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mercoledì 26 giugno 2013
"Cicogne lunari" di Ahmet Haşim
Cicogne colpite dalla luna lattea, una silenziosa riunione di cicogne,
contemplano uno stagno in tranquilla assemblea.
Il cielo è una laguna appesa stasera, profonda ed alta,
e punteggiata da milioni di moscerini azzurri.
Cosa sono gli uccelli che pescano laggiù e
beccano gli aerei moscerini in scie luminose?
Le cicogne meditano queste domande in silenziosa assemblea?
Colpite dalla luna? Vicino allo stagno? Nella notte?
mercoledì 19 giugno 2013
Considerazioni libere (369): a proposito di #occupygezi...
Per chi - come me - ha una passione profonda per la cultura e per il pensiero del mondo antico, la Turchia non è un paese lontano, ma uno dei luoghi dove è nata la nostra civiltà. L'ho scritto in una "considerazione" di qualche tempo fa, ma credo sia utile ricordarlo. Il primo
filosofo e il primo storico della tradizione occidentale sono due greci,
Talete ed Ecateo, nati entrambi a Mileto, le cui rovine sono a cinque chilometri a
nord della città turca di Akköy. Uno degli uomini che ha fondato la religione cristiana è un ebreo, cittadino romano, nato nella città di Tarso, nell'attuale provincia turca di Mersin. Uno dei testi più importanti della nostra letteratura è un poema che racconta la storia della guerra per una città, le cui rovine si trovano
sulla costa turca. Per queste e per molte altre ragioni io mi sento turco, allo stesso modo per cui mi sento greco: perché sono europeo. E per questo, al di là delle complicate vicende diplomatiche che hanno ora avvicinato ora allontanato quel paese dall'Unione europea, io penso che ne debba far parte, perché fa già parte dell'Europa, pur con caratteri del tutto peculiari. E poi c'è un altro motivo che - credo - dovrebbe spingerci ad auspicare
l'ingresso della Turchia nell'Unione, un motivo, questa volta, tutto rivolto al futuro.
La Turchia è un paese di prevalente religione islamica e l'Europa deve
imparare a riconoscere anche quella religione tra i propri elementi fondanti,
perché ormai molti cittadini europei sono musulmani e perché la nostra cultura è da sempre in contatto con la loro, in maniera feconda, anche quando abbiamo combattuto gli uni contro gli altri. Naturalmente proprio perché auspico l'ingresso a pieno titolo della Turchia nell'Unione europea, ho più volte criticato il governo di quel paese, per molte e valide ragioni. Ne cito alcune, richiamando anche le "considerazioni" in cui ne ho parlato: la legge in Turchia non tutela i bambini e infatti ci sono norme che hanno consentito di arrestare, mettere sotto processo e condannare centinaia di minorenni (la nr. 181); tutela ancor meno le bambine, visto che nel 37% dei matrimoni registrati le spose sono minorenni (la nr. 172). Il governo turco utilizza in maniera spregiudicata le risorse naturali: Erdogan ha progettato un sistema di dighe sugli alti corsi del Tigri e dell'Eufrate, che da un lato toglie questa preziosa risorsa ai paesi che stanno a valle di questi storici fiumi, e dall'altro è destinato a distruggere il territorio dei curdi (la nr. 75). Non serviva la repressione violenta contro i manifestanti del Gezi park per farci conoscere il vero volto del primo ministro turco, che per anni è stato considerato dai governi europei un interlocutore affidabile e moderato, uno di cui potersi fidare, ma che non ha mai fatto mistero del proprio stile autoritario di governo e soprattutto di una visione che tende a escludere una parte del paese, in nome del ritorno a una religione tradizionale, chiusa, antimoderna.
Per queste ragioni in questi giorni ho cercato di seguire quello che succedeva in quel paese, ho voluto esprimere la mia solidarietà verso quel popolo resistente, ho condiviso foto e messaggi, ho raccolto in questo blog alcune poesie di autori turchi che, pur non avendo nessuna attinenza con le proteste di questi giorni, mi sembravano descrivere la forza e la passione di quel popolo (le trovate sotto queste due "etichette": Hikmet e Turchia). E voglio continuare a farlo, perché credo che la protesta non sia finita e che quel popolo continuerà a resistere, perché - come ha giustamente detto Martin Schulz: "forse la Turchia è matura per l'Europa, ma non lo è Erdogan"; il popolo di Gezi park è certamente maturo per l'Europa, occorre vedere quanto l'Europa sia matura per quel popolo, come per noi.
