Molti di voi, a parte quelli che sono appassionati di storia della fotografia, probabilmente non conoscono il nome di Philippe Halsman, ma sono sicuro che avete visto uno dei suoi celeberrimi scatti. Avete presente una di quelle belle foto in bianco e nero dove il soggetto, in genere un personaggio famoso, è immortalato mentre salta? Ecco quella è una fotografia di questo artista, nato a Riga nel 1906, quando c’era ancora lo zar.
Nel 1928 Philippe, che studia ingegneria, e suo padre sono in vacanza in Tirolo. Durante una delle loro escursioni lungo i sentieri alpini il padre muore, a seguito di gravi ferite alla testa. Gli Halsman sono ebrei e la propaganda antisemita condiziona pensantemente le indagini e anche il lavoro della magistratura: la polizia non accetta la versione di Philippe, che dice che il padre è caduto, e il ragazzo, accusato di omicidio, viene condannato a quattro anni di carcere, nonostante non ci siano prove contro di lui. C’è una mobilitazione di intellettuali, guidata da Thomas Mann, per ottenere una revisione del processo. Nel 1930 Philippe ottiene comunque la grazia e va a vivere in Francia. Lavora per Vogue e in pochi anni diventa uno dei ritrattisti più ricercati della capitale francese. Ma le truppe tedesche arrivano anche lì e Philippe, aiutato dall’amico di famiglia Albert Einstein, fugge negli Stati Uniti.
Il suo primo successo in America è la pubblicità del rossetto Victory Red realizzato dalla Elizabeth Arden, un‘immagine entrata nella storia della pubblicità, grazie anche alla bellezza della sua giovane modella, Constance Ford, che nel 1959 è la madre di Sandra Dee in A Summer Place. Nel 1942 Philippe comincia a lavorare per Life: la sua prima copertina per la rivista è il ritratto di una modella che indossa un cappello Lilly Daché. Saranno centuno le copertine firmate da Halsman e molte sono destinate a entrare nella storia della fotografia.
In questi anni Philippe si specializza nei ritratti. Nel 1947 ritrae Albert Einstein, che durante la lunga sessione di prove confida al suo giovane amico tutto il suo turbamento perché i suoi studi sono stati decisivi per la creazione di un’arma letale come la bomba atomica: esce un celebre ritratto dello scienziato, pensoso e triste, che nel 1966 le poste federali utilizzerranno per il francobollo in suo onore e che andrà nel 1999 sulla copertina di Time, quando Einstein viene indicato come “l’uomo del secolo”. Ma ovviamente sono tanti anche i personaggi del mondo dello spettacolo che si trovano davanti all’obiettivo di Halsman.
Nel 1949 Life pubblica una sua foto in cui ritrae otto giovani “starlets”, otto promesse del cinema. Forse non è una delle sue foto migliori, ma anche questa è destinata a diventare storica. Nessuna di loro guarda in camera, guardano un punto lontano, ciascuna di loro uno diverso, forse per significare che si attendono, laggiù da qualche parte, un radioso destino.
In alto a sinistra, la ventiduenne canadese Lois Maxwell mostra una sguardo fiero. Ha un carattere forte, che ha dimostrato fin da giovanissima: a quindici anni fugge di casa per unirsi, mentendo sull’età, al Canadian Women’s Army Corps, con cui arriva nel Regno Unito, dove partecipa agli spettacoli per le truppe. Quando Philippe scatta questa foto, Lois ha già vinto un Golden Globe come “attrice emergente più promettente” per il suo ruolo in That Hagen Girl, un film peraltro non memorabile con Ronald Reagan e una ventenne Shirley Temple. Ma non si aprono per lei le porte di Hollywood, tanto che Lois decide di venire in Italia. Nei cinque anni in cui vive a Roma, oltre a dedicarsi alla guida sportiva, interpreta alcuni film, di cui il più famoso è Aida. Una giovane Sophia Loren (è il primo film in cui compare l’acca nel nome) interpreta il ruolo della protagonista, mentre Lois è Amneris. Entrambe muovono le labbra mentre rispettivamente Renata Tebaldi ed Ebe Stigliani cantano al loro posto. Dopo una partecipazione in Lolita, Lois ottiene la parte di Miss Moneypenny in Dr. No del 1962 e terrà questo ruolo fino a A View to a Kill del 1985: in vent’anni cambiano tre James Bond, viene sostituita una “Bond girl” a ogni film, ma Moneypenny ha sempre i bei tratti decisi di questa attrice. Conosce Rger Moore alla fine della seconda guerra mondiale, quando sono nella stessa classe alla Royal Academy of Dramatic Art. Ed è proprio il suo amico e collega a dire che Lois “sarebbe stata una M meravigliosa”.
