sabato 12 settembre 2020

Verba volant (787): cattiva...


Cattiva
, sost. f.

La crisi del '29 ha messo sul lastrico i Romero, una ricca famiglia di New York di origini cubane, che ha mantenuto forti legami con l'isola caraibica - la madre, Maria, si dice sia una figlia naturale dell'eroe nazionale Josè Martì - grazie all'attività di commercio dello zucchero. Per fortuna uno dei figli, Cesar, nato nel 1907 nella città americana, è affascinante, ha un'aria spavalda ed elegante, e sa ballare molto bene; e così riesce a mantenere la famiglia, anche dopo il crollo di Wall Street. Cesar fa qualche parte a Broadway, ma ben presto è attratto da Hollywood e qui troverà la sua fortuna. Negli anni Trenta e Quaranta, quando serve un gangster italiano o un principe indiano, un latin lover dall'aria scanzonata o un cow-boy dai tratti decisi, un affascinante truffatore o un seducente ballerino, Cesar Romero - sempre con i suoi baffi perfettamente curati - risponde alla chiamata: in questi anni interpreta decine di film e lavora con tutti i grandi. E, pur rimanendo uno scapolo incallito, viene fotografato nei locali più eleganti di New York e di Los Angeles con le più belle attrici di Hollywood, da Joan Crawford a Ginger Rogers, da Barbara Stanwyck ad Ann Sheridan. Poi, quando il cinema sembra aver meno bisogno di lui, e dei suoi baffetti, arriva la televisione: è lo zio donnaiolo di Zorro, nella serie degli anni Cinquanta che abbiamo amato per il povero sergente Garcia, interpretato dal bravo Henry Calvin. E comunque quando serve un playboy un po' in disarmo, Cesar c'è.

Burgess Meredith, nato anche lui nel 1907, a Cleveland, a differenza di Romero, non è uno dei belli di Hollywood; anche se ha sposato la splendida Paulette Goddard. Ma per almeno sessant'anni Burgess, membro a vita dell'Actor's Studio, uno dei pochissimi su invito, è stato un grande protagonista del teatro e del cinema americani. A Broadway ha interpretato moltissimi personaggi, dai classici shakespeariani a Beckett, passando per Eugene O'Neill, che porta anche a Londra. A teatro è anche un apprezzato regista: nel 1974 la sua regia di Ulysses in Nighttown, un adattamento di un episodio dell'Ulisse di Joyce, con Zero Mostel e Fionnula Flanagan, ottiene una nomination ai Tony. E sempre negli anni Settanta ottiene le due nomination agli Oscar come attore non protagonista della sua lunga carriera a Hollywood: per il ruolo di Harry Greener, un vecchio attore del vaudeville caduto in disgrazia in Il giorno della locusta, di John Schlesinger, e per quello di Mickey Goldmill, l'allenatore di Rocky. Anche se la sua interpretazione più importante rimane quella del personaggio di George nella versione cinematografica di Uomini e topi di John Steinbeck, diretta nel 1939 da Lewis Milestone. Uno dei pochi film in cui è il protagonista. Come nel suo, molto significativo, esordio cinematografico. Nell'autunno del 1935 Burgess è il protagonista a Broadway di Winterset, una delle opere più importanti del noto drammaturgo americano Maxwell Anderson. Burgess Meredith interpreta Mio Romagna che cerca di provare l'innocenza di suo padre, condannato a morte per una rapina e un omicidio che non ha commesso, una storia in cui sono ben chiari i riferimenti alla vicenda di Bartolomeo Vanzetti e di Nicola Sacco, uccisi dalla giustizia americana solo otto anni prima. Nel 1936 il dramma diventa un film, diretto da Alfred Santell, conosciuto in Italia con il titolo Sotto i ponti di New York: Burgess e gran parte degli altri attori che hanno portato in scena quello spettacolo sono chiamati a interpretare anche il film: un fatto abbastanza inusuale, ma siamo ancora nella Pre-Code Hollywood. E questo esordio sarà una delle ragioni per cui Burgess finirà nel mirino della Commissione per le attività antiamericane, con un inevitabile riflesso sulla sua carriera: negli anni Cinquanta e Sessanta potrà interpretare meno film, proprio a causa di queste accuse. Avrà comunque la sua rivincita: Burgess nel 1977 vince uno dei molti Emmy della sua carriera interpretando l'avvocato Joseph Nye Welch in un film per la televisione dedicato alla storia del senatore McCarthy. Welch è stato uno degli uomini che si è battuto in aula con più coraggio e determinazione contro McCarthy, contribuendo alla sua sconfitta.