E infatti io in questi giorni ho criticato - e critico - duramente il governo del mio paese per il silenzio colpevole con cui ha osservato - e osserva - quello che sta succedendo. Ovviamente non mi aspettavo nulla dalla destra, non solo perché B. è amico personale di Erdogan e testimone di nozze del figlio, ma perché la destra in tutto il mondo reprime le manifestazioni di piazza, più o meno brutalmente. Speravo che qualcuno nel centrosinistra di governo si ricordasse che un tempo era stato internazionalista, ma evidentemente è un ricordo troppo lontano e quindi si sono tutti piegati alla Realpolitik, condannandosi al silenzio e all'ignominia; anche per questo vile silenzio dell'ex-Pd la mia strada non potrà mai più incrociarsi con quella di quel partito. Vergognoso poi è il caso del sedicente ministro degli esteri italiano che da paladina dei diritti umani, da pasionaria del movimento femminile, è diventata fedele cane da guardia dell'ordine costituito.
Noi dobbiamo capire cosa è successo a Istanbul, ad Ankara e nelle altre città turche. Proprio la storia particolare di quel paese, il suo essere ponte tra l'oriente e l'occidente, danno a quelle proteste un carattere particolare, facendole essere allo stesso tempo una delle "primavere arabe" e una protesta sullo stile di OccupyWallstreet, e probabilmente riuscendo a essere qualcosa di nuovo e di totalmente diverso da questi due modelli.
Forse la cosa più importante è che da qualche anno, ormai in maniera regolare, esplodono improvvisi nel mondo dei movimenti giovani e urbani, che all'apparenza non hanno nulla in comune tra loro. Ci sono stati il movimento degli indignati nelle città occidentali, le "primavere" arabe, la protesta degli aceri in Québec, i cortei russi contro i brogli elettorali, oggi ci sono le manifestazioni in Turchia e in Brasile. Le cause scatenanti sono sempre differenti e molto diversi sono il contesto storico, economico, sociale e culturale. La disoccupazione e la povertà dei giovani tunisini ed egiziani non esiste in Turchia. Il Canada è sicuramente un paese democratico, mentre la Russia non lo è. L'economia brasiliana è in una fase espansiva, mentre quelle europee sono ripiegate su se stesse. Eppure questi movimenti si somigliano. Non ci sono leader riconosciuti, anche perché non ci sono riferimenti ideologici chiari. Sono spontanei e nessun partito è stato in grado di parlare con loro; emblematico è il caso degli indignados spagnoli, la cui protesta è stata una delle cause della sconfitta dei socialisti. A protestare sono per lo più i giovani, che ricevono le informazioni e formano parte della propria cultura nella rete; e la rete è uno degli strumenti che è servito a catalizzare la loro protesta, sui social network e attraverso sms e mail. In tutti questi movimenti si è rapidamente passati dalla rete alla piazza, in una concretezza che sembrava svanita negli anni recenti. Forse è una generazione che rappresenta un fenomeno nuovo. La rivoluzione industriale ha contribuito a creare il movimento operaio e oggi le nuove tecnologie forse stanno creando un movimento nuovo, capace di modificare il panorama politico. Probabilmente questa è una mia speranza, la tentazione di essere - per una volta - ottimista, ma penso che la sinistra possa trovare lì, in questi movimenti, una nuova linfa, nuove idee. In Italia, ad esempio, l'ultima "cosa di sinistra" che siamo riusciti a fare è stata la mobilitazione referendaria per l'acqua pubblica, poi qualcuno si è venduto al nemico, altri si sono arresi, moltissimi ci siamo dispersi.
