commedia i due attori che interpreteranno Dioniso e Xantia si rivolgano direttamente al pubblico. Il brano, a cui partecipa anche il coro, si intitola Invocation and Instructions to the Audience. Una canzone divertente, una sorta di carta dei doveri di noi spettatori, che le attrici e gli attori dovrebbero cantarci prima di ogni spettacolo: non tossite, non dite "cosa?" se non capite una battuta - magari perché siete arrabbiati e non avete l'attenzione di seguire la storia - non ridete se qualcuno sul palco si sbaglia, e applaudite. Spegnete i cellullari - questo ovviamente Shevelove non poteva saperlo, ma Lane lo sa bene - non dite "oh" quando vedete un attore che conoscete, non arrivate tardi, specialmente se avete il posto in mezzo alla fila e se proprio dovete mangiare una caramella, scartatela prima che cominci lo spettacolo. Ma soprattutto abbiate rispetto di chi ha scritto l'opera e di chi la sta mettendo in scena. Shevelove spiega al suo pubblico una cosa che probabilmente Aristofane non ha bisogno di dire al suo, che certamente era rumoroso, scomposto e partecipava a quegli spettacoli più come oggi noi assistiamo a un evento sportivo, ma aveva chiaro un punto: il teatro siamo anche noi. È una cosa che non dovremmo mai dimenticare. E poi "when everything's up-ended, we can all depart".

E le rane cosa c'entrano? Non molto a dire il vero. Compaiono in una sola scena, appunto quella del passaggio dell'Acheronte e i critici si chiedono da secoli come mai proprio loro diano il titolo a questa commedia. Credo che Shevelove abbia capito questa cosa meglio di tanti grecisti, proprio perché, come Aristofane, è un uomo di teatro: per questo ha voluto rappresentare la commedia in una piscina, una cosa che probabilmente sarebbe piaciuta moltissimo all'autore e che avrebbe fatto anche lui, se ne avesse avuto la possibilità e i soldi. Perché quella è la scena più coinvolgente della commedia, grazie ai costumi, alla musica, al balletto, al canto gracidante e senza senso delle rane. È, semplicemente, la magia del musical: βρεκεκεκὲξ κοὰξ κοὰξ.

Forget your troubles
Wallow with us
Squat and take a mud bath!

giovedì 30 settembre 2021

Verba volant (803): dinamite...

Dinamite
, sost. f.

Domenica 15 settembre 1963: alle 10.22 una violenta esplosione scuote il cielo di Birmingham. A dire il vero gli abitanti di quella città dell'Alabama non ci fanno troppo caso: dal 4 di quello stesso mese ci sono già stati tre attentati dinamitardi e da tempo la loro città è conosciuta in tutta l'America come "Bombingham", visto l'alto numero di attacchi contro le case dei neri a opera di esponenti del Ku Klux Klan. Ma quella mattina quindici candelotti di dinamite piazzati sotto i gradini dell'ala est della Chiesa battista della 16esima Strada provocano la morte di quattro bambine afroamericane che insieme a molti altri loro coetanei si stavano preparando per la funzione delle undici: Addie Mae Collins, Carole Rosamond Robertson e Cynthia Dionne Wesley hanno quattordici anni, mentre Carol Denise McNair ne ha soltanto undici.
La Chiesa battista della 16esima Strada è un bersaglio perché quella è la chiesa in cui predicano e operano Ralph David Abernathy, Fred Shuttlesworth e Martin Luther King jr., è da lì che quegli uomini dirigono le proteste in quella che è una delle città più razziste di tutti gli Stati Uniti. A Birmingham nessun afroamericano è nella polizia o nei vigili del fuoco, ai cittadini di colore viene impedito di registrarsi per il voto, gli attentati contro i neri sono continui, perché gli uomini del Ku Klux Klan hanno a disposizione la dinamite che viene usata per estrarre il ferro nelle miniere che rappresentano la ricchezza della città, e dove i neri fanno i lavori più duri e pericolosi. Le proteste nella comunità nera sono sempre più frequenti e di conseguenza gli arresti: anche il reverendo King viene arrestato e il 16 aprile scrive una lettera aperta proprio dal carcere della città. La Lettera dalla prigione di Birmingham è uno dei suoi testi più conosciuti. Ma in quell'anno sono le ragazze e i ragazzi neri i veri protagonisti della protesta: il 2 maggio più di mille studenti lasciano le loro scuole segregate e si riuniscono proprio alla Chiesa battista della 16esima Strada, da lì marciano verso il centro della città, decisi a incontrare il sindaco. Quel giorno vengono effettuati seicento arresti, ma le manifestazioni continuano fino al 5. La polizia non sa più dove mettere gli arrestati e l'amministrazione comunale è costretta a cedere: a partire dal 4 settembre tre scuole della città saranno aperte anche agli studenti neri. La fine del sistema delle scuole segregate scatena la reazione violenta dei bianchi, che culmina appunto nell'attentato del 15 settembre.

