martedì 20 novembre 2018

Verba volant (591): pozzo

Pozzo, sost. m.

Diogene Laerzio attribuisce a Democrito questa massima:
In verità nulla sappiamo, giacché la verità sta in fondo al pozzo.
Questa frase risuonava nella mente del pittore Jean-Léon Gérôme quando nel 1896 dipinse una delle sue opere più famose, intitolata La Verità che esce dal pozzo.
La Verità è una bellissima donna che esce nuda da un grande pozzo, parzialmente coperto di foglie, ma il tuo sguardo non cade sul suo corpo perfetto, sulla sua pelle chiarissima, che pure illumina il quadro, ma ti colpisce prima di tutto il suo urlo: la Verità sta chiamando, anzi sta chiamando proprio te, ti sta rimproverando con tutto il fiato che ha in gola perché hai permesso che rimanesse intrappolata laggiù. E poi vedi il suo piede uscito dal pozzo, rappresentato nell'istante prima in cui lo sta per mettere a terra e su cui evidentemente farà leva per uscire del tutto e quindi per raggiungerti. Capisci che si avventerà su di te con un balzo e solo a questo punto noti la frusta con cui ti colpirà. La Verità di Gérôme ti spaventa, perché ne vedi la furia, ma soprattutto perché sai di essere in colpa.
Siamo nella Francia che si sta dividendo sull'affare Dreyfus e certamente con questo quadro Gérôme prende posizione, indicando con chiarezza da che parte sta, ma francamente mi sembra riduttivo leggere solo in questa maniera così contingente l'opera. Bisogna interpretare questo quadro partendo dal frammento di Democrito che, nella sua icastica concisione, ci toglie ogni speranza: la verità è laggiù e là rimarrà. Anzi è in qualche modo rassicurante sapere che la verità è confinata in fondo a quel pozzo, è qualcosa con cui non saremo costretti a fare i conti. Finché la verità starà nel pozzo noi possiamo continuare a vivacchiare qui sopra. Gérôme ci dice però che non potremo più stare tranquilli, che alla fine, prima o poi, la verità verrà fuori e allora la sua vendetta contro la nostra meschineria sarà spietata.
Ogni giorno dobbiamo decidere da che parte stare, se continuare a credere che la verità non troverà la forza per risalire o fare come se potesse essere qui accanto a noi da un momento all'altro. Se far finta di nulla e sperare di cavarcela o prendere posizione. Qualcuno ha la forza d'animo e l'onestà intellettuale di dire la verità semplicemente perché è giusto così, noi "normali" abbiamo probabilmente bisogno di sapere che un giorno da quel pozzo potrà uscire una nostra sorella - o una nostra figlia - che sarà veramente furiosa per quello che non abbiamo fatto.

domenica 18 novembre 2018

Verba volant (590): gilé...

Gilé, sost. m.

Vedo alcuni entusiasmarsi - immagino in buona fede - per la protesta dei gilet gialli che sabato 17 novembre hanno fermato la Francia, per protestare contro il presidente Macron e il rincaro del prezzo dei carburanti.
Io detesto Macron, la politica ultracapitalista del suo governo e tutto quello che lui rappresenta nella politica francese ed europea. E credo anche che sarebbe finalmente necessaria una forma di protesta un po' più violenta di quella a cui ci siamo abituati in questa epoca dell'ipocrita "politicamente corretto": una protesta che non danneggia, che non fa male, soprattutto economicamente, al nostro nemico, è assolutamente inutile. Poi capisco che protestare non pacificamente può comportare dei costi, ma - come diceva qualcuno che se ne intendeva - la rivoluzione non è un pranzo di gala. Nonostante tutto questo, io non voglio indossare un gilet giallo, perché in politica non vale la regola che il nemico del nostro nemico è nostro amico.
Sabato è scesa in piazza una Francia reazionaria, di destra, vandeana, che si è unita su un obiettivo di carattere assolutamente egoista e privato, ossia la riduzione, per sé, del prezzo della benzina. Naturalmente il movimento si è affrettato a dire che questa battaglia è apartitica, né di destra né di sinistra, ma solo nell'interesse dei cittadini. Se vi viene in mente qualcun altro che dice le stesse cose in qualche altro paese europeo, non è un caso, perché questo è il mantra che ci sentiamo ripetere da ormai diversi anni da parte delle destre nei paesi occidentali. La Francia di destra che è stata orgogliosamente e violentemente vandeana e monarchica, che ha sostenuto a viso aperto il fronte dei nemici di Dreyfus e il regime di Vichy, che ha votato con una certa spavalderia guascona una destra smaccatamente fascista come quella di Le Pen padre, adesso preferisce imbellettarsi in questo modo. E con buoni risultati mi pare.
La cosa curiosa di questa vicenda è che questa destra che si finge apartitica si scontra contro un personaggio che è diventato presidente in nome di questa stessa ipocrisia: Macron è un esponente della destra finanziaria che descrive se stesso come una specie di superamento delle categorie di destra e di sinistra. E anche questo è qualcosa che abbiamo già sentito da qualche altra parte, se la memoria non mi inganna nel discorso di fondazione di un partito italiano sedicente democratico. Quindi in Francia un governo di destra - ma che finge di non esserlo - deve fare i conti con la protesta di un movimento rurale di destra - che finge di non esserlo. Praticamente tutta la politica si svolge da una parte dello schieramento, data l'irrilevanza culturale e politica dell'altro.
Proprio la Francia ci ha insegnato che le rivoluzioni si cominciano - e hanno un qualche successo - quando i cittadini hanno fame: la povertà è una molla potente per scatenare la rabbia delle persone. Ma le rivoluzioni hanno successo quando oltre a combattere la povertà, oltre a essere contro la crisi economica, si pongono un obiettivo politico e si propongono di cambiare la società e il mondo. La protesta dei gilet gialli chiede solo di abbassare il prezzo della benzina, ma ovviamente, essendo un movimento conservatore e di destra, sostenuto e finanziato dalle forze del capitale, non si pone l'obiettivo di sovvertire l'ordine che permette ai padroni del petrolio di lucrare su questo bene e di distruggere il pianeta. La protesta dei gilet gialli è l'arma che una parte del fronte conservatore usa contro l'altra parte per condizionarla, per dire: guarda che ci sono anch'io, che devi fare i conti con me.
La rivoluzione è un'altra cosa. La rivoluzione è togliere il loro potere economico e politico ai padroni del petrolio, rinunciando per sempre a questo combustibile. Questo sarebbe il motivo per bloccare - finalmente con un po' di violenza - un paese.