venerdì 2 febbraio 2018

Verba volant (482): sfida...

Sfida, sost. f.

Non serve la palla di vetro per sapere cosa succederà nel nostro paese dopo il 4 marzo. Il Movimento Cinque stelle sarà il primo partito, ma - grazie a come è stata congegnata questa ennesima pessima legge elettorale - non avrà la maggioranza per formare un governo; toccherà quindi al pd e a Forza Italia - poco importa chi vincerà tra questi due la volata per la piazza d'onore - far nascere un nuovo esecutivo - anche se ci saranno poche differenze con quello che abbiamo adesso, a partire dal nome del presidente del consiglio - benedetto dal Quirinale, dall'Europa, dalla Cei, da Draghi, da Repubblica e dal Corriere, insomma dalla solita compagnia di giro. Ovviamente sarà un governo che imbarcherà molti "responsabili", compresi un po' di quelli di Liberi e Uguali, che, dietro alla promessa di escludere la Lega, saranno ben lieti di portare il loro soccorso "rosa pallido" a questa neonata coalizione. Mi dispiace per i tanti ex-compagni di buona volontà che voteranno convintamente per quel partito così poco utile, ma il 5 marzo Liberi e Uguali sarà già un ricordo e Grasso l'ennesimo magistrato prestato alla politica sul viale del tramonto, come un Ingroia qualsiasi.
Nel complesso quello del 4 marzo sarà tutto un voto sostanzialmente inutile, perché ci hanno già autorevolmente spiegato che il prossimo governo, al di là di chi lo guiderà, al di là della sua composizione, dovrà essere fedele alle linee scritte in altre sedi: privatizzazione dei servizi pubblici, precarizzazione del lavoro, riduzione al lumicino del welfare universale, a partire dalle pensioni, riduzione della tassazione diretta a favore di quella indiretta. Insomma il prossimo governo sarà, come tutti quelli che lo hanno preceduto, un governo di classe, della "loro" classe, un governo che favorirà i ricchi e i padroni. Grazie a Berlusconi e al ritorno in forza delle gerarchie cattoliche, non ci saranno neppure quei pochi diritti civili, che sono serviti in questi cinque anni a dare una parvenza progressista ai governi a guida pd. Di fronte all'inutilità del nostro voto la cosa migliore sarebbe stata annullare la scheda: io almeno pensavo di fare così. Fino alla nascita di Potere al popolo!.
Mi sto convincendo che un mio voto a questo partito sia utile. Ovviamente Potere al popolo! non vincerà le elezioni, né avrà la forza per sostenere la nascita di un governo progressista, e quindi apparentemente il nostro voto sarà solo di testimonianza, ma ci sono momenti storici in cui anche una testimonianza è importante. Questo mio voto sarà utile perché permetterà a Potere al popolo! di superare lo sbarramento del 3% e quindi di mandare una pattuglia di sinistra, per quanto numericamente esigua, in parlamento. Anche in questo caso credo dobbiamo essere chiari tra di noi, eletti ed elettori di Potere al popolo!, non dobbiamo aspettarci che questi pochi nostri parlamentari abbiano la forza di cambiare le cose, anche loro dovranno stare lì nei prossimi cinque anni a testimoniare che esiste un'altra Italia, un'altra sinistra. E lo dico ora per allora: anche se il 5 marzo scoprissimo che non ce l'abbiamo fatta, che i nostri voti sono stati troppo pochi per mandare quei nostri compagni in parlamento, non dobbiamo disperarci né considerarci sconfitti. Non è questa la battaglia che conta, non è questa la cosa davvero importante.
Se ci penso, trovo questo mio invito ai compagni di Potere al popolo! perfino un po' paradossale. Mi spiego. Io sono stato politicamente educato a credere nell'importanza delle istituzioni e che fosse necessario che noi di sinistra facessimo tutto il possibile per assumerci responsabilità all'interno di esse. Io sono uno di quelli che ha cominciato presto a governare, perché mi avevano insegnato che era giusto così. Nel corso di quella mia lunga e bella esperienza mi è capitato di trovarmi in contrapposizione con compagni che consideravano sbagliato questo nostro approccio, lo giudicavano troppo di "destra" e preferivano un'opposizione sociale, uno dei cui bersagli eravamo anche noi, quelli di sinistra che erano passati al "lato oscuro". Adesso sono quei compagni là che hanno messo in piedi questa forza politica per dare una rappresentanza parlamentare a un movimento che è sociale prima di essere politico, e io mi ritrovo invece dall'altra parte, a pensare che si tratti di uno sforzo non molto utile, che sosterrò comunque con il mio voto, ma che non considero essenziale. Probabilmente sono cambiato più io di quanto siano cambiati loro. E credo sia un bene, visti i danni che quelli come me hanno provocato.
Al di là di questa notazione, credo però che - al di là del risultato della lista, che speriamo sia migliore di quello che si immagina questo vecchio menagramo - tutto questo serva a far vedere cosa si muove nelle viscere della sinistra italiana. E' importante che sia nata Potere al popolo! - la declino così, perché vorrei fosse femmina - ma è ancora più vitale che continui a vivere a Napoli l'esperienza del centro sociale Je so' pazzo, nato nell'ex-ospedale psichiatrico del rione Materdei, dove funzionano un ambulatorio che offre visite mediche gratuite, un centro per i migranti, una squadra di calcio, un teatro, una palestra, tutto quello che una volta i nostri vecchi avrebbero ospitato in una casa del popolo. Quel centro sociale - come altre realtà simili che ci sono in giro per l'Italia, senza che nessuno ne parli - rappresenta qualcosa di più, perché è nato in uno spazio pubblico abbandonato, come ce ne sono tanti nel nostro paese, e che sarebbe diventato preda del mercato, è stato uno spazio sottratto al capitale, dove si fa opposizione quotidiana al capitale.
Noi perderemo le prossime elezioni, sappiamo che non possiamo vincerle, non ce le farebbero neppure vincere. Ma davvero non è importante adesso sedere nei loro parlamenti "borghesi", come si diceva una volta. Adesso abbiamo bisogno di fare opposizione, di essere noi stessi opposizione, di dire, fino allo sfinimento, che questo sistema non ci va bene, perché è ingiusto, perché è crudele, perché - anche questo si diceva una volta - è basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, come sull'ambiente, perché quando crea ricchezza lo fa solo per pochissimi e per tutti gli altri crea solo miseria. Sarà un lavoro lunghissimo che non si farà in parlamento, ma solo nelle strade, anche in queste virtuali che percorriamo ogni giorno. Dobbiamo ricostruire una comunità prima ancora di ricominciare a fare politica o forse dobbiamo ricominciare a fare politica ricostruendo una comunità. Già questo sarà una rivoluzione.     

4 commenti:

  1. Costruire una comunità e prima ancora una cultura condivisa, nei comportamenti rigorosi anche quotidiani, prima delle parole , perchè si sa , la bocca ce l'hanno tutti

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  2. Costruire una comunità e prima ancora una cultura condivisa, nei comportamenti rigorosi anche quotidiani, prima delle parole , perchè si sa , la bocca ce l'hanno tutti

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  3. A Maria Letizia Sileoni , Se , come dici. "Ho fatto le stesse riflessioni e sono giunta alle medesime conclusioni ..." , allora potresti cominciare a stendere qualche proposta operativa e pratica del che cosa e come fare , anche senza le tradizionali liturgie letterarie "dal generale al particolare" , anche solo idee sparse e senza la presunzione di scrivere tutto di tutto . Se uno non comincia a vergare la carta bianca , questa non si scrive da sola. Allora ti aspettiamo

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