La crisi che si è aperta con il fragoroso voto di domenica 4 dicembre e con le conseguenti e inevitabili dimissioni del presidente del consiglio è ora nelle mani del Presidente della Repubblica, come è giusto che sia. Come in un grande gioco dell'oca, un colpo di dadi ci ha riportati alla casella di partenza: perché non possiamo dimenticare che il referendum ha chiuso un ciclo politico cominciato esattamente cinque anni fa, proprio nelle ovattate stanze del Quirinale.
Se non ricordiamo quei giorni del novembre 2011 facciamo fatica a inquadrare con esattezza quello che è successo domenica. Sotto la spinta fortissima delle autorità finanziarie europee - dovete ricordare la lettera a firma Trichet-Draghi che imponeva una serie di riforme, di fatto commissariando l'esecutivo, i risolini di Merkel e Sarkozy, il clima da fine impero di quelle settimane - l'allora inquilino del Quirinale, con una forzatura istituzionale e in maniera assolutamente irrituale, fece dimettere il presidente del consiglio in carica, forte comunque di un mandato elettorale, e nominò a quella carica Mario Monti, opportunamente fatto diventare senatore a vita pochi giorni prima di quella investitura. Molte persone applaudirono a quel cambio di governo, una folla festeggiò in piazza del Quirinale, perché allora il premier era Berlusconi, ma quella gioia fu un errore e un'illusione. Fu un errore festeggiare la fine del nostro avversario politico proprio perché avveniva a quel modo, al di fuori della prassi costituzionale, e fu un'illusione, perché la situazione non sarebbe migliorata senza Berlusconi. Anzi.
Dal novembre del 2011 il nostro paese ha vissuto in una sorta di perenne stato di emergenza, con i nostri conti sotto la tagliola delle autorità di Bruxelles e Francoforte e soprattutto con un ruolo predominante del Presidente della Repubblica, diventato, anche per la debolezza degli altri attori politici, il dominus della politica italiana, tanto da essere rieletto a quella carica, un'altra forzatura istituzionale che ha violato lo spirito, se non la lettera, della Costituzione. Certo formalmente in questi cinque il governo ha sempre ottenuto la fiducia del parlamento, ma non si poteva diventare premier senza l'avallo del Quirinale, come ha provato a sua spese il povero Bersani; certo in questi cinque anni l'Italia ha continuato a essere una repubblica parlamentare, ma è stata un'altra cosa, perché l'attività legislativa è stata di fatto delegata all'esecutivo, e siamo andati avanti a colpi di decreti, su cui si imponeva il voto di fiducia per tacitare il parlamento; certo in questi cinque anni la Costituzione era ancora in vigore, ma è stata modificata in alcuni punti fondamentali, come con l'introduzione dell'obbligo del pareggio di bilancio, che segna il passaggio di sovranità alle istituzioni europee. La riforma che abbiamo bocciato domenica scorsa faceva diventare norma costituzionale quello che Napolitano aveva imposto nella pratica e infatti il vero sconfitto del 4 dicembre è il presidente emerito, anche più di renzi, perché è lui il vero padre di questa riforma.
Con il voto del 4 dicembre, con quel nostro NO, abbiamo detto che quella riforma non ci va bene, perché toglie potere ai cittadini, perché mina il principio di rappresentanza che è vitale per una democrazia. Il voto del 4 dicembre è stato importante soprattutto per questo.
Poi, chiuso un ciclo, occorre aprirne un altro e non è chiaro cosa succederà. Certo molto dipende dall'attuale Presidente, la cui prudenza fino ad ora è stata al limite dell'inconsistenza, perché nel disegno costruito dal suo predecessore poteva esserci solo un uomo forte e ora quell'uomo sedeva a Palazzo Chigi, quindi al Quirinale doveva esserci qualcuno che si limitasse al taglio dei nastri, alle cerimonie istituzionali, ai messaggi rassicuranti di fine anno. Inaspettatamente all'uomo in grigio del Quirinale adesso tocca gestire questa fase di vuoto. Speriamo che ascolti la voce che si è alzata dal paese e soprattutto che si attenga allo spirito della Costituzione, come la maggioranza di noi gli ha chiesto con il voto di domenica. Personalmente non ho molta fiducia, ma l'uomo, da vecchio democristiano, potrebbe stupirci.
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martedì 6 dicembre 2016
lunedì 5 dicembre 2016
Considerazioni libere (413): a proposito di una battaglia che continua...
Abbiamo vinto.
