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lunedì 11 marzo 2013

"Prèveza" di Kostas Kariotakis


Morte sono i corbacci che s'abbattono
sui muri neri e sulle rosse tegole,
morte le donne che fanno l'amore
come se sminuzzassero cipolle.

Morte le strade sporche, irrilevanti,
coi loro nomi illustri, altisonanti,
e l'oliveto, e il mare attorno, e ancora
il sole, morte in mezzo alle altre morti.

E morte il poliziotto che accartoccia
e pesa una razione "difettosa",
morte i giacinti in fiore sul balcone,
e il professore che legge il giornale.

Distretto, Base, Guarnigione, Prèveza.
La banda ascolteremo di domenica.
Ho pure aperto un libretto di banca,
primo deposito dracme quaranta.

Passeggiando sul molo lentamente
domandi "esisto?" e poi "no, non esisti!".
La nave arriva, in alto la bandiera.
Chissà se porterà il signor Prefetto.

Fra tutte queste persone,
se almeno una morisse di disgusto…
Contriti, silenziosi, compassati,
al funerale ci divertiremo.

domenica 3 febbraio 2013

"Marcia funebre e verticale" di Kostas Kariotakis


Guardo gli stucchi del soffitto.
I meandri m’attraggono alla danza.
La mia felicità e questione,
penso, di altezza.

Simboli di vita più alta,
rose intangibili, trasfigurate,
e tutto intorno un corno di Amaltea
acanti bianchi.

(Umile arte senza uno stile,
quanto tardi la tua lezione apprendo!)
Sogno a rilievo, ti verrò vicino
verticalmente.

Mi avranno soffocato gli orizzonti.
In tutti i climi e le latitudini
battaglie per il sale, per il pane,
amori, noia.

Ecco! adesso devo indossare
quella elegante corona di gesso.
E così incorniciato dal soffitto,
piacerò molto.

mercoledì 30 gennaio 2013

"Suicidi ideali" di Kostas Kariotakis


Giran la chiave nella toppa, prendono
le vecchie lettere ben conservate,
le leggono con calma, e poi trascinano
i loro passi per l'ultima volta.

La loro vita - dicono - era un dramma.
Dio mio, il terribile riso degli uomini,
le lacrime, il sudore, nostalgia dei cieli,
solitudine dei luoghi.

In piedi stanno alla finestra, guardano
gli alberi, i bimbi, più in là la natura,
i marmisti che battono il martello,
il sole che per sempre sta calando.

Tutto è finito. Ecco il biglietto, breve,
semplice ma profondo, come è d'uopo,
pieno d'indifferenza e di perdono
per colui che piangendo leggerà.

Un'occhiata allo specchio, un'altra all'ora,
il dubbio che non sia follia, o uno sbaglio,
"tutto è finito" mormorano "adesso",
sicuri in cuore che rimanderanno.