martedì 18 dicembre 2018

Verba volant (604): assorbente...

Assorbente, sost. m.

Faccio parte di una generazione che ci ha messo un po' di tempo a sapere cosa succede alle donne ogni trenta giorni. Quando ero piccolo, c'erano giornate in cui mia madre non stava bene, ma ovviamente non potevo ricavarne una regola generale e poi c'erano questi pacchetti di colore blu scuro che acquistava quando faceva la spesa e che erano una delle cose che in casa non doveva mancare mai. Sinceramente non ricordo quando ho saputo cosa stava davvero succedendo, ma credo tardi e comunque in maniera confusa. Ci ho messo un po' di tempo - troppo tempo - per saperne abbastanza.
Non so cosa succeda adesso, ma credo che, nonostante la pubblicità affronti il tema certamente in maniera più esplicita rispetto agli anni Settanta, i giovani maschi abbiano per un bel pezzo della loro adolescenza una vaga idea di quella cosa lì. Perché mi pare che anche i maschi adulti non ne abbiano un'idea così precisa. Non è il periodo - come credono in tanti - in cui le nostre mogli, sorelle, colleghe, amiche sono particolarmente nervose: fosse questo basterebbe una camomilla.
Mi pare che gli uomini non si rendano conto di quello che succede, pur riguardando anche una questione di soldi, un tema di cui i maschi, giovani e adulti, amano occuparsi. Grazie a qualche inchiesta che finalmente si può trovare in rete, possiamo vedere che l'Italia è praticamente l'unico paese europeo in cui gli assorbenti e tutti gli altri articoli che possono essere usati durante il ciclo mestruale sono tassati con l'aliquota Iva più alta prevista, ossia il 22%. La Spagna la sta per portare al 4%, il Regno Unito l'ha abbassata al 5% nel 2000 e la Francia al 5,5% nel 2015. In Belgio e in Olanda è al 6%, mentre in Irlanda è stata azzerata. So che l'Europa non va più di moda e neppure io sono un gran sostenitore delle istituzioni comunitarie, ma francamente fare i sovranisti sugli assorbenti mi pare piuttosto stupido.
E poi c'è una questione più generale che riguarda la povertà delle donne. Immagino ricorderete il bel film di Ken Loach Io, Daniel Blake. Sono proprio assorbenti ciò che Katie cerca di rubare dal supermercato, perché sono prodotti che non hanno alla food bank; e da questo furto comincia per lei la discesa che la porterà a prostituirsi. Nei paesi dell'Africa sub-sahariana almeno una ragazza su dieci non va a scuola quando ha il ciclo, perché le loro famiglie non hanno i soldi per comprare gli assorbenti o perché nelle loro scuole non ci sono gabinetti e acqua corrente. Nel mondo ci sono milioni di donne che hanno meno possibilità dei loro coetanei maschi solo perché hanno il ciclo mestruale e quindi non possono studiare e lavorare come loro. Mentre ovviamente potrebbero farlo, anzi potrebbero farlo meglio di loro.
Il tema non è soltanto l'aliquota su questi prodotti in Italia - e pure si tratta di una questione rilevante su cui occorre subito intervenire - o anche quello più drammatico della mancanza di questi prodotti per milioni di donne, ma più in generale sull'invisibilità delle donne. E un segno evidente del fatto che questa società non vede le donne è proprio il fatto che non spiega agli uomini cosa sia il ciclo mestruale. E quello che non si sa non è neppure possibile affrontarlo.
Sembra un paradosso, attorno a noi ci sono continuamente immagini di donne, ma si tratta per lo più di immagini dei loro corpi. E più appaiono i corpi delle donne più loro diventano invisibili. E irrilevanti i loro problemi. Oggi in Italia sarebbe più facile organizzare una mobilitazione per ridurre l'aliquota Iva sugli alimenti per gli animali che sugli assorbenti.
Sembra un paradosso, ma credo ne sapessero di più i nostri antenati nell'antica Grecia, anche se il ciclo mestruale era uno degli elementi del culto dei misteri, era qualcosa di cui non si poteva e non si doveva parlare. Nell'antica Grecia i misteri erano certamente segreti - e infatti noi ne possiamo solo intuire i temi dominanti - ma non erano invisibili. E con loro le donne. Duemilacinquecento anni dopo non vediamo le donne come Katie, non vediamo le ragazze che non vanno a scuola perché hanno il ciclo, non crediamo sia un problema se l'Iva per gli assorbenti è al 22%.

domenica 16 dicembre 2018

Verba volant (603): cometa...