Oggi prevale l'euforia, ma non possiamo smettere di combattere proprio ora. Non dobbiamo smettere di combattere proprio ora. Anche perché la guerra, quella vera, comincia oggi.
Prima di tutto dovremo organizzare la resistenza, perché "loro" cambieranno faccia, si libereranno di renzi e degli altri servi sciocchi - come nel novembre del 2011 si sono liberati di Berlusconi - e noi ci illuderemo, come allora, di aver vinto, ma non sono cambiati, torneranno ad attaccare la Costituzione, perché hanno mezzi e uomini illimitati per continuare questa guerra contro la democrazia. E perché sanno - a volte anche meglio di noi - che democrazia e lavoro si tengono e quindi vogliono limitare la democrazia per limitare, fino ad annullare, i diritti dei lavoratori. Dobbiamo denunciare ogni loro malefatta, dobbiamo far vedere alle persone che in buona fede hanno votato sì quali sono le vere intenzioni delle forze del capitale. E dobbiamo farlo capire anche a quelli che hanno votato NO per pura reazione, con poco o scarso interesse per la Costituzione, a quelli che hanno fatto la cosa giusta per il motivo sbagliato.
Comincia per noi una fase difficile, ma almeno avremo un punto chiaro di programma: la difesa della Costituzione del '48 e la sua piena applicazione. Questa dovrà essere la nostra parola d'ordine, questo dovrà essere il programma di base di uno schieramento di opposizione, in questi giorni difficili che ci attendono. E bisognerà, per una volta, essere chiari e non fare alcuno sconto. Nessuna intelligenza con il nemico, nessun distinguo. Non potremo più accettare accordi, anche solo locali, con il pd, con chi ha votato questa cosiddetta riforma, da domani il discrimine per ogni alleanza politica dovrà essere appunto la battaglia per la difesa della Costituzione del 1948, togliendo anche l'articolo che impone il pareggio di bilancio, che è stato il primo granello fatto entrare nel meccanismo della Costituzione per scardinarla.
Non ci illudiamo. La sinistra in questo paese sappia che l'attende un compito ancora più arduo: provare a ricostruirsi non solo in base a questa prospettiva repubblicana, che è necessaria, ma non sufficiente. La sinistra rinascerà in Italia se sarà socialista e quindi valorizzando gli aspetti più progressisti della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Lo so che è un compito che ci pare irrealizzabile, anche in un giorno di festa come oggi, ma non possiamo smettere di fare questo sogno.
La lotta, nel nome della Costituzione, continua.
Oggi prevale l'euforia, ma non possiamo smettere di combattere proprio ora. Non dobbiamo smettere di combattere proprio ora. Anche perché la guerra, quella vera, comincia oggi.
Prima di tutto dovremo organizzare la resistenza, perché "loro" cambieranno faccia, si libereranno di renzi e degli altri servi sciocchi - come nel novembre del 2011 si sono liberati di Berlusconi - e noi ci illuderemo, come allora, di aver vinto, ma non sono cambiati, torneranno ad attaccare la Costituzione, perché hanno mezzi e uomini illimitati per continuare questa guerra contro la democrazia. E perché sanno - a volte anche meglio di noi - che democrazia e lavoro si tengono e quindi vogliono limitare la democrazia per limitare, fino ad annullare, i diritti dei lavoratori. Dobbiamo denunciare ogni loro malefatta, dobbiamo far vedere alle persone che in buona fede hanno votato sì quali sono le vere intenzioni delle forze del capitale. E dobbiamo farlo capire anche a quelli che hanno votato NO per pura reazione, con poco o scarso interesse per la Costituzione, a quelli che hanno fatto la cosa giusta per il motivo sbagliato.
Comincia per noi una fase difficile, ma almeno avremo un punto chiaro di programma: la difesa della Costituzione del '48 e la sua piena applicazione. Questa dovrà essere la nostra parola d'ordine, questo dovrà essere il programma di base di uno schieramento di opposizione, in questi giorni difficili che ci attendono. E bisognerà, per una volta, essere chiari e non fare alcuno sconto. Nessuna intelligenza con il nemico, nessun distinguo. Non potremo più accettare accordi, anche solo locali, con il pd, con chi ha votato questa cosiddetta riforma, da domani il discrimine per ogni alleanza politica dovrà essere appunto la battaglia per la difesa della Costituzione del 1948, togliendo anche l'articolo che impone il pareggio di bilancio, che è stato il primo granello fatto entrare nel meccanismo della Costituzione per scardinarla.
