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sabato 26 novembre 2022
"A favore delle omissioni" di Han Magnus Enzenberger
Classici non letti, invenzioni
che ha risparmiato a sé e ad altri,
scommesse perdute,
pistole con la sicura,
titoli, posti, onorificenze
che si è lasciato scappare,
aerei persi all’ultimo momento,
indimenticabili cilecche, misere vittorie
che per un pelo ha scansato, e donne
con cui mai andò a letto:
nella tua sedia a rotelle ripensa,
tenero e riconoscente,
a quanto ha evitato,
risparmiando il mondo.
domenica 8 marzo 2015
"Blu scendente" di Hans Magnus Enzenberger
Dietro il muro nebbioso nel cervello
esistono ancora altre aree,
che sono più blu, di quanto pensi.
Come sembrerebbe piccola la storia,
vista dall’alto. Fresca e chiara,
senza peso andrebbe il tuo respiro lì,
dove il tuo Io non pesa.
esistono ancora altre aree,
che sono più blu, di quanto pensi.
Come sembrerebbe piccola la storia,
vista dall’alto. Fresca e chiara,
senza peso andrebbe il tuo respiro lì,
dove il tuo Io non pesa.
domenica 9 novembre 2014
da "Esterhazy. Storia di un coniglio" di Hans Magnus Enzensberger e Irene Dische
Non si sa bene perché, ma le famiglie hanno spesso dei figli.
Gli Esterhazy ne hanno avuti da tempi immemorabili. Già duecento anni fa erano probabilmente la più grande famiglia dell'Austria. Cioè, non che fossero molto grandi, erano solo in tanti. Per dire la verità, gli Esterhazy con il passare del tempo erano diventati sempre più piccoli, perché purtroppo non mangiavano mai abbastanza insalata e carote, ma quasi solo cioccolatini, caramelle, torte alla crema e strudel di mele. E così avvenne che gli Esterhazy di cui narra la nostra storia, fossero molto molto piccoli e molto molto intelligenti.
Il Principe regnante Esterhazy era preoccupato per i suoi innumerevoli figli e nipoti. Nei negozi di scarpe li prendevano in giro visto che non gli andavano nemmeno le scarpe per neonati; anche in bicicletta avevano qualche difficoltà perché il sellino era troppo alto e con le zampe non arrivavano ai pedali. E quando il più piccolo degli Esterhazy cadde in un cestino della carta dal quale non riuscì a venire fuori, il Principe pensò: "Così non si può andare avanti! Bisogna fare qualcosa". Per tre giorni si chiuse nella sua stanza a pensare. Poi disse: "Voglio mandare tutti i miei nipoti all'estero. Ciascuno deve andare in una parte diversa del mondo, cercarsi una moglie grande e mettere su famiglia. Perché purtroppo il mondo è fatto in modo che i conigli piccoli hanno figli piccoli, mentre i conigli grandi diventano sempre più grandi e alla fine quasi non stanno più nei loro lettini. Per questo gli Esterhazy devono cercarsi mogli grandi, e più grandi sono, meglio è".
Un bel giorno, la primavera era ormai alle porte, il Principe indossò la sua giacca di velluto color vinaccia più elegante e portò tutti i suoi coniglietti alla Stazione occidentale di Vienna. "E ricordatevi - disse ai nipoti - di non accontentarvi mai, scegliete sempre solo il meglio del meglio! Carote, insalata e prezzemolo! E che ogni cosa sia fresca. E soprattutto: niente dolciumi!". I nipoti schierati iniziarono ad acclamarlo e a lanciargli praline di cioccolata.
Il nome intero del più giovane di tutti gli Esterhazy era Michele Paolo Antonio Maria, 12792º principe di Insalatinia e Carotopoli, conte di Lattughino, signore di San Prezzemoloburgo, Agliogrado e Corterapa. Ma naturalmente nessun essere umano, e a maggior ragione nessun coniglio, lo chiamava così: intanto perché è un nome troppo lungo, e poi perché ai conigli ci si rivolge chiamandoli con il cognome. Cercate di ricordarvelo! Per questo d'ora in poi chiameremo il nostro eroe semplicemente Esterhazy.
Ora, come dicevamo, Esterhazy era il più giovane di tutti gli Esterhazy e per questo fu anche l'ultimo a partire per l'estero. La famiglia aveva deciso che avrebbe dovuto tentare la fortuna a Berlino. La sera prima della partenza, il Principe lo prese in disparte e gli diede qualche buon consiglio. "Adesso o mai più, caro nipote, - disse.- Se vuoi avere una vera famiglia, è arrivato il momento che ti trovi una moglie. E mi raccomando: cercane una bella grande. E un' altra cosa, - aggiunse: - sa il cielo perché, ma i conigli di Berlino vivono tutti dietro un grande muro. Però non temere! Chi cerca, trova".
Pieno di gratitudine, Esterhazy baciò la mano al vecchio Principe e prese il treno per Berlino.
[...] "Sarebbe proprio strano, - pensò Esterhazy, - se nella grande, lontana Berlino non trovassi una moglie grande e lontana; e quando l' avrò trovata ce la spasseremo". Quando il treno arrivò a Berlino, alla stazione che si chiamava Zoo, Esterhazy aveva sulle labbra un grande sorriso malinconico. Ma a prenderlo non era venuto nessuno e nessuno lo degnava di uno sguardo. La stazione gli sembrò abbastanza malandata e triste, e faceva anche molto freddo. Le persone erano davvero strane. Si lanciavano sguardi cattivi, e a Esterhazy non piacque per niente che avessero l'aria tanto famelica.
[...] Esterhazy era ormai così lontano che non riusciva più a sentirli. Correva come un pazzo, e quando si fermò vide il muro. Era un muro infinitamente lungo e grigio, e il prato che c'era davanti aveva un odore meraviglioso. Odore di coniglio.