Accanto a lei, seduta c’é, elegantissima nel suo vestito scuro, Suzanne Dalbert, anche lei ha ventidue anni all’epoca della foto. È nata a Parigi, ha recitato a teatro nella compagnia di Louis Jouvet, poi arriva, come tante che aspirano al successo, a Hollywood. Ottiene un ruolo secondario in The Accused, un noir con protagonista Loretta Young, ma non riesce a fare fortuna. Ancora qualche piccola parte, un po’ di televisione e poi torna in Francia. A soli quarantre anni muore suicida.
Come le sue compagne, neppure la ventenne Ricky Soma guarda Philippe. Nonostante sia in questa fotografia e abbia la possibilità di firmare un contratto con David O. Selznick, il vero “Wizard of Hollywood”, non esordisce mai al cinema, anche se la settima arte si intreccerà con la sua vita. Si chiama Enrica e i suoi genitori vengono da Ispra, sul Lago Maggiore. Il padre, Antonio, apre a Manhattan il ristorante Tony’s Wife, che in pochi anni diventa uno dei locali più famosi di Broadway, anche perché Tony accoglie i clienti più importanti cantando a testa in giù, stando in equlibrio sulle mani. E quindi diventa famoso come “Broadway Tony” e “Yoga Tony”.Antonio vuole che la sua bella figlia entri nel mondo dello spettacolo e, visto che è portata per la danza, la fa studiare con George Balanchine. E Ricky non lo delude: riesce a entrare nel New York City Ballet e a diventare prima ballerina. Proprio grazie a questa foto John Huston si innamora di lei, ma il regista di The Maltese Falcon è sposato e ha ventiquattro anni più di lei. Per John Ricky rinuncia al cinema, anche perché nasce subito il loro primo figlio, Tony, a cui seguirà, un anno dopo, Anjelica. Il matrimonio non va bene, John la tradisce dopo pochi anni, e Ricky lascia gli Stati Uniti. Muore a Digione, a trentanove anni, in un incidente d’auto.
Sotto Lois vediamo, in una posa da vera vamp, la splendida Laurette Luez, che ha ventun’anni. È nata a Honolulu: la madre è australiana e il padre hawaiano di origini portoghesi. Sono entrambi cantanti e ballerini e Loretta cresce ballando sul palcoscenico. A sei anni si esibisce davanti al Sultano Ibrahim di Johor in visita a Los Angeles. Nel 1950 viene scritturata per una piccola parte in D.O.A., un noir di Rudolph Maté. Poi la sua bellezza esotica le assicura qualche partecipazione in film ambientati in lontani paesi: nel 1953 è una schiava che danza in Siren of Baghdad, in televisione è la seducente Karamaneh, uno degli agenti del supercriminale Fu Manchu.