Non ci illudiamo. La sinistra in questo paese sappia che l'attende un compito ancora più arduo: provare a ricostruirsi non solo in base a questa prospettiva repubblicana, che è necessaria, ma non sufficiente. La sinistra rinascerà in Italia se sarà socialista e quindi valorizzando gli aspetti più progressisti della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Lo so che è un compito che ci pare irrealizzabile, anche in un giorno di festa come oggi, ma non possiamo smettere di fare questo sogno.
La lotta, nel nome della Costituzione, continua.
giovedì 20 ottobre 2016
Considerazioni libere (411): a proposito di una scelta ponderata, nel merito...
Da qualche giorno, ossia da quando la campagna elettorale per il referendum è entrata nel vivo e la propaganda del governo e dei suoi complici si sta facendo sempre più violenta e volgare, vedo aumentare gli appelli a entrare nel merito della riforma. Come se fino adesso avessimo parlato d'altro.
Alcuni di quelli che lanciano questi appelli sono certamente in buona fede: si tratta in genere di costituzionalisti e di esimi professori schierati per il NO che, comprensibilmente, vorrebbero spiegare le molte buone ragioni di questa loro scelta, in base ai loro studi e alla loro dottrina. Non sempre, a dire il vero, il loro modo di spiegare le ragioni del NO risulta efficace e anzi talvolta rischiano di trasformare questo tema in un dibattito da specialisti, mentre è qualcosa che riguarda tutti noi, anzi più ci riguarda quanto più siamo deboli e indifesi, perché la Costituzione è nata proprio per difendere chi ha meno, chi sa meno, gli ultimi della società, offrendo a tutti gli stessi diritti. Uno di questi professori in buona fede che rischia di fare danni è Valerio Onida, con il suo ricorso volto a "spacchettare" il quesito; se il suo ricorso fosse accolto il referendum sarebbe posticipato, offrendo un ulteriore vantaggio a renzi, che ha tutto l'interesse a prendere tempo per continuare le sue elargizioni elettorali, e togliendo spinta ai già scarsi e deboli sostenitori del NO.
Poi ci sono quelli che non sono in buona fede - e sono ovviamente la maggioranza - il cui obiettivo è quello di dare una mano al governo, senza apparentemente darlo a vedere, senza apparire troppo schierati; siamo pur sempre in Italia, patria di cerchiobottisti e di opportunisti. Molti "autorevoli" commentatori di Repubblica - ad esempio, ma non solo - stanno facendo questo gioco sporco e tanti altri vedrete che seguiranno. La loro tesi è che noi votiamo NO unicamente per odio a renzi e proprio per questa ragione ci spiegano che questo nostro NO è sbagliato, perché non è possibile costruire qualcosa unicamente su questo sentimento così poco commendevole. Dicono che votiamo NO solo per far cadere il governo e in questo modo ci accusano di non discutere nel merito delle proposte di riforma. Curiosamente la recente - e inattesa - dichiarazione di voto di Mario Monti a favore del NO ha rinfocolato questa tesi, dal momento che lo stesso Monti ha motivato questa scelta solo con le critiche a renzi, in particolare alle regalie che si stanno facendo sempre più sfacciate, senza dire una parola sulla riforma; visto il personaggio, servo fedele dei poteri internazionali che hanno ispirato e sostenuto questa riforma, forse questa sortita è una polpetta avvelenata.
Il problema di noi del NO è che troppo spesso di fronte a questi argomenti ci mettiamo in difesa e rinunciamo ad attaccare. Invece dobbiamo essere noi ad andare all'attacco, proprio perché su questo tema stiamo da sempre sul merito, anche quando attacchiamo renzi e i suoi complici. Perché il merito della riforma non è né la cancellazione del senato, né lo svilimento delle autonomie, né il combinato disposto di riforma e legge elettorale - figurarsi poi se può essere il Cnel - il merito vero di ciò di cui stiamo discutendo è quale idea di democrazia vogliamo per il futuro di questo paese. Quello che dobbiamo far capire ai cittadini - quelli che voteranno sì per opportunismo e per cieca fiducia in renzi ormai sono perduti, ma tanti ancora non hanno deciso - è proprio questo.