"Ciao, - disse una voce conigliesca. - Ci siamo già incontrati?". Tutto il prato era pieno di conigli, ed Esterhazy venne salutato con grande entusiasmo. Quando gli altri si accorsero che era un vero Esterhazy, furono molto orgogliosi. "Mancavi solo tu, - dissero. - Vieni, ti mostriamo la nostra tana".
Esterhazy era appena entrato quando vide una donna molto bella, con il pelo a macchie bianche e marroni. All'inizio si spaventò, perché non aveva mai visto una coniglia così grande. Ma lei lo abbracciò subito. "Esterhazy! Mio caro Esterhazy!" - gridò. "Mimì" - esclamò lui e le diede un bacio. Dovette alzarsi in punta di piedi, perché lei era alta quasi il doppio di lui. Ma si ricordò dei preziosi consigli del Principe. "Per avere figli più grandi, dovete trovare una donna particolarmente grande", aveva detto. E inoltre Mimì aveva un odore meraviglioso.
Poi lei gli fece vedere tutta la tana e lo invitò nel suo piccolo appartamento. Gli raccontò di quanto fosse tranquilla la vita di un coniglio dietro il muro. I soldati erano lì apposta per stare attenti che le automobili non li mettessero sotto. Quando gli avanzava una fetta di pane e burro la gettavano ai conigli, e a volte arrivavano anche delle carote. Certo, aggiunse Mimì, la cucina non era buona come a Vienna, e non c'erano nemmeno le Mozartkugeln, però in compenso si viveva in pace.
[...] Così i due vissero felici e contenti nella loro tana dietro al muro; finché un bel giorno, in piena notte, sentirono un chiasso infernale. Tutto il prato era invaso da centinaia di persone che ce l'avevano a morte con il muro. Avevano portato martelli pneumatici e altri attrezzi e iniziarono a distruggerlo. "Ma cosa succede?" - chiese Esterhazy. "Il muro deve scomparire" - gridava la gente.
La sera successiva il prato era addirittura strapieno di persone. C'erano bottiglie rotte dappertutto e del muro non restava che qualche brandello. La gente era fuori di sé dalla gioia, ma Esterhazy e Mimì non capivano per quale motivo. "Senza il muro, - disse Mimì, - Berlino è abbastanza inospitale, non trovi? Per noi conigli, intendo". "Sai cosa ti dico? - rispose Esterhazy, - andiamo a stare in campagna".
Saltellando fuggirono sempre più lontano, fino a quando non si lasciarono alle spalle le ultime case. Allora si sedettero per riposare un po'. "Mi rendo perfettamente conto di essere abbastanza piccolo, - disse Esterhazy. - Però mi potresti sposare lo stesso...". "Ma certo che ti sposo, stupidotto che non sei altro!" - disse Mimì.
Gli Esterhazy ne hanno avuti da tempi immemorabili. Già duecento anni fa erano probabilmente la più grande famiglia dell'Austria. Cioè, non che fossero molto grandi, erano solo in tanti. Per dire la verità, gli Esterhazy con il passare del tempo erano diventati sempre più piccoli, perché purtroppo non mangiavano mai abbastanza insalata e carote, ma quasi solo cioccolatini, caramelle, torte alla crema e strudel di mele. E così avvenne che gli Esterhazy di cui narra la nostra storia, fossero molto molto piccoli e molto molto intelligenti.
Il Principe regnante Esterhazy era preoccupato per i suoi innumerevoli figli e nipoti. Nei negozi di scarpe li prendevano in giro visto che non gli andavano nemmeno le scarpe per neonati; anche in bicicletta avevano qualche difficoltà perché il sellino era troppo alto e con le zampe non arrivavano ai pedali. E quando il più piccolo degli Esterhazy cadde in un cestino della carta dal quale non riuscì a venire fuori, il Principe pensò: "Così non si può andare avanti! Bisogna fare qualcosa". Per tre giorni si chiuse nella sua stanza a pensare. Poi disse: "Voglio mandare tutti i miei nipoti all'estero. Ciascuno deve andare in una parte diversa del mondo, cercarsi una moglie grande e mettere su famiglia. Perché purtroppo il mondo è fatto in modo che i conigli piccoli hanno figli piccoli, mentre i conigli grandi diventano sempre più grandi e alla fine quasi non stanno più nei loro lettini. Per questo gli Esterhazy devono cercarsi mogli grandi, e più grandi sono, meglio è".
Un bel giorno, la primavera era ormai alle porte, il Principe indossò la sua giacca di velluto color vinaccia più elegante e portò tutti i suoi coniglietti alla Stazione occidentale di Vienna. "E ricordatevi - disse ai nipoti - di non accontentarvi mai, scegliete sempre solo il meglio del meglio! Carote, insalata e prezzemolo! E che ogni cosa sia fresca. E soprattutto: niente dolciumi!". I nipoti schierati iniziarono ad acclamarlo e a lanciargli praline di cioccolata.
Il nome intero del più giovane di tutti gli Esterhazy era Michele Paolo Antonio Maria, 12792º principe di Insalatinia e Carotopoli, conte di Lattughino, signore di San Prezzemoloburgo, Agliogrado e Corterapa. Ma naturalmente nessun essere umano, e a maggior ragione nessun coniglio, lo chiamava così: intanto perché è un nome troppo lungo, e poi perché ai conigli ci si rivolge chiamandoli con il cognome. Cercate di ricordarvelo! Per questo d'ora in poi chiameremo il nostro eroe semplicemente Esterhazy.
Ora, come dicevamo, Esterhazy era il più giovane di tutti gli Esterhazy e per questo fu anche l'ultimo a partire per l'estero. La famiglia aveva deciso che avrebbe dovuto tentare la fortuna a Berlino. La sera prima della partenza, il Principe lo prese in disparte e gli diede qualche buon consiglio. "Adesso o mai più, caro nipote, - disse.- Se vuoi avere una vera famiglia, è arrivato il momento che ti trovi una moglie. E mi raccomando: cercane una bella grande. E un' altra cosa, - aggiunse: - sa il cielo perché, ma i conigli di Berlino vivono tutti dietro un grande muro. Però non temere! Chi cerca, trova".
