Vedere un dio cosi com'era
voleva dire morire all'istante;
persino le fanciulle amate da Zeus
poterono vederlo solo
in forma di uccello, di animale, o di pioggia d'oro.
E Mosè,
a cui Dio parlò di persona,
non poté che vederlo di sfuggita
mentre si allontanava.
Tre nuvole-
gradini
che portano in cielo:
sono forse un segmento della scala
che vide Giacobbe
quando pernottò in luoghi inabitati?
Qui però, se la vista non mi tradisce,
angeli che vi salgano e scendano
non se ne vedono.
Saranno anche belli e perfino sensazionali i fuochi
d'artificio contro il cielo serale:
io però preferisco la mezzaluna e la stella della sera.
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domenica 4 agosto 2013
martedì 30 luglio 2013
"Lezione su Omero" di Charles Reznikoff
Il corpo di Ettore avrebbe anche potuto riportarlo un dio,
magari Febo stesso che gli impediva di decomporsi,
invece dovette andare Priamo in persona a prenderlo;
alla stessa maniera Pallade avrebbe potuto facilmente uccidere Ettore,
e invece dovette farlo Achille.
Quando lui mancò il colpo fu lei a passargli la lancia
ma dovette scagliarla lui, una seconda volta.
Alle porte di Troia, secondo Omero, i greci vittoriosi
parlarono "parole alate" e Achille
era detto "piè-veloce".
Perché dunque noi di New York
dovremmo rimproverarci
di avere sempre fretta?
Quando l'augure dei greci, Calcante,
fu convocato da Achille
per dar conto della pestilenza
che decimava i greci più rapidamente dei troiani
per prima cosa chiese
protezione al gran comandante; poi, come racconta Omero,
si decise a dar la colpa al re Agamennone.
Ora quando mai
profeti ebrei dello stampo di Nathan, Amos o Geremia,
avrebbero avuto esitazioni
o avrebbero chiesto protezione a un semplice mortale,
forti com'erano della loro fede nel Signore?
È certo che l'uomo di Dio che venne dal regno di Giuda
per gettare biasimo sul re Gereboamo d'Israele
venne ucciso al ritorno da Bet-El.
Chissà che a ucciderlo non sia stato un soldato del re?
sabato 27 luglio 2013
"Salve e addio" di Charles Reznikoff
Mentre aspettavo di attraversare,
vidi un uomo che era stato a scuola con me:
eravamo stati amici
e ci riconoscemmo all'istante.
"Caldo, eh?" dissi,
come se ci fossimo appena conosciuti.
"Ha toccato i novantacinque."
"Oh no" rispose lui. "I novantacinque non li ho ancora toccati!"
Poi sorrise un po' tristemente e disse:
"Sai, sono così stanco
che per un attimo ho pensato che stessi parlando della mia età."
Camminammo ancora un po' insieme e s'informò su cosa facevo.
Ma, naturalmente, non gliene importava nulla.
A mia volta, per cortesia, gli chiesi sue notizie
e anche lui rispose sbrigativamente,
In cima alle scale della stazione della metro disse:
"Mi dovrei vergognare, lo so,
ma non mi ricordo più come ti chiami."
" Non ti vergognare" risposi
"io neanch'io mi ricordo come ti chiami tu."
Dopodiché entrambi sorridemmo amaramente
ci scambiammo i nomi e ci lasciammo.
sabato 29 dicembre 2012
"Dopo aver fatto..." di Charles Reznikoff
Dopo aver fatto tutto il giorno il lavoro con cui mi guadagnavo da vivere,
ero stanco. Ora il mio lavoro ha perso un altro giorno,
pensavo, ma iniziavo lentamente
e lentamente la mia forza tornava.
Certamente la marea viene due volte al giorno.
martedì 13 settembre 2011
"Te deum" di Charles Reznikoff
domenica 4 settembre 2011
"La mendicante" di Charles Reznikoff
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