Questa non è una riforma che riguarda alcuni articoli, non è l'adeguamento di alcuni punti a nuove esigenze, non è un'operazione di semplice, per quanto necessario, maquillage, questa è proprio una "nuova" costituzione, che risponde a principi diversi rispetto a quelli su cui è fondata la Costituzione del '48. So bene che renzi e i renzioti dicono che i principi della prima parte non vengono modificati - ed effettivamente non vengono modificati - ma quando, come in questo caso, le norme della seconda parte vengono totalmente riscritte tenendo conto di altri principi, allora anche la prima parte viene tradita. Per questo lo "spacchettamento" finisce per essere soltanto un esercizio accademico: c'è un'idea complessiva nella proposta del governo ed è un'idea che confligge totalmente con la Costituzione vigente. Questo è il merito, su questo siamo chiamati a un solo sì o a un solo NO. E per questo non votiamo sul senato o sul meccanismo di formazione delle leggi o sul Cnel, ma votiamo proprio sulla Costituzione, su tutta la Costituzione, principi compresi. Stiamo nel merito; dobbiamo spiegare ai nostri concittadini che il vero quesito, al di là di quello che sarà o non sarà scritto sulla scheda, è: "Volete una nuova Costituzione al posto di quella entrata in vigore nel 1948?". NO.
E non vogliamo che una nuova costituzione venga scritta da renzi e da Verdini. In questo certamente il referendum è anche una consultazione sul governo, indipendentemente da ogni altra considerazione in merito ai provvedimenti presi da questo esecutivo. Umanamente disprezzo renzi, ma non è questo il punto, non mi fido di lui e non mi fido di quelli da cui lui prende ordini. Stiamo dunque ancora nel merito, spiegando che il quesito della scheda potrebbe essere efficacemente "tradotto" in questo modo: "Volete che renzi scriva la nuova Costituzione?". NO.
Questa nuova costituzione, che porta il nome di renzi, ma che è stata scritta nelle stanze di alcune grandi istituzioni finanziarie, è ispirata dall'idea che i cittadini debbano contare sempre meno, che la sovranità non debba più appartenere al popolo - o appartenergli sono nominalmente - ma che in realtà debba essere esercitata da chi può e da chi sa. Debba essere esercitata dalle banche, dalle grandi industrie, dalle multinazionali, in sostanza debba essere esercitata dai padroni, dalle persone molto ricche, basandosi sul principio che gli interessi dei padroni coincidono con quelli generali. Invece non è così: i padroni hanno sempre fatto - e sempre faranno - solo i loro interessi, a scapito degli interessi collettivi e di quelli delle classi più povere. La guerra di classe non è un'invenzione di Marx, ma il conflitto che ogni giorno i padroni combattono contro di noi, per sfruttarci. La Costituzione serve a difenderci e per questo loro la vogliono cambiare. In gioco non è la sopravvivenza di qualche posto da senatore, ma questa idea sottesa alla riforma che le istituzioni democratiche siano un ostacolo allo sviluppo. E per questo tutti i banchieri, tutti gli industriali, tutti i potenti sono schierati per il sì e fanno schierare per il sì le loro marionette, da Obama alla Merkel, da Hollande a Juncker.
Oggi hanno già abolito le elezioni provinciali, eppure le Province ancora funzionano: allora qualcuno potrà chiedere di abolire anche le elezioni regionali e poi quelle comunali. Oggi aboliscono non il Senato, ma l'elezione democratica di questo organo, in nome dell'efficienza e del risparmio; domani qualcuno sosterrà, in nome degli stessi principi, che anche seicento deputati sono troppi, troppo costosi e troppo inefficienti, e quindi ne chiederà la riduzione, e che il meccanismo di voto è troppo complicato e troppo costoso. E non ci sarà più alcun principio per fermare questa deriva, perché con questo sì saranno riusciti a distruggere gli anticorpi della Costituzione. Questo è il merito. Su questo saremo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre. Per questo voteremo NO.
A questi pretesi riformatori - o meglio a questi nuovi costituenti - poco importa che le leggi vengano approvate da una o due camere. E francamente importa poco anche a me il puro meccanismo. A loro importa che le leggi vengano approvate soltanto dai governi - come avviene di fatto da molti anni in Italia, dal momento che il parlamento si limita a ratificare, spesso sotto l'imposizione del voto di fiducia, i decreti del governo, come è avvenuto in Francia con la Loi travail, fatta passare senza un voto parlamentare, con una procedura d'emergenza, come una legge di guerra. E questa nuova costituzione va in questa direzione, con la scusa di semplificare, di rendere più veloci le decisioni. Vogliono semplicemente essere loro a decidere. Per questo diciamo NO.