Pieno di gratitudine, Esterhazy baciò la mano al vecchio Principe e prese il treno per Berlino.
[...] "Sarebbe proprio strano, - pensò Esterhazy, - se nella grande, lontana Berlino non trovassi una moglie grande e lontana; e quando l' avrò trovata ce la spasseremo". Quando il treno arrivò a Berlino, alla stazione che si chiamava Zoo, Esterhazy aveva sulle labbra un grande sorriso malinconico. Ma a prenderlo non era venuto nessuno e nessuno lo degnava di uno sguardo. La stazione gli sembrò abbastanza malandata e triste, e faceva anche molto freddo. Le persone erano davvero strane. Si lanciavano sguardi cattivi, e a Esterhazy non piacque per niente che avessero l'aria tanto famelica.
[...] Esterhazy era ormai così lontano che non riusciva più a sentirli. Correva come un pazzo, e quando si fermò vide il muro. Era un muro infinitamente lungo e grigio, e il prato che c'era davanti aveva un odore meraviglioso. Odore di coniglio.
"Ciao, - disse una voce conigliesca. - Ci siamo già incontrati?". Tutto il prato era pieno di conigli, ed Esterhazy venne salutato con grande entusiasmo. Quando gli altri si accorsero che era un vero Esterhazy, furono molto orgogliosi. "Mancavi solo tu, - dissero. - Vieni, ti mostriamo la nostra tana".
Esterhazy era appena entrato quando vide una donna molto bella, con il pelo a macchie bianche e marroni. All'inizio si spaventò, perché non aveva mai visto una coniglia così grande. Ma lei lo abbracciò subito. "Esterhazy! Mio caro Esterhazy!" - gridò. "Mimì" - esclamò lui e le diede un bacio. Dovette alzarsi in punta di piedi, perché lei era alta quasi il doppio di lui. Ma si ricordò dei preziosi consigli del Principe. "Per avere figli più grandi, dovete trovare una donna particolarmente grande", aveva detto. E inoltre Mimì aveva un odore meraviglioso.
Poi lei gli fece vedere tutta la tana e lo invitò nel suo piccolo appartamento. Gli raccontò di quanto fosse tranquilla la vita di un coniglio dietro il muro. I soldati erano lì apposta per stare attenti che le automobili non li mettessero sotto. Quando gli avanzava una fetta di pane e burro la gettavano ai conigli, e a volte arrivavano anche delle carote. Certo, aggiunse Mimì, la cucina non era buona come a Vienna, e non c'erano nemmeno le Mozartkugeln, però in compenso si viveva in pace.
[...] Così i due vissero felici e contenti nella loro tana dietro al muro; finché un bel giorno, in piena notte, sentirono un chiasso infernale. Tutto il prato era invaso da centinaia di persone che ce l'avevano a morte con il muro. Avevano portato martelli pneumatici e altri attrezzi e iniziarono a distruggerlo. "Ma cosa succede?" - chiese Esterhazy. "Il muro deve scomparire" - gridava la gente.
La sera successiva il prato era addirittura strapieno di persone. C'erano bottiglie rotte dappertutto e del muro non restava che qualche brandello. La gente era fuori di sé dalla gioia, ma Esterhazy e Mimì non capivano per quale motivo. "Senza il muro, - disse Mimì, - Berlino è abbastanza inospitale, non trovi? Per noi conigli, intendo". "Sai cosa ti dico? - rispose Esterhazy, - andiamo a stare in campagna".
Saltellando fuggirono sempre più lontano, fino a quando non si lasciarono alle spalle le ultime case. Allora si sedettero per riposare un po'. "Mi rendo perfettamente conto di essere abbastanza piccolo, - disse Esterhazy. - Però mi potresti sposare lo stesso...". "Ma certo che ti sposo, stupidotto che non sei altro!" - disse Mimì.
mercoledì 16 gennaio 2013
"Disarmonia prestabilita" di Hans Magnus Enzenberger
Per ognuno di quelli che spaccano
la loro bottiglia di birra in testa a un tamil
al pronto soccorso c'è un chirurgo
che ricuce i crani.
E viceversa.
Per ogni cercamine
che rischia la pelle
un mercante d'armi.
E viceversa.
Per ogni stupratore una donna
con in mano il coltello da carne,
per ogni assistente sociale un neonazi,
per ogni stipendio alto
un'inchiesta tributaria, per ogni mostro
una soave madonna, e viceversa.
Ah, ha il suo bel daffare
ognuno di noi.
E non s'intravvede una fine.
lunedì 13 agosto 2012
"Avviso della mutua" di Han Magnus Enzenberger
più pesante che pietra su una tomba -
con te è impossibile trattare,
impolitica come sei
e variabile come le previsioni del tempo!
Ogni volta vorresti avere un lifting.
Nessuno ti capisce,
o mimosa egoista,
meno che mai tu stessa.
Hai di che far pietà.
Ma sarebbe un errore.
giovedì 2 agosto 2012
"Nel libro di lettura per classi superiori" di Hans Magnus Enzenberger
Son più esatti. Svolgi le carte di navigazione
prima che sia tardi. Vigila, non cantare.
Viene il giorno che torneranno a inchiodar liste
sulla porta e a chi dice di no dipinger sul petto
qualcosa di uncinato. Impara ad andare
senza esser conosciuto, impara più di me:
a cambiar quartiere, passaporto, faccia.
Fai pratica di tradimento al minuto,
di sporca quotidiana salvezza. Le encicliche
sono utili per accendere il fuoco
e i manifesti per incartare burro e sale
a chi è senza difesa. Rabbia e pazienza ci vogliono
per soffiare nei polmoni del potere
la fine polvere mortale, macinata
da chi ha molto imparato,
da chi è esatto, da te.
mercoledì 18 luglio 2012
"Bibliografia" di Hans Magnus Enzenberger
Questo è scritto per te.
Tortuosità sotto la corteccia,
scrittura tremolante dietro le tempie,
piste di formiche.
Questo non è un artificio.