Nonostante tutte queste storie, per noi ragazzini degli anni Settanta, cresciuti prima dei film di Tim Burton, Joel Schumacher e Christopher Nolan, Cesar Romero e Burgess Meredith saranno sempre Joker e il Pinguino nella serie televisiva degli anni Sessanta, arrivata in Italia all'inizio degli anni Ottanta nelle prime televisioni commerciali. 
So che i film sono filologicamente molto più aderenti all'originale rispetto a quella serie con il suo stile decisamente camp, così esagerato e teatrale, ostentatamente kitsch, con gli spari sottolineati dalla scritta BAM! e i pugni da quella ZONK!. So che Batman è un eroe tormentato rispetto ad Adam West che in ogni puntata spiega l'importanza di bere latte e mangiare verdure e che non sale mai in auto senza prima allacciarsi le cinture di sicurezza. E in quei mesi Adam West-Batman promuove in televisione l'appello del presidente Lyndon B. Johnson affinché gli americani acquistino i buoni di risparmio per sostenere la guerra in Vietnam. Eppure per me e per quelli della mia generazione Batman è quello lì, e soprattutto quelli sono i "cattivi", con buona pace dei Joker di Jack Nicholson, Heath Ledger e Joaquin Phoenix.
Special guest villain annunciano i titoli di testa: ed effettivamente in quei telefilm dalle trame per molti aspetti improbabili e sempre uguali, la cosa migliore sono i "cattivi", interpretati da alcuni grandissimi del cinema e del teatro americani. Con sedici apparizioni a testa Cesar Romero e Burgess Meredith fanno la parte del leone. E Cesar neppure per interpretare Joker ha accettato di tagliarsi i baffi, che sono coperti dal cerone bianco, ma comunque visibili. 
Ma devono essere citati altri grandi. Il Cappellaio Matto è David Wayne, due Tony e una grande carriera cinematografica e televisiva, e per noi il padre di Ellery Queen nella bellissima serie degli anni Settanta. Testa d'Uovo è Vincent Price, attore dalla dizione perfetta e carismatico interprete dei film horror che hanno fatto la fortuna del genere. Il Menestrello è Van Johnson, con Gene Kelly il protagonista di Brigadoon. Nella seconda serie l'Enigmista è John Astin, che certo ricordate come Gomez Addams in un'altra celeberrima serie televisiva, ma che è anche nel cast della famosa edizione del 1956 di The Threepenny Opera con Lotte Lenya, Edward Asner, Bea Arthur e Jerry Orbach. E poi c'è Mister Freeze, che è interpretato da George Sanders nella prima stagione, e da Otto Preminger e da Eli Wallach nella seconda. L'inglese Sanders è l'amante di Rebecca nel film di Hitchcock, ma anche la voce della tigre Shere Khan nel Libro della giungla della Disney, il velenoso critico teatrale in Eva contro Eva - ruolo per cui vincerà l'Oscar - e il raffinato pianista omosessuale di Lettera al Kremlino e il marito di Ingrid Bergman in Viaggio in Italia di Rossellini. Preminger è l'autore di Seduzione mortale, La magnifica preda, Carmen Jones e di molti altri film. Wallach è il "brutto" e uno dei volti degli spaghetti western. Anche Clint Eastwood è stato in predicato per entrare nel cast: per lui era pronto il ruolo di Due Facce, ma siccome il personaggio era considerato troppo cruento e non poteva essere facilmente caricaturizzato non se n'è fatto nulla. 
E poi c'è un quartetto di "cattive" che non posso non citare: Anne Baxter e Shelley Winters, che hanno vinto un'Oscar, e Joan Collins e Carolyn Jones, che abbiamo amato come Morticia Addams. Come vedete, con i "cattivi" di Batman posso raccontare vecchie storie di Hollywood ancora per un po'. 