Questi movimenti nascono perché è finito il mondo di prima e non è ancora nato quello dopo. La "guerra fredda" sicuramente è finita e con essa l'equilibrio che ha resistito per quasi mezzo secolo, ma non c'è un nuovo equilibrio internazionale. Anche quello che apparentemente è il vincitore della "guerra fredda" non riesce ad avere il monopolio culturale dell'occidente, e non mi sembra un caso che in fondo i movimenti più vitali di questa protesta nascano proprio fuori da esso, nelle "primavere" prima e adesso in Turchia. Anche la sinistra deve profondamente interrogarsi, lo deve fare il campo socialista o riformista o come lo volete chiamare; c'è un vuoto politico in questo momento e questi movimenti di protesta, seppur confusamente, lo stanno riempiendo. Anche senza rendersene conto. La speranza è che arrivi, a un certo punto, la consapevolezza di questo ruolo, che questa generazione deve assumersi. Mi farebbe piacere se arrivasse dalla Turchia.
Per queste ragioni in questi giorni ho cercato di seguire quello che succedeva in quel paese, ho voluto esprimere la mia solidarietà verso quel popolo resistente, ho condiviso foto e messaggi, ho raccolto in questo blog alcune poesie di autori turchi che, pur non avendo nessuna attinenza con le proteste di questi giorni, mi sembravano descrivere la forza e la passione di quel popolo (le trovate sotto queste due "etichette": Hikmet e Turchia). E voglio continuare a farlo, perché credo che la protesta non sia finita e che quel popolo continuerà a resistere, perché - come ha giustamente detto Martin Schulz: "forse la Turchia è matura per l'Europa, ma non lo è Erdogan"; il popolo di Gezi park è certamente maturo per l'Europa, occorre vedere quanto l'Europa sia matura per quel popolo, come per noi.
E infatti io in questi giorni ho criticato - e critico - duramente il governo del mio paese per il silenzio colpevole con cui ha osservato - e osserva - quello che sta succedendo. Ovviamente non mi aspettavo nulla dalla destra, non solo perché B. è amico personale di Erdogan e testimone di nozze del figlio, ma perché la destra in tutto il mondo reprime le manifestazioni di piazza, più o meno brutalmente. Speravo che qualcuno nel centrosinistra di governo si ricordasse che un tempo era stato internazionalista, ma evidentemente è un ricordo troppo lontano e quindi si sono tutti piegati alla Realpolitik, condannandosi al silenzio e all'ignominia; anche per questo vile silenzio dell'ex-Pd la mia strada non potrà mai più incrociarsi con quella di quel partito. Vergognoso poi è il caso del sedicente ministro degli esteri italiano che da paladina dei diritti umani, da pasionaria del movimento femminile, è diventata fedele cane da guardia dell'ordine costituito.
Noi dobbiamo capire cosa è successo a Istanbul, ad Ankara e nelle altre città turche. Proprio la storia particolare di quel paese, il suo essere ponte tra l'oriente e l'occidente, danno a quelle proteste un carattere particolare, facendole essere allo stesso tempo una delle "primavere arabe" e una protesta sullo stile di OccupyWallstreet, e probabilmente riuscendo a essere qualcosa di nuovo e di totalmente diverso da questi due modelli.
Forse la cosa più importante è che da qualche anno, ormai in maniera regolare, esplodono improvvisi nel mondo dei movimenti giovani e urbani, che all'apparenza non hanno nulla in comune tra loro. Ci sono stati il movimento degli indignati nelle città occidentali, le "primavere" arabe, la protesta degli aceri in Québec, i cortei russi contro i brogli elettorali, oggi ci sono le manifestazioni in Turchia e in Brasile. Le cause scatenanti sono sempre differenti e molto diversi sono il contesto storico, economico, sociale e culturale. La disoccupazione e la povertà dei giovani tunisini ed egiziani non esiste in Turchia. Il Canada è sicuramente un paese democratico, mentre la Russia non lo è. L'economia brasiliana è in una fase espansiva, mentre quelle europee sono ripiegate su se stesse. Eppure questi movimenti si somigliano. Non ci sono leader riconosciuti, anche perché non ci sono riferimenti ideologici chiari. Sono spontanei e nessun partito è stato in grado di parlare con loro; emblematico è il caso degli indignados spagnoli, la cui protesta è stata una delle cause della sconfitta dei socialisti. A protestare sono per lo più i giovani, che ricevono le informazioni e formano parte della propria cultura nella rete; e la rete è uno degli strumenti che è servito a catalizzare la loro protesta, sui social network e attraverso sms e mail. In tutti questi movimenti si è rapidamente passati dalla rete alla piazza, in una concretezza che sembrava svanita negli anni recenti. Forse è una generazione che rappresenta un fenomeno nuovo. La rivoluzione industriale ha contribuito a creare il movimento operaio e oggi le nuove tecnologie forse stanno creando un movimento nuovo, capace di modificare il panorama politico. Probabilmente questa è una mia speranza, la tentazione di essere - per una volta - ottimista, ma penso che la sinistra possa trovare lì, in questi movimenti, una nuova linfa, nuove idee. In Italia, ad esempio, l'ultima "cosa di sinistra" che siamo riusciti a fare è stata la mobilitazione referendaria per l'acqua pubblica, poi qualcuno si è venduto al nemico, altri si sono arresi, moltissimi ci siamo dispersi.