Circuito stampato,
comunismo dei polipeptidi,
primule elettroniche,
allodole, secondo un programma.
Prendi e leggi, vecchio suicida.
Manifesti genetici,
permutazioni, gorgheggi.
Ogni cristallo un capolavoro.
Costruire occhi di libellula
non è un'artificio, ma le ricchezze
del mondo sono più semplici.
Questa ortica
potrebbe essere di Proust.
Feedback-system di secondo grado,
ultrastabile.
Finché questo libro ti arriverà in mano,
potrebbe essere per leggere
già troppo buio.
Se le libellule
se la caveranno senza di noi,
non lo sappiamo.
Bisogna accettarlo.
Butta via il libro e leggi.
mercoledì 20 giugno 2012
"Ordine del giorno" di Hans Magnus Enzenberger
Meditare sulla foto di una donna
che si è ammazzata.
Andare a vedere quando si è cominciata a usare
l'espressione immagine del nemico.
Dopo il tuono osservare le bolle
che il nubifragio forma sul lastrico
e bere l'aria bagnata.
Fumare e guardare un po' di televisione senz'audio.
Chiedersi di dove viene il prurito del sesso
durante una squallida riunione.
Pensare per sette minuti all'Algeria.
Dar fuori in bestemmie come un dodicenne
su un'unghia che si è spezzata.
Ricordarsi di una precisa sera,
ventun anni fa, era di giugno,
un pianista nero suonava il cha cha cha
e qualcuno piangeva di rabbia.
Non dimenticare di comprare il dentifricio.
Cercar di capire perché
perché Dio non lascia mai
in pace gli uomini, e neanche il contrario.
Cambiare la lampadina in cucina.
Ritirare dal balcone, con cautela,
la cornacchia fradicia, arruffata, inanimata.
Contemplare le nuvole, le nuvole.
Ma anche dormire, dormire.
sabato 10 dicembre 2011
"Europa. Seicento parole per capire il millennio" di Hans Magnus Enzenberger
Eurocentrismo: sembra un'imprecazione. Tale termine sta a indicare notoriamente un modo di pensare del tutto riprovevole. La correttezza politica, dal canto suo, forse non proprio più nel suo massimo splendore, non ha lesinato rimproveri nei nostri riguardi. Le persone che tuttora ritengono l'Europa l'ombelico del mondo sono nel frattempo diventate talmente rare da non doverle nemmeno più combattere, anzi si dovrebbe seriamente pensare se considerarle una specie in estinzione. Chi occasionalmente visita altri continenti si imbatterà tuttavia in tracce ed effetti di emulazione che sembrano così ovvii da passare inosservati. Se vengono ricordati in silenzio, svelano un pensiero coloniale o addirittura inclinazioni imperialiste? Non credo proprio. L' elenco che segue non riporta solo il materassino gonfiabile, la camicia da notte e la scuola materna, ma anche l'eroina, i gas tossici e i campi di concentramento. Il criterio principale adottato per includere o meno un termine in questo elenco - che potrebbe naturalmente essere ampliato all'infinito - è la sua diffusione oltre ogni barriera culturale. Quasi nessuno di coloro che si annodano una cravatta in Cina o nel Ghana si ricorderà della sua origine e a noi stessi è da tempo andato perso l'atteggiamento di autore o di inventore. Un fugace ricordo, che può fare a meno della commozione, è forse concesso o addirittura consigliato. L'Europa non ha soltanto portato sventure al mondo, ma anche graditi doni come il costume da bagno e il “brezel”, la famosa ciambella salata. Ma non deve trattarsi di controversie in materia di brevetti. In molti casi è difficile stabilire con esattezza la priorità di un'invenzione - chi ritiene di potersi arrogare il diritto di sapere chi ringraziare per l' invenzione del primo letto? In caso di dubbio io do ragione, sin dall'inizio, a tutti coloro che vogliono aver ragione, piuttosto che battermi a duello con loro. L'elenco eurocentrico non deve servire alla scienza, ma alla riflessione e al divertimento. Permette uno sguardo retrospettivo su qualche secolo, con una prospettiva incerta sul nuovo millennio, che notoriamente - secondo il calendario gregoriano, che a sua volta occupa un posto d'onore nel nostro elenco - è iniziato il primo gennaio 2001: anche questo caso è un caso per coloro che vogliono avere ragione. Introdotto nell'anno 1582, non è stato dappertutto il benvenuto. Glarus, Appenzell e una parte dei Grigioni si sono ostinatamente attenuti al tradizionale calendario giuliano fino al 1798, e i rumeni si sono adeguati solo nel 1924, digrignando i denti, al nuovo computo del tempo. La rivoluzione d'ottobre, anche lei un famoso articolo d'esportazione, a rigore, ha avuto luogo nel novembre del 1917. E così via. Resta il dubbio se prendere questa cosa, come pure le altre, alla lettera. Il bizzarro successo storico della nostra penisola ha certamente a che vedere con il fatto che i suoi abitanti hanno sviluppato una tendenza alla precisione, che a volte, ma certamente non sempre, è stata benefica. Comunque sia, la domanda che viene posta e spesso sollevata, che cosa c'è di europeo nell'Europa, trova forse più facilmente una risposta se si dà uno sguardo dall'esterno a questa parte del globo e poi ci si chiede che cosa gli altri abbiano trovato di utile, per loro fortuna o sfortuna, nelle sue creazioni.
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Nano per ornare il giardino, nastro magnetico, natale, nazionalismo, nettezza urbana, night club, nomenclatura botanica, nomenclatura chimica, nomi dei mesi, nomi dei pianeti, notazione musicale, novella, nudo, numeri complessi, numeri da 0-9, numeri immaginari, numeri irrazionali, numeri negativi.
Obitorio, occhiali, occhiello, olandese volante (giostra al lunapark), olimpiadi, ombrello, omeopatia, orario ferroviario, orchestra sinfonica, ordine (religioso, monastico, cavalleresco), orfanotrofio, organo (strumento musicale), ormoni, orologio da polso, orologio meccanico, orsacchiotto, ostello della gioventù, ostricoltura.