A questo punto devo rassicurare i miei "colleghi" maschi. Non mi sono dimenticato di lei. Perché noi guardavamo Batman soprattutto per spiare le forme di Catwoman, fasciata da quella seducente tuta di pelle che oggi è conservata - giustamente - nelle sale dello Smithsonian a Washington. Peraltro quel costume è stato modificato proprio da Julie Newmar: ha voluto spostare la cintura dalla vita ai fianchi, in modo da enfatizzare la sua figura, rendendola ancora più sexy. 
Julie è nata a Los Angeles il 16 agosto 1933 e ha dimostrato fin da bambina un talento per la danza. A quindici anni è nella compagnia della Los Angeles Opera, ma con quelle gambe e quel sorriso così seducente il suo destino è naturalmente a Hollywood. Nella prima metà degli anni Cinquanta partecipa come ballerina - senza che il suo nome appaia nei titoli - a molti film musicali, compreso un classico come The Bandwagon di Vincente Minnelli. In Gli amori di Cleopatra è la ragazza completamente rivestita d'oro nella corte della regina d'Egitto. Finalmente nel 1954 è - anche se il nome nei titoli è ancora Julie Newmeyer - Dorcas Gaylen, una delle Sette spose per sette fratelli, quella che sposa il secondogenito Benjamin. E così Julie - ormai Newmar - può debuttare anche a Broadway. In The Marriage-Go-Round della commediografa Leslie Stevens, Julie è Katrin, la figlia di un professore universitario svedese che viene ospitata da una coppia di colleghi della New York University, Paul e Content, interpretati da due grandi come Charles Boyer e Claudette Colbert. La vita dei due professori è sconvolta dall'arrivo della giovane donna che si dimostra molto più disinibita delle sue coetanee americane, tanto da chiedere loro di poter fare un figlio con Paul, in modo che il bambino sia intelligente come lui e bello come lei. E visto che lei è Julie questa proposta - che naturalmente alla fine non sarà accettata - riesce a innescare tutta una serie di reazioni. Julie dimostra una grande capacità in questo spettacolo e ottiene un Tony. E così quando nel 1961 viene tratto un film - in Italia arrivato con il titolo Carosello matrimoniale - a Julie viene affidata ancora una volta la parte di Katrin, a fianco di James Mason e Susan Hayward.
La carriera di Julie prosegue tra Broadway - è Lola in una ripresa di Damn Yankees! e Irma in una di Irma La Douce - e Hollywood, dove recita in film non memorabili. Poi arriva Batman. Julie è Catwoman nella prima e nella seconda stagione, in cui le sue apparizioni, proprio per la crescente popolarità dell'attrice, diventano più frequenti rispetto alla prima. A causa degli impegni dell'attrice, nel film tratto dalla serie Catwoman è Lee Meriwether, mentre nella terza e ultima stagione - quando ormai la popolarità della serie è in netto declino - è l'attrice e cantante nera Eartha Kitt. E così, anche se Michelle Pfeiffer, Halle Berry e Anne Hathaway saranno splendide nel ruolo, Julie rimane Catwoman per un'intera generazione.
Nel 1995 esce una bella commedia che racconta il viaggio di tre drag-queen attraverso l'America. Hanno con loro una foto autografata proprio da Julie Newmar che hanno trovato in un bar. E il titolo del film è proprio questa dedica: To Wong Foo, Thanks for Everything! Julie Newmar. Perché Julie, nonostante una carriera probabilmente meno fortunata di quella che si poteva aspettare e che avrebbe meritato, è un mito. Anche per il suo impegno continuo a sostegno dei diritti della comunità LGBT.
E quindi, nel mio piccolo, anche io voglio dirle, thanks for everything, Julie Newmar!

mercoledì 9 settembre 2020

Verba volant (786): folletto...

Folletto, sost. m.