Questi movimenti nascono perché è finito il mondo di prima e non è ancora nato quello dopo. La "guerra fredda" sicuramente è finita e con essa l'equilibrio che ha resistito per quasi mezzo secolo, ma non c'è un nuovo equilibrio internazionale. Anche quello che apparentemente è il vincitore della "guerra fredda" non riesce ad avere il monopolio culturale dell'occidente, e non mi sembra un caso che in fondo i movimenti più vitali di questa protesta nascano proprio fuori da esso, nelle "primavere" prima e adesso in Turchia. Anche la sinistra deve profondamente interrogarsi, lo deve fare il campo socialista o riformista o come lo volete chiamare; c'è un vuoto politico in questo momento e questi movimenti di protesta, seppur confusamente, lo stanno riempiendo. Anche senza rendersene conto. La speranza è che arrivi, a un certo punto, la consapevolezza di questo ruolo, che questa generazione deve assumersi. Mi farebbe piacere se arrivasse dalla Turchia.
lunedì 17 giugno 2013
"L'iniettore" di Seyhan Erözçelik
I pesci si scontrarono contro l'albero, sparirono
le squame, dalle radici alla sommità si disegnò una traccia d'acqua.
Le foglie sono impazzite? Chi ha tagliato le nubi
con il pugnale del tempo passato?
Ruggine schizzava dalle nuvole, ruggine
schizzava dalle nubi alle mie vene
più sottili.
Mondo ingabbiato al singolo dettaglio
mon coeur! Sogni che ho annodato a lampadine…
Ho tagliato le nubi con un coltellino spuntato.
Si sono aperte. Nessuno ci ha creduto.
sabato 15 giugno 2013
"La morte prende le stelle della notte per ferite con le croste" di Gökçenur C.
La morte gestisce una bottega al Gran Bazar, in via Fesçiler,
La morte crede che una parola inglese ogni tanto faccia molto cool,
La morte cerca di nascondere a tutti l'esistenza di zebre candide,
La morte fa un giro di backgammon con il tempo,
La morte sussurra la formula della bellezza all'orecchio dei cavalli,
La morte muore di paura perché non sa il suo vero nome,
La morte ha gli occhi grigi, non lo ricorda ma un tempo erano blu,
La morte parla agli uccelli, suoi unici amici, senza capirli,
La morte ama più di Siddharta la puttanella dei giardini di gelsomino, Yosadhara,
La morte sogna di sommare previdenza sociale, previdenza aggiuntiva e andarsene in pensione,
La morte, lucciola bionda, impara qualcosa da chiunque tocchi,
La morte non gradisce l'idea di trasferirsi in campagna,
La morte dice a Cüneyt ho visto tuo padre sta bene e ti bacia,
La morte tiene un diario ma non segna le date,
La morte dona ai partenti del defunto mantelli di oblio,
La morte non prende sonno la sera se prima non beve, preferisce la sambuca all'anisetta,
La morte è una creatura abitudinaria, si spazzola i denti col sale,
La morte fa un prestito per saldare il debito della carta di credito,
La morte fa un lavoro che non ama,
La morte colleziona cartoline del castello di Van,
La morte prende le stelle della notte per ferite con le croste,
La morte ce l'ha a morte con Dio ma prima di dormire non esita a recitare tre kulluvallah e una fatiha,
La morte sottolinea i suoi passaggi preferiti,
La morte perde le staffe con chi chiede "perché io?",
La morte ormai non si vergogna più di piangere,
La morte si è confusa tra noi, e come uno di noi tira a campare.