Pace maker, pagina, palcoscenico con boccascena, palcoscenico girevole, paleontologia, pane croccante, panna montata, panpepato, pantaloni, paranco, parlamento, partecipazione di matrimonio, partita doppia, partiti politici, passaporto, passo dell'oca, pasticcio (gastronomico), pastorizzazione, patatine fritte, pattino a rotelle, pattino da ghiaccio, penna stilografica, pentola smaltata, permanente, peschereccio per la pesca a strascico, pessario, pessario intrauterino, petrolchimica, pettinato (tipo di tessuto), pialla, piallaccio, pianoforte, pianta della città, pinot noir, pittura a olio, pittura su vetro, pizza, planisfero, politecnico, polizia, polvere tarmicida, pompa pneumatica, ponte di ferro, portaerei, portafoglio, posta aerea, pozzo d'estrazione, prato, presa di corrente, preservativo, pressa idraulica, pressa rapida, prestito statale, presunzione d'innocenza, produzione di acciaio, proiezione cartografica, proiezione di carte geografiche, prospettiva centrale, protesi dentaria, protezione degli animali, psicanalisi, pubblico ministero, pulizia strade, pullover, puntina da disegno.
Quinte (del teatro), quotidiano (giornale).
Raccoglitore, raccolta di fiabe, raccomandata, racconto radiofonico, radar, raddrizzatori, radioattività, rallentatore, razzismo, recensione, regata, reggiseno, registro anagrafico, ricerca oceanografica, riesling, riforma, riscaldamento centrale, rivista teatrale, rivoluzionario di professione, romanzo, roulette, ruota dentata, ruota panoramica.
Saldatoio, saldatrice, saliera e portapepe, salvagente, sanatorio, sandwich, sassofono, satira, sbiancante, scambio ferroviario, scatola di conserve, sci, scienza economica, sciopero, scrittura Braille, scuola materna, sedia, sedia a rotelle, sega circolare, segale, segheria, segno di interpunzione, semaforo, semiconduttore, serra, serratura a cilindro, servizio di leva, sessuologia, sfilata di moda, shampoo, sherry, sigarette, simboli matematici, sindacato, sipario, siringa per iniezioni, sismografo, sistema metrico, sistema periodico, smoking, socialdemocrazia, sociologia, sommergibile, sonata, spilla da balia, spillo, spoletta a tempo, sport invernale, stampa rotativa, stampa tipografica con caratteri mobili, standardizzazione per l'industria, statistica, stato maggiore generale, stato sociale, stazione ferroviaria, stazione radio, stazione termale, stemma, stereochimica, sterilizzazione forzata, stetoscopio, steward, stewardess, stivali di gomma, storia dell'arte, suffragio universale, suggeritrice, superconduzione, sveglia.
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Ufficiale giudiziario, ufficio oggetti smarriti, ufficio postale, ultrasuono, umanesimo, uniforme, unione postale universale, università, urna elettorale, utopia.
Vaccinazione, valigia, valvole, valzer, variété, ventilatore, vetrina, vetro da specchi, vetro della finestra, viaggio all-inclusive, viaggio in mongolfiera, vigili del fuoco, violino, vitamine, vite, vodka.
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Obitorio, occhiali, occhiello, olandese volante (giostra al lunapark), olimpiadi, ombrello, omeopatia, orario ferroviario, orchestra sinfonica, ordine (religioso, monastico, cavalleresco), orfanotrofio, organo (strumento musicale), ormoni, orologio da polso, orologio meccanico, orsacchiotto, ostello della gioventù, ostricoltura.
Pace maker, pagina, palcoscenico con boccascena, palcoscenico girevole, paleontologia, pane croccante, panna montata, panpepato, pantaloni, paranco, parlamento, partecipazione di matrimonio, partita doppia, partiti politici, passaporto, passo dell'oca, pasticcio (gastronomico), pastorizzazione, patatine fritte, pattino a rotelle, pattino da ghiaccio, penna stilografica, pentola smaltata, permanente, peschereccio per la pesca a strascico, pessario, pessario intrauterino, petrolchimica, pettinato (tipo di tessuto), pialla, piallaccio, pianoforte, pianta della città, pinot noir, pittura a olio, pittura su vetro, pizza, planisfero, politecnico, polizia, polvere tarmicida, pompa pneumatica, ponte di ferro, portaerei, portafoglio, posta aerea, pozzo d'estrazione, prato, presa di corrente, preservativo, pressa idraulica, pressa rapida, prestito statale, presunzione d'innocenza, produzione di acciaio, proiezione cartografica, proiezione di carte geografiche, prospettiva centrale, protesi dentaria, protezione degli animali, psicanalisi, pubblico ministero, pulizia strade, pullover, puntina da disegno.
Quinte (del teatro), quotidiano (giornale).
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Taglio cesareo, tappezzeria, tartufo, tasca dei calzoni, tassa sui cani, tassonomia, tavola pretoriana, taxi, tecnica di raffreddamento, tecnica molitoria, telaio meccanico, telegrafo, teleselezione, temperino, tenaglia, tennis, tennis da tavolo, teodolite, teoria degli insiemi, teoria dei gruppi, teoria della relatività, teoria dell' evoluzione, terminologia medica, termodinamica, termometro, termos, tintura per capelli, titolo di dottore / laurea, titolo di professore, tomografia, topologia, tornio, tosaerba, tovagliolo, trafileria per fili, tragedia, tram, tranquillante, trapano, trasformatore, trasfusione di sangue, trasmissione a coppia vite-ruota, trattore, trebbiatrice, tubo al neon, tubo catodico, tubo d'irrigazione, turacciolo, turbina, turismo, tutela dei dati, tutela dei monumenti, tv, tweed.
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giovedì 27 ottobre 2011
"Difesa dei lupi contro le pecore" di Hans Magnus Enzenberger
Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
Che muti pelo? E dal lupo? Deve
da sé cavarsi i denti?