Quando lo hanno chiamato dalla Warner per proporgli quel film, Fred ha finto di credere alle bugie che gli hanno raccontato: sapeva di non essere la loro prima scelta. Lo avevano già chiesto a Dick Van Dyke. Ma poi sono mancati i soldi, il progetto è stato rimandato di alcuni mesi e così Dick ha preso altri impegni. Fred invece non ha altri impegni: ha settant'anni e sono lontani i tempi in cui era uno dei re di Hollywood, uno dei pochissimi che si poteva permettere di non essere sotto contratto con uno dei grandi studios.
Il suo ultimo film musicale è uscito undici anni prima, nel 1957: Silk Stockings - che in Italia conosciamo con il titolo La bella di Mosca - è una sorta di remake in musica di Ninotchka. Per Fred è stata l'occasione per ballare ancora una volta con la splendida Cyd Charisse e di cantare le canzoni di Cole Porter: Silk Stockings è stato infatti l'ultimo spettacolo che l'autore di Night and day ha scritto per Broadway. Anzi proprio per il film tratto dal musical il vecchio Cole ha composto per il suo amico Fred una nuova canzone: The Ritz Rock and Roll. Fred appare in scena indossando il frac e il cappello a cilindro - proprio come in Puttin' on the Ritz - ma balla sulle note della musica nuova che quel ragazzo di Memphis, con la sua aria sfacciata, sta facendo conoscere a tutta l'America. E quando ha finito di ballare Fred schiaccia il cilindro. La musica è cambiata: per sempre. E comunque Silk Stockings è stato un fiasco, al botteghino non ha incassato neppure i soldi che è costato.
E adesso gli chiedono di fare il protagonista di un film tratto da un musical che è andato in scena a Broadway vent'anni prima. Fred lo ha visto a teatro. Le canzoni sono molto belle e la storia è divertente: comunque è un'azzardo, il gusto del pubblico in vent'anni è molto cambiato. Gli hanno detto che la protagonista sarà Petula Clark, che è nata negli anni in cui lui ballava con Ginger. Con Downtown ha avuto un incredibile successo: quella è la musica nuova. Fred è preoccupato di dover cantare con lei. E poi non conosce il regista, praticamente un esordiente. Francis Ford Coppola ha appena trent'anni, ha fatto qualche corto con Roger Corman e You're a Big Boy Now: un film bizzarro, ma che è arrivato a vincere un Oscar grazie all'interpretazione di Geraldine Page. Questo Coppola, con quella barba e quei capelli lunghi, deve essere un hippy. Nonostante tutto questo ha accettato quella proposta: vuol far vedere di cosa è ancora capace il vecchio Fred Astaire e poi Finian's Rainbow è un musical dei suoi tempi, quando a Broadway c'erano ancora tutti i grandi.