La morte crede che una parola inglese ogni tanto faccia molto cool,
La morte cerca di nascondere a tutti l'esistenza di zebre candide,
La morte fa un giro di backgammon con il tempo,
La morte sussurra la formula della bellezza all'orecchio dei cavalli,
La morte muore di paura perché non sa il suo vero nome,
La morte ha gli occhi grigi, non lo ricorda ma un tempo erano blu,
La morte parla agli uccelli, suoi unici amici, senza capirli,
La morte ama più di Siddharta la puttanella dei giardini di gelsomino, Yosadhara,
La morte sogna di sommare previdenza sociale, previdenza aggiuntiva e andarsene in pensione,
La morte, lucciola bionda, impara qualcosa da chiunque tocchi,
La morte non gradisce l'idea di trasferirsi in campagna,
La morte dice a Cüneyt ho visto tuo padre sta bene e ti bacia,
La morte tiene un diario ma non segna le date,
La morte dona ai partenti del defunto mantelli di oblio,
La morte non prende sonno la sera se prima non beve, preferisce la sambuca all'anisetta,
La morte è una creatura abitudinaria, si spazzola i denti col sale,
La morte fa un prestito per saldare il debito della carta di credito,
La morte fa un lavoro che non ama,
La morte colleziona cartoline del castello di Van,
La morte prende le stelle della notte per ferite con le croste,
La morte ce l'ha a morte con Dio ma prima di dormire non esita a recitare tre kulluvallah e una fatiha,
La morte sottolinea i suoi passaggi preferiti,
La morte perde le staffe con chi chiede "perché io?",
La morte ormai non si vergogna più di piangere,
La morte si è confusa tra noi, e come uno di noi tira a campare.
venerdì 14 giugno 2013
"Senza titolo" di Gonca Özmen
Immagina un uccello sulla tua spalla,
ho lanciato un sassolino sulla sua smemoratezza
fiammiferi sulla tua assenza
Andando avanti ci si scopre somigliare sempre più
a cose luminose, al loro pigolio
Una rosa dei venti ruota nella nostra bocca senza posa
Una zebra si lancia via da me
giovedì 13 giugno 2013
"Predizione" di Enis Batur
Natura morta che batto appoggiato
sul suo varco: arrivò una zingara
la notte, mi aprì le mani e una lunga,
serena pioggia le cadde sul viso:
"Passa tutto, ma tu non passi".
La mia stanca unicità nutrita nel rifugio:
io, crudele incrinatura, dialetto d'incendio
originario d'acqua e resina: passa tutto
ed io rimango.
mercoledì 12 giugno 2013
"Un amore ad Istanbul" di Cuneyt Ayral
Ti mostrerò una foto
presa sotto la finestra rossa
sulla baia. Adesso
non esiste più.
Quell'edificio con quella finestra
fatta a croce
da un mastro cristiano dei giannizzeri.
Ecco! Adesso dove sorge quell'edificio
era il posto dove un marinaio genovese
perse la sua amata...
l'amata formosa dai larghi fianchi
nel porto di Venezia.
Lì si sedette a gambe incrociate
e pianse per lei calde lacrime.
Ti penso sempre
in questa stradina di Galata...
dov'è la casa rossa semidistrutta.
Dalle antiche case di Istanbul
che credevo fossero a Ziverbey
mentre guardavo le donne
che dalle grate dell'harem
mi osservavano
con occhi stupiti ed innamorati
pensavo
eri forse tu sotto altre sembianze?
Dal trenino dei pendolari
pende un drappello di bambini senza biglietto
contadine truccate nei sottopassaggi
delle stazioni
e mentre il treno passa
sguardi da quella casa
eri forse tu sotto altre sembianze?
Era questa l'Istanbul
che amavo
dalla salita di Haci Osman
alla collina.
Come un amore nascosto
Ali ama Ayse
scritto su muri di fuoco
dove le barche si annientano.
Questa Istanbul
su una foto firmata
studio de La Rose Noire
a Nektar
nel 1940
mentre osservo la strada
il mio amore finisce.
Questo amore appartiene a questa terra
ha un significato profondo
è giovane selvaggio
sui marciapiedi stanchi.
