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giovedì 3 dicembre 2009

da "Perché non sono cristiano" di Bertrand Russell

Si è detto che la mia avversione all'ortodossia religiosa si sia attenuata. Questa voce è completamente infondata. Penso che tutte le grandi religioni del mondo: buddismo, induismo, cristianesimo, islamismo e comunismo, siano, a un tempo, false e dannose. A rigor di logica, poiché contrastano fra loro, non più di una dovrebbe essere quella vera. Con pochissime eccezioni, la religione che l'uomo accetta è la stessa professata dalla comunità dove vive, sicché è l’influenza dell'ambiente che lo spinge ad accettarla. E’ vero che gli scolastici inventarono argomenti logici per provare l'esistenza di Dio, e che questi vennero accettati da molti eminenti filosofi; ma si appoggiavano alla logica aristotelica, ora rigettata da quasi tutti i pensatori, tranne certuni, come i cattolici. Uno di questi argomenti non assolutamente logico: l’argomento del fine delle cose, che, peraltro, fu demolito da Darwin; e, in ogni caso, potrebbe divenire logicamente accettabile a condizione che si neghi l'onnipotenza di Dio.

Lasciando da parte la logica, trovo strano si possa pensare che una divinità onnipotente, onnisciente e benevola abbia preparato il mondo da nebulose senza vita, in tanti milioni di anni, per poi ritenersi soddisfatta dall'apparizione finale di Hitler, Stalin e della bomba H. Una cosa è chiedersi se una religione è vera, altra se è utile. Io sono fermamente convinto ce le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l’altro dalla natura particolare dei dogmi accettati. Per quanto riguarda la natura della fede, si ritiene virtuoso credere, avere cioè una convinzione che non tentenna di fronte a evidenze contrarie, e se l'evidenza contraria fa sorgere dubbi, ritenere di doverli sopprimere. Per tali motivi, non si permette ai giovani di ascoltare discussioni, in Russia, a favore del capitalismo, o, in America, a favore del comunismo. Questo conserva la fede di entrambi intatta e pronta per una guerra micidiale. La convinzione che è importante credere questo o quello senza ammettere libere indagini, è comune a quasi tutte le religioni, e ispira tutti i sistemi di educazione statale. Ne consegue che il pensiero dei giovani viene soffocato e indirizzato a una fanatica ostilità contro coloro che hanno altri fanatismi e, anche più violentemente, contro coloro che a qualsiasi fanatismo si oppongono.

L'inveterata consuetudine di basare le convinzioni sull'evidenza e di dare ad esse soltanto quel grado di certezza, che l'evidenza garantisce, sarebbe un rimedio, se divenisse generale, per tutti i mali che affliggono il mondo.

Attualmente, però, nella maggior parte dei paesi, l'educazione mira a impedire lo sviluppo di tale consuetudine gli uomini che si rifiutano di credere in sistemi basati su dogmi infondati, non sono ritenuti idonei all'educazione della gioventù. I Mali che ci sovrastano non sono prerogativa di un particolare credo, ma sono caratteristici, indistintamente di qualsiasi credo dogmatico.

Nella maggior parte delle religioni ci sono, inoltre, specifiche dottrine etiche che arrecano un danno ben determinato. Se la condanna del cattolicesimo al controllo delle nascite potesse prevalere, essa renderebbe impossibile la diminuzione della povertà e l'abolizione delle guerre. La credenza indù che la vacca sia un animale sacro e che per la vedova sia immorale risposarsi è fonte di inutili sofferenze. Il dogma comunista nella dittatura di una minoranza ha causato orrori senza fine. Si sente dire che soltanto il fanatismo può rendere efficiente un gruppo sociale. Ma questo dogma è in contrasto con le lezioni della storia. In ogni caso, soltanto coloro che servilmente adorano il successo possono, credere che l'efficienza sia di per se stessa cosa ammirevole senza tener conto di quanto sangue essa grondi. Da parte mia, penso che è meglio fare un poco di bene piuttosto che molto male. Il mondo che io auspico dovrebbe essere libero da faziose incomprensioni, e consapevole che la felicità per tutti nasce dalla collaborazione e non dalla discordia.

L'educazione dovrebbe mirare alla libertà della mente dei giovani, e non al suo imprigionamento in una rigida armatura di dogmi destinati a protteggerla, nella vita, contro i pericoli dell'evidenza imparziale. Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano.

giovedì 24 settembre 2009

Considerazioni libere (6): a proposito di religione e religioni...