Che cosa non vi garba
nei commissari politici e nei pontefici?
Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
sullo schermo bugiardo?
Chi cuce al generale
la striscia di sangue sui pantaloni? Chi
trancia il cappone all'usuraio? Chi
fieramente si appende la croce di latta
sull'ombelico brontolante? Chi intasca
la mancia, la moneta d'argento, l'obolo
del silenzio? Son molti
i derubati, pochi i ladri; chi
li applaude allora, chi
li decora e distingue, chi è avido
di menzogna?
Nello specchio guardatevi: vigliacchi
che scansate la pena della verità,
avversi ad imparare e che il pensiero
ai lupi rimettete,
l'anello al naso è il vostro gioiello più caro,
nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna
consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
troppo blando è per voi.
Pecore, a voi sorelle
son le cornacchie, se a voi le confronto.
Voi vi accecate a vicenda.
Regna invece tra i lupi
fraternità. Vanno essi
in branchi.
Siano lodati i banditi. alla violenza
voi li invitate, vi buttate sopra
il pigro letto
dell'ubbidienza. Tra i guaiti ancora
mentite. Sbranati
volete essere. Voi
non lo mutate il mondo.
sabato 15 ottobre 2011
"Musica del futuro" di Hans Magnus Enzenberger

Lei che non possiamo attendere
ce l'insegnerà.
Risplende, è incerta, remota.
Lei che lasciamo venire a noi
non ci attende,
non viene a noi,
di noi non cura,
rimane nell'irrisolto.
Non ci appartiene,
di noi non chiede, di noi
non si sovviene,
con noi non parla,
non ci è dovuta.
Non era,
non è per noi,
non è mai stata,
non è mai,
non è.
domenica 14 agosto 2011
"Gli scomparsi" di Hans Magnus Enzenberger
gli scomparsi
non li ha inghiottiti la terra. era l’aria?
come le arene del mare innumerevoli;
non in arena
però conversi ma in nulla. a schiere
dimenticati. spesso e di mano in mano,
come i minuti. più fitti di noi
ma senza ricordo. non registrati,
non decifrabili nella polvere ma scomparsi
i loro nomi, i cucchiai, le suole.
noi non li compiangiamo. non può nessuno
rammentarsi di loro: sono nati,
fuggiti, morti? dissolti
no. è senza lacune
il mondo ma lo tiene insieme solo
quel che non l’abita più,
coloro che sono scomparsi.
essi sono dovunque.
senza gli assenti, nulla ci sarebbe.
senza gli esiliati, nulla sarebbe saldo.
senza gli incommensurabili,
nulla di commensurabile.
senza i dimenticati, nulla di certo.
gli scomparsi sono giusti.
così anche noi in un’eco.
mercoledì 27 luglio 2011
"Dubbi" di Hans Magnus Enzenberger

Resta nel complesso sospeso
sempre e per sempre
il gioco mondano
dei dadi bianchi e neri?
Resta così, pochi vincitori perdenti,
molti perdenti perduti?
Sì, dicono i miei nemici.
Dico: Quasi tutto ciò che vedo
potrebbe essere diverso. Ma a quale prezzo?
Le tracce del progresso sono insanguinate.
Sono tracce di progresso?
I miei desideri sono semplici.
Semplicemente irrealizzabili?
Sì, dicono i miei nemici.
Le segretari sono in vita.
Gli spazzini non ne sanno nulla.
I ricercatori conducono le loro ricerche.
I mangiatori mangiano. Bene così.
Intanto mi chiedo:
Domani sarà ancora un giorno?
Questo letto sarà una bara?
Qualcuno ha ragione, o no?
E’ consentito dubitare anche dei dubbi?
No, il vostro consiglio di impiccarmi,
per quanto sia così saggio, non lo seguirò.
Domani sarà ancora un giorno (vero?)
occhi da aprire, battito di ciglia.
Qualcosa di buono da dire: ho avuto tanto.
Dolce giorno, in cui ciò che è comprensibile
si comprende da solo, nell’insieme!
Quale trionfo, Cassandra!
Un futuro da gustare, che io confuto!
Qualcosa di nuovo, sarebbe buono,
(i saggi Anziani già sapevano…)
ascolto attento i miei nemici.
Chi sono i miei nemici?
I neri mi chiamano bianco,
i bianchi mi chiamano nero.
Ascolto questo volentieri. Potrebbe significare:
sono sul giusto cammino
(esiste un giusto cammino?)
Io non mi biasimo. Biasimo coloro
a cui i miei dubbi sono indifferenti.
Hanno altre preoccupazioni.
I miei nemici mi stupiscono.
Hanno buone intenzioni con me.
Sarebbe tutto perdonato, accontentarsi
di sé e di loro.
Una piccola sbadataggine rende già amabili.
Un singolo Amen,
indifferente, quale Credo,
e potrei benedire ciò che è mondano,
impiccarmi, nel complesso
consolato e riconciliato, senza dubbi,
col mondo intero.
martedì 21 giugno 2011
"L'altro" di Hans Magnus Enzenberger

Uno ride
si interessa
ha il mio viso con pelle e capelli sotto il cielo
lascia rotolare parole dalla mia bocca
uno che ha denaro e paura e un passaporto
uno che litiga e ama
uno si diverte
uno si dimena
ma non io
io sono l'altro
che non ride
che non ha viso sotto il cielo
e alcuna parola nella sua bocca
ed è sconosciuto a sé e a me
non io; l'altro; sempre l'altro
che non vince e non è vinto
che non si interessa
che non si muove
l'altro
che è indifferente a sé stesso
del quale io non so niente
del quale nessuno sa chi è
che non mi muove
questo io sono.
martedì 3 maggio 2011
"L'indulgenza" di Hans Magnus Enzenberger
Voi non sapete di cosa sto parlando. E' chiaro.
Credete che c'entri con le rate,
col numero chiuso e con le tasse.
Non c'è da stupirsi. Dal benzinaio e in galera
e in discoteca non si concede nessuna indulgenza.