Ha uno sguardo triste Jane Nigh, che è l’unica delle sette ragazze che è nata a Hollywood e ha ventiquattro anni. La madre lavora per gli studios, anche sua sorella Nancy fa l’attrice. Un talent scout della Fox la mette sotto contratto nel 1944 mentre sta lavorando in una fabbrica di armamenti. Il suo esordio è in Laura, un noir con la splendida Gene Tierney come protagonista. Jane rimane per cinque anni con questa casa di produzione, poi, dopo questa foto, si sgancia e continua a lavorare come indipendente, e infine firma un cotratto con la Momogram Pictures, una piccola casa di produzione che realizza film con un budget ridotto. Jane ottiene finalmente parti da protagonista, in particolare quando serve una bella ragazza che vive in campagna: County Fair, Blue Grass of Kentucky, Rodeo, sono alcuni dei film che la vedono in cartellone. E poi anche per lei c’è la televisione. Ha un ruolo regolare nella serie Big Town ambientata nella redazione di un giornale: è la segretaria innamorata dell’intraprendete giornalista. Forse non è la carriera che sognava quando Philippe le ha scattato questa foto, ma Jane appare in più di quaranta tra film e programmi televisivi.
Invece non sappiamo nulla della ragazza bionda che, seduta accanto a Jane, chiude la fila centrale. Si chiama Dolores Gardner e la sua carriera finisce con questa foto in bianco e nero su Life.
In basso, sedute a terra, ci sono due ragazze. Quella a destra, un bel viso e i lunghi capelli scuri, è la ventitrenne di Port Jefferson, New York, Cathy Downs. Al 6646 di Hollywood Boulevard c’è una stella con il su0 nome. Al tempo di questa fotografia la sua carriera cinematografica, cominciata molto bene, è praticamente finita. A differenza delle altre sette sue colleghe, ha recitato in otto film della 20th Century Fox, anche in ruoli da protagonista. È Clementine Carter, l’ex fidanzata di Doc Holliday, in My Darling Clementine, un classico del genere western, è la moglie infedele nel noir For You I Die, è la seducente Carol in The Noose Hangs High, uno dei divertenti film della coppia comica Abbott e Costello. Sembra una carriera promettente: Cathy è bella e sa recitare, ma nel 1947 viene inspiegabilmente licenziata dalla Fox e da quel momento nessuna grande casa di produzione si interessa a lei. Cathy ha commesso un “errore” che Hollywood non sembra disposto a perdonarle. Lei però non demorde, partecipa a film prodotti da piccole case indipendenti, recita in radiodrammi, ma soprattutto lavora in televisione, fino al 1965 quando appare in un episodio di Perry Mason.
La ventitrenne seduta accanto a lei non ha bisogno di presentazioni ed è proprio lei a far diventare storica questa fotografia. Philippe si rende immediatamente conto che quella ragazza ha una marcia in più rispetto alle altre: “She plays the camera the way a virtuoso playcs an instrument”.
Il suo nome è già Marilyn Monroe, ma la sua carriera sembra ferma a un punto morto. La Fox la licenzia per la sua “insufficiente recitazione drammatica”, la Columbia le fa un contratto di sei mesi, la fa recitare in un ruolo secondario, Ladies of the Chorus, ma non lo rinnova. Nel 1949 accetta di posare nuda per una foto che finisce in un calendario: con quei cinquanta dollari può continuare a pagarsi l’affitto.
Noi sappiamo che Philippe non si è sbagliato: quella ragazza ha davvero la stoffa per stare davanti a un obiettivo. E insieme faranno foto bellissime, tra le migliori della diva. Halsman dice: “Quando chiedi a una persona di saltare, la sua attenzione è per lo più diretta all’atto del saltare e la maschera cade, così che appare la persona reale”. E Marilyn regala all’amico Philippe dei salti magnifici, in cui vedi tutta la sua innocente gioia fanciullesca.
Cosa provava Dolores quando vedeva le fotografie di Marilyn sulle riviste? Forse un po’ di invidia. Non l’ha mai raccontato a sua figlia, non le ha mai mostrato quella foto, ma c’era anche lei, accanto a Marilyn. Forse per rammarico per quella parola detta o non detta. Magari anche sollievo. Per alcune di loro quella fotografia aveva segnato un destino tragico. No, meglio non dire nulla a sua figlia.