Visualizzazione post con etichetta uomo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta uomo. Mostra tutti i post

mercoledì 24 luglio 2019

Verba volant (691): uomo...

Uomo, sost. m.

Noi che amiamo il cinema dobbiamo essere grati a Rutger Hauer per molte sue interpretazioni, ma l'attore olandese si è ritagliato un posto nella storia dell'immaginario grazie a una sola scena - neppure quattro minuti - la morte del replicante Roy Batty alla fine di Blade Runner. Ma il vero motivo per cui dobbiamo ringraziare Hauer è che quel breve monologo, che in tanti ricordiamo a memoria, è stato in gran parte inventato da lui.
David Peoples, lo sceneggiatore del film, aveva scritto diverse versioni di quella scena, ma pare che nessuna fosse davvero convincente, almeno per Hauer, che così, al momento in cui venne girata, tagliando un testo che sarebbe dovuto essere nelle intenzioni di Ridley Scott un po' più lungo, recitò il monologo come noi lo abbiamo imparato a conoscere. Terminata la ripresa, dalla troupe partì un applauso liberatorio, mentre qualcuno cominciò a piangere. Erano stati testimoni della nascita di una leggenda: succede a pochi.
Rutger Hauer, pur riconoscendo che aveva trovato il testo di Peoples troppo lungo, con una certa modestia ammette soltanto di aver aggiunto
e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia
ma la lettura della sceneggiatura originale non lascia spazio a dubbi. 
Anche 
è tempo di morire
è opera sua. E comunque tutto il "suo" testo è più efficace di quello di Peoples.

E cosa c'è di più umano di questa consapevolezza, per ironia della storia raccontata da un replicante? Nessuna filosofia ci dice - e certo non lo fa con questa icastica semplicità - che la nostra vita in fondo è tutta qui: nella capacità di accettare che a un certo punto - che per lo più non siamo noi a stabilire - dobbiamo morire e che la nostra vita, per quanto sia stata ricca di storie, è destinata a svanire insieme a noi.
A molti di noi non basta una vita per imparare questa elementare verità, a Roy Batty sono bastati meno di quattro anni. Noi inventiamo ogni sorta di filosofia per provare a convincerci che non è così, mentre il replicante costruito per combattere, che verosimilmente non ha mai letto un libro in vita sua, ha capito perfettamente quello che noi rifiutiamo di accettare. 
Noi che siamo mai stati - e che non ci staremo mai - in prossimità delle porte di Tannhäuser, non sapremo mai cosa ha visto davvero Roy Batty. Eppure deve essere stato qualcosa di incredibile per permettergli di raggiungere questa consapevolezza. O forse ci prende in giro - e il suo sguardo beffardo ne è un indizio - non serve aver provato mille esperienze. Basta guardarsi dentro. Lui ne ha viste di cose perché semplicemente ha fatto quello che noi facciamo di tutto per non fare mai, ha guardato dove noi - che siamo di solito così curiosi - non guardiamo mai: dentro di sé. E facendo questo esame con onestà non ha potuto che riconoscere questa drammatica verità.
Noi facciamo di tutto per dimenticarlo, ma la parola uomo deriva etimologicamente da humus, che significa terra. Noi siamo terra - che raramente dimostra una qualche improvvisa genialità, che talvolta riesce perfino a creare bellezza - ma pur sempre terra. Proviamo a ricordarcelo. 
I've seen things you people wouldn't believe, attack ships on fire off the shoulder of Orion, I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die.

mercoledì 24 febbraio 2010

da "Saggi" di Michel de Montaigne

E' possibile immaginare qualcosa di tanto ridicolo quanto il fatto che questa miserabile e meschina creatura, che non è neppure padrona di se stessa ed è esposta all'ingiuria di tutte le cose, si dica padrona e signora dell'universo, di cui non è in suo potere conoscere la minima parte, tanto meno comandarla? E quel privilegio che si attribuisce, di essere cioè il solo in questa gran fabbrica ad avere la facoltà di riconoscerne la bellezza delle parti, il solo a poter render grazie all'architetto e a tener conto del bilancio del mondo, chi gli ha conferito questo privilegio? [...] La presunzione è la nostra malattia naturale e originaria. La più calamitosa e fragile di tutte le creature è l'uomo, e al tempo stesso la più orgogliosa. Essa si vede e si sente collocata qui, in mezzo al fango e allo sterco del mondo, attaccata e inchiodata alla peggiore, alla più morta e putrida parte dell'universo, all'ultimo piano della casa e al più lontano dalla volta celeste, insieme agli animali della peggiore delle tre condizioni (ossia l'aerea, l'acquatica e la terrestre); e con l'immaginazione va ponendosi al di sopra del cerchio della luna, e mettendosi il cielo sotto i piedi. E' per la vanità di questa stessa immaginazione che egli si eguaglia a Dio, che si attribuisce le prerogative divine, che trasceglie e separa se stesso dalla folla delle altre creature, fa le parti agli animali suoi fratelli e compagni, e distribuisce loro quella porzione di facoltà e di forze che gli piace. Come può egli conoscere, con la forza della sua intelligenza, i moti interni e segreti degli animali? Da quale confronto tra essi e noi deduce quella bestialità che attribuisce loro? Quando mi trastullo con la mia gatta, chi sa che essa non faccia di me il proprio passatempo più di quanto io faccia con lei? [...] Di fatto, perché un papero non potrebbe dire così: "Tutte le parti dell'universo mi riguardano; la terra mi serve a camminare, il sole a darmi luce, le stelle a ispirarmi i loro influssi; ho tale il vantaggio dai venti, il tal altro dalle acque; non c'è cosa che questa volta celeste guardi con altrettanto favore quanto me; sono il beniamino della natura; non è forse l'uomo che mi nutre, mi alloggia, mi serve? E' per me che egli fa seminare e macinare; se mi mangia, così fa l'uomo anche col suo compagno, e così faccio io con i vermi che uccidono e mangiano lui".

giovedì 3 dicembre 2009

da "Pensieri" di Blaise Pascal

146. L'uomo è chiaramente fatto per pensare; è tutta la sua dignità e tutto il suo merito; e tutto il suo dovere consiste nel pensare come si deve. Ora, l'ordine del pensiero è quello di cominciare da sé, e dal suo autore e dal suo fine.Ma a che cosa pensa la gente? Mai a questo; ma a ballare, a suonare il liuto, a cantare, a comporre versi, a infilzar l'anello nelle giostre, e cose simili, a battersi, a farsi incoronare re, senza pensare che cosa vuol dire essere re e che cosa vuol dire essere uomo.

267. Il supremo passo della ragione sta nel riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sorpassano. È ben debole, se non giunge a riconoscerlo. Se le cose naturali la trascendono, che dire di quelle soprannaturali?

277. Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo si osserva in mille cose. Io sostengo che il cuore ama naturalmente l'essere universale, e naturalmente se medesimo, secondo che si volge verso di lui o verso di sé; e che s'indurisce contro l'uno o contro l'altro per propria scelta.

374. L'uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna che pensa. Non è necessario che l'universo intero si armi per distruggerlo: un vapore, una goccia d'acqua bastano per ucciderlo. Ma, quand'anche l'universo lo distruggesse, l'uomo sarebbe sempre più nobile di ciò che l'uccide, perché sa di morire e del vantaggio che l'universo ha su di lui; l'universo non sa nulla.Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È questa la via per innalzarci, e non attraverso lo spazio o la durata, che non saremmo in grado di riempire. Impegniamoci dunque a ben pensare: ecco il principio della morale.