mercoledì 28 ottobre 2020

Verba volant (790): labbra...

Labbra
, sost. f. pl.

Mettetevi comodi e preparate i popcorn: stasera doppio spettacolo.

Martedì 19 giugno 1973: i sessantatré posti della sala Upstairs del Royal Court Theatre di Sloane Square, a Chelsea, sono tutti occupati. Sulla scena i sedili di un vecchio cinema che sembra abbandonato. Un riflettore illumina una giovane usherette che percorre lentamente il corridoio della piccola sala con il suo vestito rosa, che non nasconde le belle gambe, e il vassoio dei dolciumi tenuto al collo da una fascia rossa. Però non cerca di venderci i suoi dolcetti alla fragola: vuole raccontarci, cantando, lo spettacolo a cui stiamo per assistere. E lo fa con una canzone bizzarra, quasi senza senso - una sorta di collage dadaista - citando film apparentemente a caso, solo per rispettare metrica e rime. Ma forse quei titoli non sono scelti in maniera così casuale. E per noi che amiamo i vecchi film in bianco e nero, il testo di quella canzone è davvero uno spasso.

Si comincia citando Michael Rennie, l'attore inglese, alto ed elegante, protagonista del film del 1951 The Day the Earth Stood Still - che in Italia conosciamo con il titolo Ultimatum alla Terra. Per gli appassionati di fantascienza è un classico del genere, così come la frase, nella lingua degli alieni, Klaatu, Barada, Nikto! che ferma il robot Gort nel momento in cui sta per distruggere la terra per vendicare la morte del suo compagno dalle sembianze umane. Qualche anno prima nessuno aveva trovato le parole per fermare le bombe che avevano distrutto le città di Hiroshima e Nagasaki, nessuno, all'epoca in cui il film viene girato, sembra capace di trovare le parole per fermare una guerra che tutti sentono imminente. Non c'è salvezza in questo mondo, sembra il messaggio di quel film: bisogna sperare in un mondo diverso, bisogna sperare nell'arrivo degli alieni. Ma forse, come canta un poeta nato qualche anno dopo l'uscita di quel film, l'astronave è già passata e tu dormivi. Merita di essere ricordato il regista di quel film, Robert Wise, uno dei grandissimi artigiani di Hollywood, capace di fare film di qualsiasi genere, western, fantascientifici, bellici, anche se ha dato il meglio di sé nei film musicali e infatti ha ottenuto i suoi due Oscar per West Side Story e The Sound of Music.
Ma siamo appena all'inizio. Trixie ci annuncia un doppio spettacolo: un corto di Flash Gordon e L'uomo invisibile con Claude Rains. Sono tre le serie cinematografiche dedicate al personaggio creato da Alex Raymond: Flash Gordon del 1936, Flash Gordon's Trip to Mars del '38 e Flash Gordon Conquers the Universe del 1940. Ogni serie era divisa in quindici episodi. Il cinema, prima del film in cartellone, proiettava ogni settimana un episodio, sperando quindi che gli spettatori tornassero anche quella successiva per vedere come andava a finire. Più o meno quello che "subiamo" noi adesso con le serie televisive: solo che l'obiettivo per farci "tornare" ogni sera sul nostro divano è quello di venderci un nuovo telefono, un nuovo shampoo, una nuova merendina, un nuovo "qualcosa". Il Flash Gordon di quelle serie è Buster Crabbe, medaglia di bronzo nei 1500 metri di nuoto alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 e medaglia d'oro nei 400 in quelle di Los Angeles quattro anni dopo; e poi una bella carriera nel cinema d'avventura. Francamente quei film sono più belli del colossal prodotto da Dino De Laurentiis nel 1980, che rischiamo di ricordare quasi soltanto per la conturbante bellezza di Ornella Muti che interpreta una poco vestita principessa Aura, senza comunque essere mai affascinante come la perfida Kala di Mariangela Melato.
