martedì 25 febbraio 2020

da "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni

Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante fu uno de' più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all'ultimo, quell'opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione.
- In rerum natura, - diceva, - non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l'uno né l'altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all'altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo contagio, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all'altro; ché questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrutto. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all'altro. Che se, per evitar questa Scilla, si riducono a dire che sia accidente prodotto, dànno in Cariddi: perché, se è prodotto, dunque non si comunica, non si propaga, come vanno blaterando. Posti questi princìpi, cosa serve venirci tanto a parlare di vibici, d'esantemi, d'antraci...?
- Tutte corbellerie, - scappò fuori una volta un tale.
- No, no, - riprese don Ferrante: - non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. Vibici, esantemi, antraci, parotidi, bubboni violacei, furoncoli nigricanti, son tutte parole rispettabili, che hanno il loro significato bell'e buono; ma dico che non han che fare con la questione. Chi nega che ci possa essere di queste cose, anzi che ce ne sia? Tutto sta a veder di dove vengano.
Qui cominciavano i guai anche per don Ferrante. Fin che non faceva che dare addosso all'opinion del contagio, trovava per tutto orecchi attenti e ben disposti: perché non si può spiegare quanto sia grande l'autorità d'un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi. Ma quando veniva a distinguere, e a voler dimostrare che l'errore di que' medici non consisteva già nell'affermare che ci fosse un male terribile e generale; ma nell'assegnarne la cagione; allora (parlo de' primi tempi, in cui non si voleva sentir discorrere di peste), allora, in vece d'orecchi, trovava lingue ribelli, intrattabili; allora, di predicare a distesa era finita; e la sua dottrina non poteva più metterla fuori, che a pezzi e bocconi.
- La c'è pur troppo la vera cagione, - diceva; - e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell'altra così in aria... La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s'è sentito dire che l'influenze si propaghino...? E lor signori mi vorranno negar l'influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?... Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de' corpi terreni, potesse impedir l'effetto virtuale de' corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de' cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?
His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s'attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.
E quella sua famosa libreria? È forse ancora dispersa su per i muriccioli.

lunedì 24 febbraio 2020

Verba volant (756): cinese...

Cinese, agg. m. e f.

Sinceramente non mi ricordo a che età ho visto e ho parlato per la prima volta con un cinese. Immagino alla fine degli anni Ottanta, quando avevo già raggiunto la maggiore età, quella volta che sono andato, con alcuni amici dell'università, a mangiare in un ristorante cinese.
Non ci crederete, ma c'è stato un tempo in cui se vivevi in provincia potevano passare anni senza che  incontrassi mai un cinese, perché allora non facevano né i baristi né i parrucchieri né i sarti e se ti mancava qualcosa in casa non potevi andare dai cinesi. C'è stato un tempo che se la domenica ti accorgevi che ti mancava una pila o un mestolo o un rotolo di carta igienica dovevi aspettare il lunedì, quando aprivano i negozi "normali". Come sapete, io ho nostalgia di quei tempi lì, ma ovviamente non è colpa dei cinesi. Semplicemente loro fanno quello che noi chiediamo loro di fare. Abbiamo un disperato bisogno di comprare dei fiori finti alla domenica sera? Non c'è problema, basta andare dai cinesi.
Lavoravo in quel paese del contado bolognese quando i cinesi rilevarono il Bar Progresso della Casa del popolo di Castel Maggiore, ossia il bar più rosso della casa del popolo più rossa del Comune più rosso della provincia di Bologna. A ripensarci c'è stato qualcosa di politicamente poetico in quell'acquisizione, ma ovviamente non si trattava della rivincita dei maoisti. È il capitalismo, bellezza. Noi abbiamo fatto tanti di quei danni gestendo il patrimonio del partito, che siamo stati costretti ad alienare quello che era stato costruito dalle donne e dagli uomini che ci avevano preceduto. E i cinesi avevano i soldi per acquistare quelle attività che noi stavamo svendendo. Così come sono i cinesi che garantiscono di tenere aperti i bar nei più sperduti paesi della bassa o nelle periferie delle nostre città.
La Cina è vicina è il titolo del secondo lungometraggio di Marco Bellocchio. Quel film è del 1967 e sinceramente con la Cina non c'entra nulla, ma racconta, con profetica drammaticità, quello che saremmo diventati; e che evidentemente eravamo già, anche se non volevamo ammetterlo. Quel "la Cina è vicina" era al massimo uno slogan di qualche frangia più estremista e velleitaria della sinistra; e curiosamente chi allora era maoista spesso è diventato peggiore di quelli che allora condannava.
Adesso sì che la Cina è vicina, non perché i cinesi gestiscono i bar delle nostre città, ma perché abbiamo scoperto che in questo mondo così ferocemente capitalista abbiamo un disperato bisogno dei cinesi.
Da quando è scoppiato l'epidemia di questa nuova influenza, alla mattina, mentre vado al lavoro, non vedo più il pullman che ogni giorno, davanti a uno dei grandi alberghi della città in cui vivo, aspetta la comitiva di turisti cinesi che, fatta una veloce colazione, partono per una nuova tappa del loro Grand tour tutto compreso. Il coronavirus sta mettendo in crisi il turismo della mia città, che si basa ormai in gran parte su questi viaggi organizzati. A Fidenza c'è un grande outlet, che da qualche anno festeggia, con la stessa attenzione che dedica al "nostro" Natale, anche il "loro" capodanno, perché loro vengono all'outlet e naturalmente comprano il made in Italy, che spesso è fatto in Cina.
E allo stesso modo stiamo scoprendo che gli "untori" non sono i baristi o i parrucchieri cinesi - che da anni sono lontani da quel paese o che non ci sono mai andati perché sono nati qui - ma i manager italiani che fanno avanti e indietro con la Cina, quelli che fanno affari con i loro colleghi cinesi. Oppure i "bravi" italiani che vanno in quelle lontane località per fare turismo sessuale.
Durante la peste nera che colpì il nostro pianeta alla metà del Trecento - la peste in cui morì Laura e che ha dato il pretesto per il Decamerone - quando la gente moriva davvero, si salvarono soltanto Milano e la Polonia, per "merito" dei regimi autocratici che c'erano in quegli stati e che riuscirono a chiudere le frontiere, a differenza di quello che avvenne nel resto d'Europa. Non che gli altri paesi fossero più democratici, semplicemente non vollero rinunciare a fare affari, a scambiare merci, a far girare uomini e denari. E i denari, come si sa portano virus. Ma che volete che sia, basta mettersi una mascherina. Rigorosamente made in China