Il 10 gennaio 1947 debutta al 46th Street Theater il musical Finian's Rainbow, con il libretto di Edgar Yipsel Harburg e Fred Saidy e le canzoni scritte dallo stesso Harburg per i testi e da Burton Lane per le musiche. Quella sala - che esiste ancora e si chiama Richard Rodgers Theatre - è stata la prima a presentare la disposizione dei posti "democratica" dell'architetto Irwin Chanin: tutti gli spettatori entravano in teatro attraverso le stesse porte, mentre in tutti gli altri di Broadway quelli che sedevano nei posti più economici e nel mezzanino usavano ingressi separati da quelli dei "signori" della platea. Per Yip Harburg quello è il teatro perfetto in cui far debuttare quel suo spettacolo in odor di socialismo.
Yip è nato l'8 aprile 1896 nel Lower East Side. Alle superiori conosce un ragazzo che, come lui, è figlio di ebrei emigrati dalla Russia, è bravo a scrivere e ama i musical. Yip e Ira Gershwin rimarranno amici per tutta la vita. È proprio Ira che lo convince a scrivere testi delle canzoni e Yip si rivela particolarmente dotato. Come i Gershwin, come Berlin, come tutti gli altri di questa "diaspora" di musicisti ebrei di New York, vola a Hollywood e qui ha l'occasione della vita: nel 1939 compone Over the Rainbow e tutti i testi delle canzoni di Il Mago di Oz. E anche se questo suo sforzo non è accreditato, coordina il lavoro della squadra degli sceneggiatori, scrive o riscrive intere scene, perché quello è uno dei primi film in cui le canzoni sono pienamente integrate e sono tutt'uno con i dialoghi.
Ateo, socialista, difensore dei diritti civili, Yip è convinto che con il musical si possa raccontare tutto, anche quello che l'America non vuol sentirsi dire. E così, alla fine della seconda guerra mondiale, nel momento in cui gli Stati Uniti, dopo aver sconfitto il mostro fascista, si sentono investiti del ruolo di guida del mondo "libero", nascondendo tutte le contraddizioni di una società in cui la segregazione razziale è ancora fortissima e in cui le ingiustizie sociali sono sempre più nette, scrive Finian's Rainbow, apparentemente una favola, in cui si intrecciano due storie d'amore, quella principale, inizialmente tormentata e poi a lieto fine, tra Sharon e Woody - che culmina nella dolcissima Old Devil Moon - e quella secondaria in cui un "vero" folletto irlandese, un leprecauno, accetta di diventare uomo per amore di Susan the Silent, una ragazza muta che si esprime solo danzando.
Ma Yip non si limita a scrivere una favola. Sharon è la figlia di Finian, un vecchio irlandese che decide di lasciare il suo paese - ricordato con nostalgia dalla ragazza nella celebre How Are Things in Glocca Morra - alla ricerca della felicità nella Rainbow Valley. Crede di aver trovato quel posto favoloso in America, nel Missitucky, perché lì c'è Fort Knox, dove i ricchi americani riescono a "moltiplicare" il loro oro. E anche Finian ha un piccolo gruzzolo che spera di far crescere in quel lontano paese. Quello che Sharon non sa è che il padre ha rubato quell'oro a un giovane leprecauno di nome Og, che si è messo in viaggio alla ricerca di Finian: se non riesce a recuperare la sua magica pentola è destinato a diventare un mortale. Ma in quella terra Finian, Sharon e Og trovano una comunità di agricoltori che coltivano tabacco, guidata da Woody, una comunità in cui bianchi e neri lavorano insieme, senza alcuna tensione, ma che soffre per la prepotenza dello sceriffo e delle autorità e per lo sfruttamento dei padroni delle terre. E contro quei coltivatori c'è anche il vecchio senatore bianco del Missitucky, bigotto e razzista, a cui nel corso della storia succederà di diventare nero, di provare, letteralmente sulla propria pelle, il razzismo della polizia e dei "benpensanti". E tutti, in una girandola di equivoci e di magie, cominciano a cercare quell'oro, convinti che possa risolvere ogni loro problema. Ma alla fine, quando scoprono che quell'oro non c'è più, capiscono che quella non è la cosa davvero importante, perché, come dice la canzone che chiude lo spettacolo If This Isn't Love. Sharon e Woody si sposano, Og accetta di diventare un mortale perché è l'unico modo per vivere insieme alla sua amata Susan, che comincia a parlare, e anche il senatore Rawkins, tornato bianco, diventa se non proprio socialista, almeno un po' più progressista e non trova più scandaloso che bianchi e neri vivano insieme. Forse il vecchio Finian ha davvero trovato un posto magico, ma lui deve continuare a cercare il suo arcobaleno, perché alla fine forse non c'è una pentola d'oro, ma c'è certamente un bellissimo mondo nuovo.
Al suo pubblico Yip racconta che in fondo il tanto decantato american dream non è che una fantasia irrealistica, irraggiungibile per la maggioranza, ottenuta solo da qualcuno con mezzi tutt'altro che leciti. Finian's Rainbow è apparentemente una favola ricca di magia e di romanticismo, ma è soprattutto un'atto d'accusa contro l'ipocrisia dell'America ricca e bianca e un manifesto di ideali socialisti. E, forse al di là delle speranze dello stesso Yip, quel musical è un successo, che rimane in cartellone per settecentoventicinque repliche. Merito soprattutto delle canzoni di Harburg e di Lane.
Per inciso anche il compositore Burton Lane - pure lui nato a New York da una famiglia di origine ebraica - ha un qualche legame con Il Mago di Oz. Nel 1935 a Hollywood sta facendo dei provini. Si presentano due sorelle, Virginia e Mary Jane Gumm: bravine, ma nulla di più. Con loro c'è la sorella più piccola - ha solo tredici anni - Frances, che canta una canzone, così per gioco. Burton capisce subito che quella ragazzina ha una voce incredibile. Il giorno dopo accompagna Frances alla MGM e suona il piano mentre lei canta per Jack Robbins, il capo del dipartimento musicale dello studio, e poi per Louis B. Mayer e infine per tutti i registi che ci sono in giro per i teatri di posa. Quel provino, iniziato alle nove del mattino, finirà solo alle sette e mezza di sera: quel giorno, grazie all'intuizione di Burton Lane, "nasce" Judy Garland.