Sul tardi dal ponte di Galata
si intravede il Corno d'Oro
e si sognano fantastiche bellezze ottomane.
Nel caffè del mattino a Shishane
tra ragazze che vanno a scuola
gelose del venditore di pane fresco al sesamo
amo gustare il gevrek croccante
ne ho nostalgia.
Ho nostalgia dei tuoi baci
sul battello per Uskudar
baci dati davanti ai vagabondi
di Tophane
baci dati
fino a sazietà.
Questo amore appartiene a questa terra
è filtrato in un alambicco
sulle stanche tavole dei bistrot...
ore tarde a Beyoglu
con Anuska, Ayse, Marika.
Ho nostalgia
dei tuoi baci sul vaporetto per Uskudar
di baci dati fino a sazietà.
12 maggio 1979.
Forse c'era una donna
forse eri tu
ti sono corso dietro
ispirazione? Non so
non mi sentivo sconfitto nella passione.
Bevemmo il nostro ultimo té
alla pasticceria Marquis,
eravamo di fronte ma non ti vedevo.
Con una tazzina di caffé in mano
nel vecchio Park Hotel
osservammo come veniva demolito
l'antico Caffé Shark.
Ti racconto dell'Istanbul di un tempo
su foto stanche d'esser troppo baciate
e delle stradine secondarie di Pera
testimoni di storie scritte e non scritte.
Manifesti infuocati
di giovani aitanti di Beyoglu
e di donne hollywoodiane
popolarissime a Fatih.
Quanto è penetrante quanto è dolce
l'aroma intenso delle mandorle fresche
sparso sulle colline di Beykoz.
Quante passioni
quante navi che passano
lungo il porticciolo di Besiktas!
Istanbul è piena di felicità
come per me è felicità l'amarti
Uscirono dal Tunnel
e non guardarono avanti.
Non videro neanche Narmanli
ed oltrepassarono assenti
Fikret Mualla.
Si gustarono un lahmacun
nel locale Mimosa che risale al 1933
incontrarono donne ben truccate
imbelletate
e forse perfino con la minigonna
più in là tra i rifiuti
una fisarmonica del '43 forse una Honer.
Giunsero infine a Taksim
lasciandosi indietro una strada sconnessa
''Questi marciapiedi pietrosi e rovinati
non si possono più riparare''.
Si abbracciavano dappertutto
uomini disperati del 1988
Istanbul era in rovina!
Ti aspetto a Beyazit
sotto il grande platano
e mi sorseggio il té
o mi faccio un giro
nei negozietti di libri di seconda mano
per cercare una poesia che ti si addica.
Calzolai albanesi
i mercanti di contrabbando
in una città di oziosi.
Ho tra le mani una rosa
rossa come le tue labbra.
A Taksim sotto l'orologio
tra le cartoline color seppia.
È lì che ti aspetto
tra le prostitute debosciate
e vecchie
nella città di chi fa sottaceti
È lì che ti aspetto
al porticciolo di Bebek
di fronte alla Moschea
mi trovo ad interrogare i gabbiani
sempre presenti.
Ho nostalgia di te.
Poi in quella stessa Istanbul
nel mattino incombente
con un silenzio eterno
a Beyoglu
ci uniamo alle ''danze di Istanbul''.
Le nostre mani si toccano per la prima volta
e ci scambiamo sguardi timidi
nell'Istanbul che ci avvolge e ci prende.
Mentre gli artigiani a Shishane
chiudono gli scuri dei negozi
al calar della sera
le passioni entrano nel silenzio e
si allontanano dal chiasso delle danze.
Il movimento continua.
Con chi, veramente?
Verrà un giorno in cui
il grande platano di Arnavutkoy parlerà?
''I tassisti di Istanbul sono talmente esperti
che riescono a guidare sull'acqua,
Pachas e vecchi vizir conoscevano bene
il gusto dello sgombro alla griglia con il raki''.
Poi Markiz comincia ad urlare
e scuote le mura che nessun
uomo era riuscito ad abbattere!
''Non ve la prendete! Basta!
Bruciate, cadete in rovina..."
ma non scrivetelo...
Senza il Pietrogrado, e il Libano
e chi veniva da me ed oggi è morto,
non è più la stessa cosa...
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