Ai nuovi costituenti interessa manomettere la Costituzione del '48, perché quella Costituzione, proprio perché è nata in quegli anni, perché è figlia della Resistenza, ha un forte impianto progressista. Quella formula dell'art. 1 "fondata sul lavoro" non è un espediente retorico, è un principio. E questo principio è adesso l'unico limite alle violenze di classe. Per questo vogliono scrivere una nuova costituzione, mentre noi dobbiamo lottare per applicare davvero, fino in fondo, la Costituzione del '48. Questo è il merito: "Volete vivere in un paese senza Costituzione?". NO.
Alcuni di quelli che lanciano questi appelli sono certamente in buona fede: si tratta in genere di costituzionalisti e di esimi professori schierati per il NO che, comprensibilmente, vorrebbero spiegare le molte buone ragioni di questa loro scelta, in base ai loro studi e alla loro dottrina. Non sempre, a dire il vero, il loro modo di spiegare le ragioni del NO risulta efficace e anzi talvolta rischiano di trasformare questo tema in un dibattito da specialisti, mentre è qualcosa che riguarda tutti noi, anzi più ci riguarda quanto più siamo deboli e indifesi, perché la Costituzione è nata proprio per difendere chi ha meno, chi sa meno, gli ultimi della società, offrendo a tutti gli stessi diritti. Uno di questi professori in buona fede che rischia di fare danni è Valerio Onida, con il suo ricorso volto a "spacchettare" il quesito; se il suo ricorso fosse accolto il referendum sarebbe posticipato, offrendo un ulteriore vantaggio a renzi, che ha tutto l'interesse a prendere tempo per continuare le sue elargizioni elettorali, e togliendo spinta ai già scarsi e deboli sostenitori del NO.
Poi ci sono quelli che non sono in buona fede - e sono ovviamente la maggioranza - il cui obiettivo è quello di dare una mano al governo, senza apparentemente darlo a vedere, senza apparire troppo schierati; siamo pur sempre in Italia, patria di cerchiobottisti e di opportunisti. Molti "autorevoli" commentatori di Repubblica - ad esempio, ma non solo - stanno facendo questo gioco sporco e tanti altri vedrete che seguiranno. La loro tesi è che noi votiamo NO unicamente per odio a renzi e proprio per questa ragione ci spiegano che questo nostro NO è sbagliato, perché non è possibile costruire qualcosa unicamente su questo sentimento così poco commendevole. Dicono che votiamo NO solo per far cadere il governo e in questo modo ci accusano di non discutere nel merito delle proposte di riforma. Curiosamente la recente - e inattesa - dichiarazione di voto di Mario Monti a favore del NO ha rinfocolato questa tesi, dal momento che lo stesso Monti ha motivato questa scelta solo con le critiche a renzi, in particolare alle regalie che si stanno facendo sempre più sfacciate, senza dire una parola sulla riforma; visto il personaggio, servo fedele dei poteri internazionali che hanno ispirato e sostenuto questa riforma, forse questa sortita è una polpetta avvelenata.
Il problema di noi del NO è che troppo spesso di fronte a questi argomenti ci mettiamo in difesa e rinunciamo ad attaccare. Invece dobbiamo essere noi ad andare all'attacco, proprio perché su questo tema stiamo da sempre sul merito, anche quando attacchiamo renzi e i suoi complici. Perché il merito della riforma non è né la cancellazione del senato, né lo svilimento delle autonomie, né il combinato disposto di riforma e legge elettorale - figurarsi poi se può essere il Cnel - il merito vero di ciò di cui stiamo discutendo è quale idea di democrazia vogliamo per il futuro di questo paese. Quello che dobbiamo far capire ai cittadini - quelli che voteranno sì per opportunismo e per cieca fiducia in renzi ormai sono perduti, ma tanti ancora non hanno deciso - è proprio questo.
Questa non è una riforma che riguarda alcuni articoli, non è l'adeguamento di alcuni punti a nuove esigenze, non è un'operazione di semplice, per quanto necessario, maquillage, questa è proprio una "nuova" costituzione, che risponde a principi diversi rispetto a quelli su cui è fondata la Costituzione del '48. So bene che renzi e i renzioti dicono che i principi della prima parte non vengono modificati - ed effettivamente non vengono modificati - ma quando, come in questo caso, le norme della seconda parte vengono totalmente riscritte tenendo conto di altri principi, allora anche la prima parte viene tradita. Per questo lo "spacchettamento" finisce per essere soltanto un esercizio accademico: c'è un'idea complessiva nella proposta del governo ed è un'idea che confligge totalmente con la Costituzione vigente. Questo è il merito, su questo siamo chiamati a un solo sì o a un solo NO. E per questo non votiamo sul senato o sul meccanismo di formazione delle leggi o sul Cnel, ma votiamo proprio sulla Costituzione, su tutta la Costituzione, principi compresi. Stiamo nel merito; dobbiamo spiegare ai nostri concittadini che il vero quesito, al di là di quello che sarà o non sarà scritto sulla scheda, è: "Volete una nuova Costituzione al posto di quella entrata in vigore nel 1948?". NO.