Ma l'America degli anni Cinquanta non vuole sentirsi raccontare, anche se attraverso tante belle canzoni, quelle scomode verità. Yip Harburg già nel 1950 viene inserito nella "lista nera". Non è comunista, ma il suo coinvolgimento con l'Hollywood Democratic Committee, il suo rifiuto di identificare comunisti tra i suoi colleghi di Broadway e soprattutto le sue canzoni, sono per i suoi accusatori prove sufficienti: per dodici anni, fino al 1962, gli viene impedito di lavorare per il cinema, la televisione e la radio. E anche Broadway sbarra le porte a uno dei suoi più geniali talenti.
Anche per la protagonista femminile, Ella Logan, una brava attrice e un'ottima cantante nata a Glascow, Finian's Rainbow è la fine della carriera a Broadway: l'Fbi sospetta che sia un "corriere" dell'Unione Sovietica e non potrà mai più lavorare.
Il musical è invece il trampolino di lancio per il giovane attore del Michigan che interpreta Og, il folletto: David Wayne ottiene infatti il primo dei due Tony della sua ricca carriera teatrale. Forse il nome non vi dice nulla, ma il suo viso lo conoscete senz'altro, perché questo attore ha interpretato decine di film, anche se quasi mai da protagonista, è uno dei grandi caratteristi di Hollywood, presente in veri cult, da La costola di Adamo a Prima pagina, passando per Come sposare un milionario. Ed è un protagonista della televisione: se Ellery Queen per noi sarà sempre e solo l'allampanato e distratto Jim Hutton, è altrettanto vero che Wayne è perfetto nei panni del burbero ispettore Queen.

Nonostante il successo, Finian's Rainbow diventa di fatto "irrappresentabile". Solo nel 1955 un teatro di Broadway ne oserà una ripresa, con scarso successo. E cinque anni dopo Herbert Ross, all'inizio della sua carriera, è il regista e il coreografo di una nuova edizione che rimane in scena per poche repliche.
Nel 1954 il regista e disegnatore John Hubley progetta di realizzare un film d'animazione basato sulla storia del musical. Hubley da giovane ha lavorato per la Disney e ha collaborato ai grandi film di quello studio, da Biancaneve e i sette nani a Fantasia, poi ha fondato la propria compagnia e ha inventato il personaggio di Mr Magoo. Per realizzare questo film John riunisce un gruppo di animatori di grande talento, a partire da Art Babbit, artisti che hanno partecipato allo sciopero degli animatori contro la Disney, e chiama, oltre a Ella Logan e David Wayne, artisti come Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Oscar Peterson e Louis Armostrong per la colonna sonora. Quando esce la notizia di questo progetto, Hubley viene inserito nella "lista nera" e i finanziamenti per il film vengono frettolosamente ritirati. Rimangono schizzi dallo storyboard, pezzi di sceneggiatura, studi dei personaggi e diverse registrazioni di canzoni.
I diritti passano per diverse mani prima di arrivare alla Warner che nel 1967 decide finalmente di realizzare il film. Scrittura il vecchio Fred Astaire, che rimane, nonostante gli anni passati, un nome di richiamo al botteghino, e due idoli del rock del Regno Unito, come Petula Clarke e Tommy Steele. Petula confesserà in seguito di aver avuto paura di dover fare qualche numero di danza insieme a un mito come Astaire. Le premesse sembrano buone, ma Finian's Rainbow non è il successo su cui la Warner sperava. Le riprese sono complicate dal fatto che Coppola vorrebbe darne una versione realistica e quindi chiede che il film venga girato tutti in esterni, mentre Astaire non concepisce di cantare e danzare fuori da un teatro di posa. Sinceramente non è il film di Coppola e non sarà certo ricordato per questo. Ma il problema del film è che arriva ormai troppo tardi. Il cinema ormai viaggia su altre strade. Nel 1968 escono 2001: Odissea nello spazio, Rosemary's Baby, C'era una volta il West, Hollywood Party. In quello stesso anno esce un altro film musicale, The Producers, scritto e diretto da Mel Brooks, lontanissimo per struttura e musica da Finian's Rainbow. Non c'è davvero più spazio per la favola di Yip, che è figlia di un'altra epoca.
Ma soprattutto nell'anno in cui vengono uccisi Martin Luther King e Robert Kennedy quel messaggio non riesce più ad arrivare. Non è che il razzismo in America non esista più: l'omicidio di Memphis di un leader come il reverendo King racconta che c'è ancora tanto da fare, ma i giovani neri che vogliono cambiare la società pensano che ormai sia tempo di combattere con altre armi. E poi nell'America impantanata nel Vietnam dove può trovare il vecchio Finian l'inizio dell'arcobaleno?

Come canta Maude, una delle donne di quella comunità di agricoltori, la vita è ingiusta perché ci sono gli sfruttati e gli sfruttatori, quelli che sono costretti a piegarsi per necessità e quelli che se ne approfittano.
My feet want to dance in the sun
My head wants to rest in the shade
The Lord says go out and have fun
But the landlord says, "Your rent ain't paid"
E, nonostante la poesia di Yip Harburg e l'eleganza di Fred Astaire, non c'è magia che possa cambiare questo stato di cose.