Cometa, sost. f.

Ogni volta che da bambini, quando ci dicevano di disegnare il presepio, abbiamo fatto la lunga coda gialla della stella o abbiamo attaccato sulla capanna la cometa tagliata nel cartone e ricoperta di carta argentata, non sapevamo cosa nascondesse quel nostro gesto innocente.
E' Matteo che racconta della stella apparsa per annunciare la nascita di Gesù; e usa il termine greco ἀστὴρ - astèr - che indica proprio una stella, e non κομήτης - kométes.  Nei primi secoli della cristianità i padri della chiesa pensavano - sulla scorta di Platone - che le stelle potessero avere un'anima e quindi, come diceva Giovanni Crisostomo, che fossero angeli. E un angelo avrebbe potuto prendersi la briga di guidare i magi fino a Betlemme. Non tutti erano d'accordo con questa tesi, ad esempio Origene di Alessandria diceva che le stelle non erano angeli e che quindi quella di Betlemme era stata un fenomeno naturale, per quanto miracoloso. Non era una di quelle questioni per cui gli antichi erano disposti a scannarsi, ma ci volle un concilio, il secondo di Costantinopoli del 553, per risolvere la diatriba: in quella sede infatti si stabilì che le stelle erano cose e quindi non avevamo un'anima. Il problema di cosa fosse quella stella rimaneva - anzi diventava più difficile da risolvere - perché Matteo dice che la stella "precedeva" i magi e che a un certo punto "si fermò". C'era decisamente qualcosa di strano in quella stella.
Se oggi noi disegniamo una coda a quella stella è per colpa di un usuraio. Agli inizi del Trecento Enrico Scrovegni, erede di una ricchissima famiglia di Padova, decise che era il momento che la sua famiglia fosse ricordata non solo per il modo in cui erano diventati così ricchi. Acquistò da un nobile decaduto l'area dell'antica arena romana della città, ci fece costruire un bellissimo palazzo con annessa una cappella privata e la fece affrescare al pittore più famoso e quotato del suo tempo, il fiorentino Giotto, che fortunatamente per Scrovegni in quei mesi era già a Padova per eseguire dei lavori nella basilica del Santo. Bisogna dire che questa operazione di marketing familiare riuscì solo in parte a Enrico, visto che pochi anni dopo un altro fiorentino avrebbe messo suo padre Rinaldo all'Inferno, proprio tra gli usurai. 
Comunque sia Giotto si gettò nell'impresa e realizzò uno dei capolavori assoluti dell'arte europea. Il pittore fiorentino decise di raccontare tutta la vita di Gesù. A noi interessa un affresco del secondo registro della parete a sud, l'Adorazione dei magi. Ci sono tutti quelli che ci devono essere - e quelli che ci sono ancora nei nostri presepi - Maria, Giuseppe e il bambinello, i magi, i cammelli e i servi che li conducono, gli angeli - anzi di uno di loro non si vede il viso perché è coperto dalla trave che sorregge il tetto della capanna, un tocco di geniale realismo. La vera novità di questo affresco è la cometa, con la sua coda luminosa.
Giotto aveva "inventato" la cometa. Dipinge gli affreschi della Cappella degli Scrovegni tra il 1303 e il 1305 e nell'ottobre 1301 aveva certamente visto la cometa di Halley, visibile sulla terra circa ogni settantasei anni. E' per questa ragione che noi ancora oggi mettiamo la cometa sul nostro presepio: potere dell'arte.
Ogni passaggio di questa cometa ha di volta in volta terrorizzato e affascinato gli uomini. Nel 989 molti di quelli che la videro pensarono che annunciasse l'imminente fine del mondo. Nel 1456, visto che la sua coda sembrava una scimitarra, si pensò che annunciasse un nuovo attacco dei turchi che solo tre anni prima avevano conquistato Costantinopoli. Giovanni Pascoli nel 1910 scrisse una poesia dedicata al passaggio della cometa. Sono versi cupi, carichi di presagi funesti: sa per scoppiare la guerra, Pascoli lo sente, e sa che non è colpa della cometa.
Pensa probabilmente alle storie raccontate su questa cometa, Giacomo Leopardi quando scrive:
Ma le comete che cosa hanno di spaventevole per sé, più ch'altro corpo celeste, o che la via lattea? E volendole pigliare per segni e presagi, perché non di bene?
Perché siamo uomini, perché sappiamo bene quello che facciamo e quello che stiamo per fare.