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mercoledì 22 luglio 2015
da "Homer & Langley" di E.L. Doctorow
Il principale progetto di Langley era la raccolta dei giornali allo scopo ultimo di creare un numero unico ed eterno che andasse bene per qualsiasi giorno. […] Il progetto di Langley consisteva nel contare gli articoli di cronaca e archiviarli secondo la categoria: invasioni, guerre, stragi, incidenti d'auto, disastri ferroviari e aerei, scandali rosa, scandali ecclesiastici, rapine, omicidi, linciaggi, stupri, malefatte politiche con una sottocategoria per i brogli elettorali, reati della polizia, crimini della malavita, truffe finanziarie, scioperi, roghi di casamenti popolari, processi civili, processi penali, e così via. C'era una categoria a parte per i disastri naturali come epidemie, terremoti e uragani. Non le ricordo tutte. Langley mi spiegò che alla fine - non disse quando - avrebbe avuto sufficienti prove statistiche per circoscrivere i risultati agli avvenimenti definibili, per la loro frequenza, come manifestazioni fondamentali del comportamento umano. Dopodiché, grazie a ulteriori confronti statistici, avrebbe ottenuto un modello fisso in base al quale stabilire quali articoli andassero in prima pagina, quali in seconda, e così via. Anche le fotografie andavano commentate e scelte per la loro tipicità, ma questo, ammetteva, era difficile. Forse non avrebbe usato fotografie. Era un'impresa colossale, che lo teneva occupato parecchie ore al giorno. Correva fuori a comprare tutti i giornali del mattino, e più tardi quelli della sera, e poi c'erano i quotidiani finanziari, le pubblicazioni erotiche, quelle che trattavano dei vaudeville e dei fenomeni da baraccone, e così via. Voleva fissare la vita americana in un'unica edizione, quello che definiva il giornale di Collyer senza data, eternamente attuale, il solo giornale di cui la gente avrebbe avuto bisogno.
da "Ragtime" di E.L. Doctorow
La Mamma portò il lutto per un anno. Alla fine di questo periodo, Tate, avendo accettato che sua moglie era morta, le chiese di sposarlo. Naturalmente, non sono barone, disse, sono un ebreo lituano socialista. La Mamma accettò senza esitare. Lo adorava, e le piaceva stare con lui. Ciascuno trovava deliziosi i tratti del carattere dell'altro. Si sposarono con una cerimonia civile in un'aula del tribunale di New York City. Si sentirono benedetti. La loro unione fu felice, anche se senza prole. Tate fece un mucchio di denaro scrivendo sceneggiature di film a serie Nido di spie, e L'ombra del sottomarino. Il suo grande successo doveva ancora venire. La famiglia trovò un inquilino per la casa di New Rochelle, e si trasferì in California. Andarono ad abitare in una grande casa bianca, con le finestre arcuate il tetto di tegole arancione. Lungo il marciapiede v'era una fila di palme, e nel giardino aiuole di fiori rossi. Una mattina, Tate guardò fuori dalla finestra del suo studio, e vide i tre bambini seduti sul prato. Dietro di loro, sul marciapiede, c'era un triciclo. Stavano parlando, mentre prendevano il sole. Sua figlia, dai capelli neri, il figliastro dal capelli color grano, e il figlio adottivo, il bambino nero. D'un tratto gli venne un'idea per un film. Un gruppo di bambini, tutti amici, bianchi, neri, grassi, magri, ricchi, poveri, di ogni qualità, birbantelli, piccoli manigoldi, protagonisti di mille avventure buffe, un mazzo di furfantelli come tutti noi, una banda, che si cacciava nei guai e ne veniva fuori. In realtà, da quest'idea nacque non un solo film, ma diversi. E per allora, l'era del Ragtime era ormai finita, come se la storia altro non fosse che un'aria suonata da una pianola. Avevamo fatto la guerra e l'avevamo vinta. L'anarchica Emma Goldman era stata deportata. La bella e appassionata Evelyn Nesbit aveva perduto la sua bellezza ed era caduta nell'oscurità. E Harry K. Thaw, ottenuto il rilascio dal manicomio, ogni anno sfilava a Newport, nella parata dell'Anniversario dell'Armistizio.
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