Stamattina ho letto sul "Corriere" un'intervista a monsignor Vecchi, che è vescovo ausiliario a Bologna, sulle scuole materne gestite dalla chiesa, in cui egli dice, tra le altre cose, che le famiglie di religione mussulmana devono preferire le scuole paritarie cattoliche rispetto a quelle pubbliche, laiche, perché nelle prime comunque si prega e si parla della dimensione divina, nonostante le differenze profonde tra le due confessioni religiose; peraltro l'intervista è stata fatta in occasione della presentazione di una sorta di "carta" scritta dal cardinal Caffarra destinata proprio alle scuole paritarie della diocesi, in cui si ribadisce con forza il carattere cattolico delle scuole stesse, la loro dipendenza dai parroci e quindi dalla curia.
Mi è venuto in mente un articolo che ho letto un po' di mesi fa, in cui si raccontava che nel sud della Francia la maggioranza delle famiglie mussulmane (almeno quelle con un certo reddito) preferivano per i propri figli, e in particolare per le proprie figlie, le scuole superiori private gestite dalla chiesa cattolica perché in quelle erano accettate cose, ad esempio l'uso del velo, vietate nelle scuole pubbliche.
Questa cosa mi fa pensare e credo ponga degli interrogativi. Il tema è difficile, ma non può essere eluso, soprattutto in una società complessa come la nostra. Queste sono riflessioni, certo non molto organiche e soprattutto senza una conclusione. Davvero su questo mi piacerebbe aprire un confronto con altri.
Io mi definisco agnostico, non credo in dio, non credo che esista qualcosa dopo la morte, credo che la dimensione dell'uomo sia unicamente nella sua vita, chiamamola terrena. Credo allo stesso tempo che la religione costituisca un elemento significativo per la vita di molte persone e anche per tutta la società. Così come nessuno può costringere a credere, non voglio che nessuno sia costretto a non credere.
Personalmente penso che sia stato un errore togliere dal preambolo della costituzione europea il riferimento alle radici cristiane, perché indubbiamente queste hanno segnato la cultura dell'Europa (basti pensare all'arte), almeno quanto le radici che nell'antichità affondano nella tradizione greco-romana, oppure in tempi relativamente più recenti nel pensiero illumista, in quello liberale e in quello socialista. Credo sia profondamente sbagliato l'atteggiamento di quei laici che tendono a negare la dimensione pubblica e sociale della religione.
Poi esiste il fatto che in Europa sta crescendo sempre più rapidamente il numero di persone che ha una religione diversa, in qualche modo antitetica ( in fondo ogni religione è antitetica a un altra, perché una religione per definizione professa la verità e la verità può essere una sola) a quella tradizionalmente presente in questi paesi. Con in più il dato, ugualmente evidente, che mentre diminuisce la percentuale di persone che praticano effettivamente la religione cristiana, cresce quella delle persone che professano la religione islamica, partecipando ai riti, alle preghiere e così via; in sostanza mentre le chiese tendono ad accogliere meno fedeli (e anche meno preti, visto che sono sempre di più le parrocchie vacanti) e sempre più anziani, le moschee tendono a essere piene, specialmente di giovani. E le moschee sono oggettivamente poche. Sinceramente non capisco, o meglio non giustifico (perché si capisce benissimo quale è il motivo) l'atteggiamento che tende a negare ai cittadini di religione islamica di avere dei propri luoghi di culto, così come i cristiani hanno i loro.
Eppure ogni giorno ci scontriamo con aspetti delle religioni che non ci piacciono.
In linea di principio credo che faccia bene la Francia a vietare il velo, il chador, il burqa alle donne di religione islamica, così come vieta qualsiasi espressione religiosa, anche cristiana, all'interno delle scuole pubbliche. E' oggettivamente più difficile in Italia dove la presenza religiosa cristiana è certamente più presente: perché una bambina non può portare il velo in una classe dove è appeso un crocifisso?
Ci sono aspetti della religione islamica che sono inaccettabili, penso ad esempio al ruolo della donna; non serve arrivare agli estremi dei fatti di cronaca per dire che la donna islamica vive in una condizione di minorità, che è contraria ai principi democratici. Ma non posso neppure accettare che la chiesa cattolica pretenda di dettare le proprie legittime scelte etiche all'intero paese su temi rilevanti come l'inizio e la fine della vita.
Nonostante questo non riesco a pensare a una società senza luoghi di culto: sarebbe una perdita gravissima per la convivenza civile.