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domenica 25 novembre 2012

da "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters


Amanda Barker
Henry mi mise incinta
sapendo che non potevo generare una vita
senza perdere la mia.
Quindi in gioventù varcai i portali di polvere.
Viandante, nel villaggio dove vissi credono
che Henry mi amasse con amore di consorte,
ma dalla polvere proclamo
che mi uccise per appagare il suo odio.

martedì 17 gennaio 2012

da "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters



George Gray
Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione, ma la mia vita.
Poiché l'amore mi si offrì ed io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta
ed io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò,
ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è tortura
dell'inquietudine e del vano desidero;
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

giovedì 28 aprile 2011

da "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters


Theodore, il poeta
Da ragazzo, Theodore, te ne stavi lunghe ore
sulla riva del torbido Spoon
a fissare con occhi incavati la tana del gambero,
in attesa di vederlo, mentre spinge avanti,
prima le antenne ondeggianti, come festuche,
e poi subito il corpo, color steatite,
gemmato con occhi di gaietto.
E ti chiedevi rapito nel pensiero
cosa sapesse, cosa desiderasse, e perché mai vivesse.
Ma poi il tuo sguardo si volse agli uomini e alle donne
che si nascondono nelle tane del destino in grandi città,
per veder uscire le loro anime,
e così capire
come vivessero, e per che cosa,
e perché s'affannassero tanto a strisciare
lungo la strada sabbiosa dove manca l'acqua
quando l'estate declina.

sabato 1 maggio 2010

da "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters


"Butch" Weddy
Quando mi convertii e misi giudizio
mi diedero lavoro alla fabbrica di scatolette,
e ogni mattina dovevo riempire
di benzina la cisterna del cortile
che nella rimessa alimentava i bruciatori
per scaldare i saldatoi.
E salivo una scaletta sgangherata,
portando secchi di quella roba.
Una mattina, che stavo lì versando,
l’aria si fece immobile e sembrò gonfiarsi,
e saltai in aria con l’esplosione della cisterna,
e piombai a terra con le gambe spezzate,
e gli occhi sfrigolanti come due uova fritte.
Qualcuno aveva lasciato acceso un bruciatore,
e qualcosa aveva risucchiato la fiamma nella cisterna.
Il Giudice distrettuale disse che certo
era stato un mio compagno di lavoro, e quindi
il figlio del vecchio Rhodes non mi doveva un soldo.
E io sedevo sul banco dei testimoni, cieco
come Jack il violinista e continuavo a ripetere,
"No, non lo conosco affatto".

domenica 13 dicembre 2009

da "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters

Jack McGuire
Mi avrebbero linciato
se non fossi stato spedito
in segreto alla prigione di Peoria.
Eppure me ne tornavo in pace a casa mia,
con in mano il boccale, un po' ubriaco.
Quando Logan, il maresciallo, mi fermò,
mi diede del porco ubriaco e mi scrollò,
e quando gli risposi per le rime, mi colpì
con quel bastone proibizionista di metallo -
tutto questo prima ch'io sparassi.
Mi avrebbero impiccato se non per questo:
il mio avvocato, Kinsey Keene, stava cercando d'imputare
il Vecchio Thomas Rhodes per il fallimento della banca,
e il giudice era un amico di Rhodes
e voleva che fuggisse,
e Kinsey offrì di tralasciare Rhodes
in cambio di quattordici anni per me.
L'affare fu concluso. Scontai la pena
e imparai a leggere e a scrivere.

sabato 12 dicembre 2009

da "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters

questa poesia è incisa sulla tomba di Giuseppe Pinelli

Carl Hamblin
La macchina del Clarion di Spoon River fu distrutta
ed io spalmato di pece e coperto di penne,
per aver pubblicato questo il giorno in cui gli Anarchici
vennero impiccati a Chicago:
"Vidi una donna bellissima con gli occhi bendati
eretta sui gradini di un tempio di marmo.
Grandi moltitudini passavano davanti a lei,
sollevando la faccia ad implorarla.
Nella mano sinistra teneva una spada.
Brandiva quella spada, colpendo a volte un bimbo, a volte un operaio,
ora una donna che tentava sottrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettati pezzi d'oro
da quelli che schivavano i colpi della spada.
Un uomo con la toga nera lesse da un manoscritto:
"Ella non rispetta gli uomini".
Poi un giovanotto col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia erano corrose
dalle palpebre imputridite;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un'anima morente
le era scritta sul volto -
ma la moltitudine vide perché portava la benda.