Se volete saperlo, anche in passato
era meglio non farci gran conto, nei letti d'ospedale,
sui campi di battaglia e nelle stazioni dei calvari.
Nessun miracolo, solo uno di quei miseri trucchi
con cui l'uomo a memoria d'uomo frega il suo prossimo.
Un modo di dire antiquato, nient'altro.
Eppure mi piacerebbe trasmettervela, tanto per fare,
questa formula magica, perchè è quasi perfetta: indulgenza plenaria
per tutte le temporali ed eterne.
Tra l'altro, dipendesse da me concedervela,
l'avreste di certo poveri disgraziati.
col numero chiuso e con le tasse.
Non c'è da stupirsi. Dal benzinaio e in galera
e in discoteca non si concede nessuna indulgenza.
Se volete saperlo, anche in passato
era meglio non farci gran conto, nei letti d'ospedale,
sui campi di battaglia e nelle stazioni dei calvari.
Nessun miracolo, solo uno di quei miseri trucchi
con cui l'uomo a memoria d'uomo frega il suo prossimo.
Un modo di dire antiquato, nient'altro.
Eppure mi piacerebbe trasmettervela, tanto per fare,
questa formula magica, perchè è quasi perfetta: indulgenza plenaria
per tutte le temporali ed eterne.
Tra l'altro, dipendesse da me concedervela,
l'avreste di certo poveri disgraziati.
lunedì 11 aprile 2011
"Ode alla stupidità" di Hans Magnus Enzenberger

Potenza celeste che ti nascondi nelle pieghe dell'encefalo,
dote senza fondo elargita al genere umano in saecula saeculorum,
tu sei innumere come la via latteae molteplice come l'erba.
Potente gemella dell'intelligenza,mano nella mano
celebri con essa una triste tiritera.
Si, è forte, come tu ci ispiri in sempre nuove guise,
come scemenza femminile e come idiozia maschile,
come sprizzi dagli occhi iniettati di sangue del picchiatore
e muovi passetti con aristocratica boria tossicchiante,
come ci fiati addosso con l'alito cattivo di una musa sbronza
e come polisillabo delirare nel seminano filosofico.
Cosa sarebbe l'uomo d'azione senza di te, stupidità granitica, totale e idiota,
che corri ardente per le sue vene come una overdose di amfetamina,
e cosa il ricercatore senza l'idea fissa che insegue
per i bianchi corridoi del suo istituto come la pantegana nel labirinto?
Senza contare la storia universale: di chi mai si ricorderebbe,
se non dei vincitori, nella sua ottusità napoleonica?
Sicché a noi sarà trasmesso lo stolido orgoglio del vincitore
e il rancore sordo del perdente, solo di quando in quando addolcito
dallo sproloquio ispirato dei sacerdoti delle sette,
dei comici e dei bevitori coatti. Stupidità,
tu spesso diffamata, che nella tua scaltrezza
ti fingi più stupida di quello che sei, protettrice di tutti i menomati,
solo agli eletti concedi il tuo dono più raro,
la benedetta semplicioneria dei sempliciotti.
Essi sono le pagine bianche nel tuo grande libro
che a nessuno di noi tu dissigilli.
sabato 1 gennaio 2011
"Seminario di filosofia" di Hans Magnus Enzenberger

Che siamo in gamba è pura verità. Ma lungi
dal cambiare il mondo, noi facciamo apparire sul podio
conigli dal nostro cervello, conigli e colombe,
sciami di colombe candide che assidue
cacano sui libri. Che la ragione è ragione
e non ragione, per intender ciò non è
necessario essere Hegel, è sufficiente
uno sguardo allo specchietto. Esso ci mostra,
cinte di mantelline azzurre a godè, tempestate
di stelle d'argento, con in testa
un cappello a punta. Ci raduniamo in cantina,
tra le schede dei fuoricorso, per il congresso hegeliano,
tiriamo fuori le nostre sfere di cristallo, gli oroscopi,
e ci mettiamo al lavoro. Referenze
sappiamo brandire, pendolini, relazioni;
facciamo girare i tavoli, ci interroghiamo:
in quale misura è reale ciò che è reale? Compiaciuto
sogghigna Hegel. Gli dipingiamo un paio di baffi.
Già somiglia a Stalin. Il Congresso
danza. Non c'è vulcano a perdita di vista. Discrete
le guardie montano la guardia. Con tutta calma estrae
il nostro apparato fisico, come bastoni dal sacco,
frasi ch colpiscono nel vivo, e noi ci diaciamo:
Nell'animo di ogni poliziotto si nasconde
un angelo custode dietro al qual
si nasconde un poliziotto. Abracadabra!
Spieghiamo, come un enorme fazzoletto,
la teoria, mentre davanti al seminario asseragliato
i signori in trench-coat aspettano composti.
Fumano, non utilizzano l'arma di servizio
e sorvegliano i ruoli, i fiori di carta
e la candida sconfinata coltre d'escrementi di colombo.
lunedì 13 dicembre 2010
"Denuncia di smarrimento" di Hans Magnus Enzenberger

Perdere i capelli, i nervi,
capite, il tempo prezioso,
in una partita perduta perdere
quota, lustro, sono dolente,
non importa, perdere per un pelo,
non interrompetemi, sangue
perdere, padre e madre,
ho perso il cuore a Heidelberg,
senza battere ciglio,
perdere ancora una volta, il fascino
della novità, acqua passata,
i diritti civili, haha,
la testa, Dio mio, la testa,
se proprio dev'essere,
il paradiso perduto, per conto mio,
il posto di lavoro, anima perduta,
la faccia, anche quella,
un molare, due guerre mondiali,
tre chili di peso, perdere,
perdere, sempre e solo perdere, anche
le illusioni già da tempo perdute,
beh se proprio ci vuole, taciamo
sulla fatica perduta,
ma da dove, il lume degli occhi
dagli occhi, l'innocenza
perderla, peccato, la chiave di casa,
peccato, perdersi d'animo
perdendosi tra la folla,
non m'interrompete,
la ragione, fino all'ultimo centesimo,
se è per questo, ho quasi finito,
la calma, il ranno e il sapone,
perdere tutto in una volta,
guai, persino il filo,
la patente, e la voglia.
martedì 7 dicembre 2010
"Pallida consolazione" di Hans Magnus Enzenberger

La lotta di tutti contro tutti dovrebbe,
secondo quanto trapela da ambienti
vicini al ministero degli Interni,
essere prossimamente nazionalizzata,
fino all'ultima macchia di sangue.