E non vogliamo che una nuova costituzione venga scritta da renzi e da Verdini. In questo certamente il referendum è anche una consultazione sul governo, indipendentemente da ogni altra considerazione in merito ai provvedimenti presi da questo esecutivo. Umanamente disprezzo renzi, ma non è questo il punto, non mi fido di lui e non mi fido di quelli da cui lui prende ordini. Stiamo dunque ancora nel merito, spiegando che il quesito della scheda potrebbe essere efficacemente "tradotto" in questo modo: "Volete che renzi scriva la nuova Costituzione?". NO.
Questa nuova costituzione, che porta il nome di renzi, ma che è stata scritta nelle stanze di alcune grandi istituzioni finanziarie, è ispirata dall'idea che i cittadini debbano contare sempre meno, che la sovranità non debba più appartenere al popolo - o appartenergli sono nominalmente - ma che in realtà debba essere esercitata da chi può e da chi sa. Debba essere esercitata dalle banche, dalle grandi industrie, dalle multinazionali, in sostanza debba essere esercitata dai padroni, dalle persone molto ricche, basandosi sul principio che gli interessi dei padroni coincidono con quelli generali. Invece non è così: i padroni hanno sempre fatto - e sempre faranno - solo i loro interessi, a scapito degli interessi collettivi e di quelli delle classi più povere. La guerra di classe non è un'invenzione di Marx, ma il conflitto che ogni giorno i padroni combattono contro di noi, per sfruttarci. La Costituzione serve a difenderci e per questo loro la vogliono cambiare. In gioco non è la sopravvivenza di qualche posto da senatore, ma questa idea sottesa alla riforma che le istituzioni democratiche siano un ostacolo allo sviluppo. E per questo tutti i banchieri, tutti gli industriali, tutti i potenti sono schierati per il sì e fanno schierare per il sì le loro marionette, da Obama alla Merkel, da Hollande a Juncker.
Oggi hanno già abolito le elezioni provinciali, eppure le Province ancora funzionano: allora qualcuno potrà chiedere di abolire anche le elezioni regionali e poi quelle comunali. Oggi aboliscono non il Senato, ma l'elezione democratica di questo organo, in nome dell'efficienza e del risparmio; domani qualcuno sosterrà, in nome degli stessi principi, che anche seicento deputati sono troppi, troppo costosi e troppo inefficienti, e quindi ne chiederà la riduzione, e che il meccanismo di voto è troppo complicato e troppo costoso. E non ci sarà più alcun principio per fermare questa deriva, perché con questo sì saranno riusciti a distruggere gli anticorpi della Costituzione. Questo è il merito. Su questo saremo chiamati a votare il prossimo 4 dicembre. Per questo voteremo NO.
A questi pretesi riformatori - o meglio a questi nuovi costituenti - poco importa che le leggi vengano approvate da una o due camere. E francamente importa poco anche a me il puro meccanismo. A loro importa che le leggi vengano approvate soltanto dai governi - come avviene di fatto da molti anni in Italia, dal momento che il parlamento si limita a ratificare, spesso sotto l'imposizione del voto di fiducia, i decreti del governo, come è avvenuto in Francia con la Loi travail, fatta passare senza un voto parlamentare, con una procedura d'emergenza, come una legge di guerra. E questa nuova costituzione va in questa direzione, con la scusa di semplificare, di rendere più veloci le decisioni. Vogliono semplicemente essere loro a decidere. Per questo diciamo NO.
Ai nuovi costituenti interessa manomettere la Costituzione del '48, perché quella Costituzione, proprio perché è nata in quegli anni, perché è figlia della Resistenza, ha un forte impianto progressista. Quella formula dell'art. 1 "fondata sul lavoro" non è un espediente retorico, è un principio. E questo principio è adesso l'unico limite alle violenze di classe. Per questo vogliono scrivere una nuova costituzione, mentre noi dobbiamo lottare per applicare davvero, fino in fondo, la Costituzione del '48. Questo è il merito: "Volete vivere in un paese senza Costituzione?". NO.
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