Quel giorno a Birmingham sono morte quattro donne, quattro giovanissime donne. Alcuni mesi dopo Nina Simone scrive una canzone che decide di intitolare proprio Four Women. Sarebbe stato semplice raccontare la storia di quelle quattro bambine, il cui sacrificio aveva comunque accelerato l'approvazione del Civil Right Act. Ma questo a Nina non basta, decide di raccontare altre quattro donne, quattro donne afroamericane. C'è "zia" Sarah, la cui schiena è piegata alla fatica, la donna costretta a fare i lavori più pesanti e umili, che è così forte da riuscire a supportare tutti i dolori subiti da lei e dalle donne come lei, c'è Saffronia, sospesa tra due mondi con la sua pelle chiara, perché suo padre è un bianco, un uomo ricco e potente, che ha abusato di sua madre, c'è Sweet Thing, bella con i capelli lisci sempre a posto, che vende il proprio corpo e conosce bene gli orrori della vita, e infine c'è Peaches, la ribelle, la donna che non riesce più ad accettare quella loro condizione di donne nere e che urla il suo nome, che diventa, alla fine del brano, una sorta di grido di guerra, perché Nina vuol essere Peaches, non vuole più arrendersi.
Prevedibilmente le radio dei bianchi non fanno passare quella canzone, troppo violenta e provocatoria: quella ragazza della Carolina ha una splendida voce, perché non continua a cantare gli standard jazz? Perché si è messa in testa di scrivere le sue canzoni? Vuol fare politica? Non dalle nostre frequenze. Ma neppure le radio delle comunità nere accettano di trasmetterla: cosa è venuto in mente a Nina? Perché non canta della voglia di riscatto? Perché continua ad alimentare quegli stereotipi, la puttana nera, la serva nera, la mulatta? Non lo farà certo dalle nostre frequenze. 
Non sentire il suo brano nelle radio, vedere i suoi dischi distrutti addolora Nina, che però va avanti: sa che quella è la canzone che doveva scrivere. L'attentato di Birmingham, la morte di quelle quattro ragazzine ha scosso profondamente Nina che ha capito che la musica che ha interpretato fino a quel momento non bastava più: deve usare la sua voce per protestare, per cambiare quello stato di cose. 
E scrive questa canzone proprio perché non ne può più di come le donne nere vengono raccontate. Four Women è un atto d'accusa contro le immagini troppo semplificate con cui le donne nere sono descritte nella cultura popolare americana, nel cinema, nelle canzoni, in televisione. La rabbia di Nina vuole combattere una cultura che presentando le donne nere come stereotipi finisce per renderle invisibili: sono donne senza nome e, se sono così,  anche la tragedia della loro morte rischia di passare sotto silenzio. Le quattro giovani donne uccise dal Ku Klux Klan a Birmingham non sono stereotipi, e per questo dobbiamo continuare a ricordare il dramma della loro morte. Nina con questa canzone dice all'America - e lo dice ancora a noi - che ogni persona vale come essere umano: le quattro giovani donne la cui vita è stata spezzata dall'attentato di Birmingham, come le quattro donne di cui parla nella canzone, di cui ricorda ossessivamente i nomi.
Ma Four Women è anche di più - ed è per questo che viene "censurata" dalle radio dei neri - è soprattutto una canzone femminista, perché zia Sarah non è solo "schiava" dei suoi padroni, ma anche di un marito, di un padre, di un fratello, che sono neri come lei - e che magari lottano per i diritti dei neri, dei maschi neri, dimenticando quelli delle donne. Perché Saffronia, con quella pelle definita sprezzantemente "gialla", è emarginata prima di tutto dalla comunità nera. Perché sono neri i clienti di Sweet Thing, sono neri quelli che vogliono possedere quella "cosa" che deve avere i capelli come le donne dei bianchi. E Peaches urla la sua rabbia anche contro di loro, soprattutto contro di loro, contro la loro ipocrisia, contro la loro arroganza, contro la loro violenza.
Per questo dobbiamo continuare ad ascoltare questa canzone, dobbiamo pensare a quelle quattro donne, alla loro storia, dobbiamo continuare a cantare i loro nomi.