Tanti saluti a Hobbes.
Guerra civile ad armi impari:
quel che gli uni fanno con la carta bollata
gli altri lo fanno col mitra.
Gli avvelenatori e i piromani
dovranno fondare un sindacato
per difendere il proprio posto di lavoro.
Si osserva un'apertura sempre maggiore
del nostro regime carcerario.
Lavabile, rilegato in plastica nera,
Krapotkin è lì pronto per lo studio:
Sistema del reciproco aiuto in natura. Magra consolazione.
Abbiamo con rammarico appreso
che non esiste giustizia,
e con ancora maggior rammarico
che, come ci assicurano negli ambienti in questione,
stropicciandosi le mani, mai alcunché
del genere potrà, dovrà né saprà esistere.
Dibattuto è tuttavia chi o che cosa
ne abbia colpa. Si tratta del peccato originale
o della genetica? della cura del neonato?
della scarsa educazione sentimentale?
della dieta sbagliata? del Diociassiste?
del predominio del maschio? del capitale?
Del fatto che purtroppo non possiamo impedirci
di violentarci a vicenda,
di metterci in croce alla prima occasione
e di mangiarci gli avanzi, non sarebbe male
scoprire un'adeguata spiegazione,
balsamica per l'intelletto.
Anche se l'obbrobrio quotidiano disturba,
esso tuttavia non ci stupisce.
Ciò che però appare enigmatico
è il tacito aiuto,
la bonarietà senza secondi fini,
nonché l'angelica bontà.
E' dunque gran tempo ormai di elogiare
con lingua infuocata il barman che per ore e ore
ascolta il monologo dell'impotente;
il rappresentante di gallette prodigo
di misericordia, il quale risparmia il colpo mortale
lasciando cadere l'ingiunzione a pagare;
nonché la bigotta, la quale
inaspettatamente accoglie il disertore affranto
che bussa alla sua porta, e lo nasconde;
e il rapitore che al confuso complotto
con un fievole sorriso di felicità
improvvisamente rinuncia, stanco morto;
e noi mettiamo da canto il giornale
rallegrandoci, con un'alzata di spalle, come
quando il pezzo strappalacrime, se Dio vuole, è finito;
quando al cinema si accendono le luci, e fuori
ha smesso di piovere, e allora finalmente
c'infiora le labbra la prima boccata di sigaretta.
venerdì 3 dicembre 2010
da "La fine del Titanic" di Hans Magnus Enzenberger

Canto ventiseiesimo
"In realtà non è accaduto nulla".
La fine del Titanic non ha avuto luogo:
era solo un film, un presagio, un'allucinazione.
"In realtà" si continua a giocare a whist,
e se non a whist quanto meno a backgammon; nel
salotto fumatori le scatole di sigari, lavorazione artigianale,
made in Cuba, risplendono ancor sempre di medaglie d'oro;
nell'ingresso del Gran Foyer si librano tuttavia
pace e progresso, stitici e allegorici,
in bronzo; i ricchi sono rimasti ricchi,
e comandantes i comandantes; nel bagno turco
l'intramontabile Mrs. Maud Slocombe adempie al suo difficile compito,
quello di prima massaggiatrice di bordo della storia;
dovunque lampadari, palme, specchi e satinate tende,
Luì Kens, Luì Kators, sempre e ovunque, fino alla nausea.
Naturalmente oggi il personale ha la tredicesima
e la tivù a colori in cabina; lo steward è turco;
l'infermiera è laureata in psicologia; ma altrimenti?
I menù sono ancora e sempre troppo lunghi;
di nuovo c'è, tutt'al più, sul ponte F la sauna finlandese,
dove il Comitato Centrale va per sudare e mette saccarina anziché zucchero nel tè.
I glaciologi si sono portati appresso un micro-computer
in teca di perspex, il quale, durante i lavori del congresso
di climatologia, funziona come simulatore d'icebergs
su una proiezione di duecentocinquant'anni.
Le boutiques fanno, come al solito, affari d'oro
con portaceneri e magliette souvenir del Titanic;
al cinema danno A Night to Remember; l'happy end
è una graziosa abitudine, come le rapine alle banche,
come le tavole rotonde sull'indicizzazione delle pensioni
e sul socialismo in un piroscafo.
Ogni tanto scattano puntuali gli scioperi a singhiozzo;
allora i camerieri piantano lì i secchielli dello champagne
e il pianista si ferma in mezzo alla fantasia in do minore.
Allora restano interdetti anche i gangster e gli editori;
i pittori da salon s'indispettiscono; gli addetti militari
vogliono improvvisamente saldare il conto; tutti ridono, tutti sono felici.
"E' così", pensa la scaltra puttana, "che il mondo finirà,
fra il tripudio dei suoi più arguti ingegni, convinti e persuasi
che è soltanto uno scherzo". - Anche i poeti esistono ancora!
Siedono al Café AStor, al bancone self-service,
facilmente identificabili per quel loro sguardo da mal di mare;
dal bicchiere in plastica sorseggiano la loro Coca
e commemorano, com'è d'uopo, gli emigrati,
gli esquimesi e i palestinesi seduti in terza classe.
Lo pseudo poeta fa cenno al mezzopoeta,
il quale a sua volta fa un cenno al poeta vero.
Poi ciascuno se ne va a cercare la propria cabina, ciascuno
si accomoda sulla propria sedia asciutta e scrive,
come se non fosse accaduto nulla, sul bel foglio asciutto:
"In realtà non è accaduto nulla".
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