lunedì 13 agosto 2018

Verba volant (560): bambola...

Bambola, sost. f.

Alla fine dell'Ottocento l'etimologista senese Ottorino Pianigiani definiva così la parola bambola:
Un fantoccino vestito ordinariamente da donna, che serve di trastullo alle bambine e ai bambini.
Per inciso quel vecchio conservatore sabaudo era molto più moderno di tanti nostri politici, preti e intellettuali che credono che i maschietti che giocano con le bambole diventino omosessuali.
Voglio parlarvi di altre bambole, che invece sono il trastullo non dei bambini, ma dei loro padri. Giorni fa abbiamo letto su Repubblica e La Stampa una dettagliata "marchetta" - quando un giornalista si prostituisce bisogna pur dirlo - in cui si annunciava l'imminente apertura a Torino di una "casa" in cui i clienti avranno a disposizione una decina di "bambole", da utilizzare nel modo che preferiscono.  Il giornalista marchettaro ci ha spiegato che i titolari dell'attività garantiranno al massimo la riservatezza e l'igiene.
Ho letto nei commenti che qualcuno la considera una buona cosa. Le bambole  quando nessuno ci "gioca" vengono chiuse in una stanza e non fanno come le puttane che se stanno in strada a rendere degradate le vie dove abitano i puttanieri e le loro famigliole.
Credo che queste ludoteche del sesso dovrebbero essere vietate e i loro gestori arrestati.
In una società come la nostra, così pericolosamente maschilista e sessista, in cui i corpi delle donne sono considerati merci da vendere e comprare, la diffusione di questi bordelli tecnologici è un ulteriore attacco alle donne e alla loro dignità e un pericolo.
L'articolo, fingendo di fare cronaca, spiega che ci sono bambole di forme diverse, per soddisfare i gusti dei tanti potenziali clienti. C'è anche un uomo - perché i "veri" maschi non disdegnano neppure questo - e una donna incinta. E naturalmente il cliente può servirsi di quelle bambole come vuole, da solo, in coppia, con gli amici - pare sia un'originale idea per l'addio al celibato. Praticamente il porco - pardon, il cliente - può sfogare su queste bambole ogni propria perversione, le può picchiare, violentare, uccidere perfino. Poi può rivestirsi,  ritornare dalla propria bella famiglia, rigorosamente tradizionale, andare a messa e firmare petizioni per "ripulire" il suo quartiere dalle puttane. Ma poi qualcuno di questi "bravi" padri di famiglia rimarrà deluso dal fatto che quelle bambole non piangono, non soffrono, non muoiono, e deciderà di tornare a essere violento "alla vecchia maniera", picchiando e stuprando la propria moglie, la propria figlia, o magari una puttana trovata sotto casa. Costa anche meno.
E poi queste bambole sono già oggetti: quanto è più soddisfacente per il "vero" uomo far diventare un oggetto una donna vera.
In una società in cui avremmo bisogno di insegnare ai maschi come gestire il sesso, come rapportarsi con le donne, non serve avere luoghi in cui fare scatenare i loro peggiori istinti, in cui possano diventare stupratori. Limitandosi a pulire tutto quando hanno finito.

venerdì 10 agosto 2018

Verba volant (559): desiderio...

Desiderio, sost. m.

Questa notte, mentre avrete gli occhi rivolti verso il cielo per cercare di avvistare le Perseidi, e farete il catalogo dei vostri desideri, piccoli e grandi, raggiungibili e irrealizzabili, scegliendo quello da esprimere al passaggio di una stella cadente, pensate per un attimo anche all'etimologia della parola desiderio, che significa letteralmente guardare intensamente le stelle.
Vi auguro - e mi auguro - di guardare questa notte al cielo con lo stesso stupore con cui lo guardavano gli antichi, con la loro timorosa devozione e reverente attrazione. Quelle donne e quegli uomini quando osservavano le stelle rimanevano rapiti da quello spettacolo, riconoscevano in quella trama lucente figure di animali fantastici, vedevano creature immortali e forse anche se stessi e, senza che nessuno dicesse loro che dovevano farlo, esprimevano le loro paure e i loro sogni. E per questo fu naturale chiamare ciò che volevano, ciò che speravano, desiderio, perché quella richiesta era in qualche modo rivolta alle stelle.
Immagino che anche loro abbiano presto scoperto che quasi mai ottenevano quello che chiedevano alle stelle, che le persone che amavano, nonostante quelle preghiere, continuavano ad ammalarsi e a morire. Noi lo sappiamo anche meglio di loro, conosciamo alcune delle leggi fisiche che regolano i movimenti degli astri, abbiamo trasformato queste notti d'estate in una specie di gioco di società, in cui ci ritroviamo e esprimiamo i nostri desideri, per lo più futili.
Io credo che questa notte, mentre guarderemo le stelle cadenti, dovremmo fare uno sforzo in più e pensare a cosa valga davvero la pena chiedere a quelle stelle. Anche se sappiamo che i nostri desideri non saranno esauditi - anzi proprio perché sappiamo che non lo saranno - anche se siamo consapevoli che i nostri sogni non saranno realizzati, fare una cernita tra i nostri desideri è già una cosa importante, perché troppo spesso siamo spinti a fare desideri inutili, a desiderare cose di cui possiamo fare benissimo a meno, a sognare ricchezze superflue. Vi auguro invece di esprimere veri desideri, magari irrealizzabili, ma già il fatto che avete capito che questi sono davvero importanti, sono i vostri veri desideri, sono convinto che vi aiuterà. Perché siamo noi che esaudiamo i nostri desideri.