The Invisible Man del 1933 segna il debutto cinematografico dell'attore inglese Claude Rains. Il suo viso non doveva apparire quasi mai durante il film - lo si vede solo alla fine, nelle ultime scene - e per questo quel ruolo è stato rifiutato da Boris Karloff. Però serviva una grande voce e il regista James Whale, che aveva già diretto Frankenstein due anni prima, ha capito subito che Rains sarebbe stato perfetto per quel ruolo, con quella sua voce così caratteristica. Ma non era sempre stato così: il giovane Claude, nonostante una grande passione per il teatro, ha difficoltà a parlare, oltre a un terribile accento cockney. Ma sir Herbert Beerbohm Tree, il fondatore della Royal Academy of Dramatic Art, è convinto che quel ragazzo possa diventare un grande attore. E così è stato e in seguito Rains è diventato docente in quella stessa scuola di recitazione, insieme ai suoi amici John Gielgud e Laurence Olivier. E noi abbiamo imparato a conoscere anche il viso di Claude Rains, che è stato uno dei grandi "cattivi" di Hollywood: il principe Giovanni in La leggenda di Robin Hood, il corrotto senatore Paine in Mr Smith va a Washington, il nazista Alexander Sebastian in Notorius; ma anche il grandissimo capitano Renault in Casablanca. E poi negli anni Sessanta, con la sua inconfondibile voce e l'innato aplomb inglese, è il professor Challenger in Mondo perduto e Mr Dryden in Lawrence d'Arabia. Quanto cinema abbiamo già raccotato; e siamo solo al quarto verso della canzone.
Poi arrivano Fay Wray e King Kong. Potete perfino non aver visto il film del 1933 prodotto dalla RKO e diretto da Merian C. Cooper and Ernest B. Schoedsack, potete perfino non conoscere esattamente la storia, ma tutti, proprio tutti, avete in testa l'immagine dell'enorme gigante che sulla cima dell'Empire State Building lotta contro quei biplani che volano come insetti intorno a lui. Ma anche se quel mostro ci spaventa, tutte le volte che guardiamo quella scena speriamo che riesca a fuggire, che scenda sano e salvo da quel dannato grattacielo, perché ci fanno molta più paura gli uomini che lo vogliono uccidere. E quelli che da dietro le cineprese riprendono tutta la scena. 
Ma non abbiamo tempo di fermarci: it came from outer space. E qui Trixie ci porta due decenni avanti, nel 1953, quando esce il film che ha proprio questo titolo diretto da Jack Arnold, basato su un soggetto scritto da Ray Bradbury, che in Italia conosciamo come Destinazione... Terra! In questo film gli alieni non sono venuti per conquistare il nostro pianeta, ma sono naufragati qui perché la loro astronave è andata in avaria. Ma non sono come noi, non sono bianchi come noi, non sono cristiani come noi, non sono maschi come noi, e quindi dovranno sopportare tutti i nostri pregiudizi. Non sono i primi "diversi" che abbiamo fatto soffrire con la nostra ipocrisia e non saranno certo gli ultimi.  
Basta pensare... Trixie ci annuncia già i due prossimi film: Doctor X del 1932 e Forbidden Planet del 1956. Se non avete visto il primo film, non vi rivelerò chi è il misterioso serial killer che uccide e sbrana le sue vittime nelle notti di luna piena. Ma vi dico che l'eroina che sta per cadere vittima di questo mostro è ancora una volta la sventurata Fay Wray, in uno dei tanti film della sua bella e lunga carriera. È morta a Manhattan l'8 agosto 2004, a novantasei anni, e due giorni dopo le luci dell'Empire State Building sono rimaste spente quindici minuti in sua memoria. Il secondo invece è nelle intenzioni dei suoi autori una specie di versione fantascientifica della Tempesta di William Shakespeare: forse un obiettivo troppo ambizioso, per quanto rimanga comunque un ottimo film di fantascienza. I protagonisti sono Walter Pidgeon, una giovane Anne Francis - citata nella canzone - una delle tante possibili fidanzate d'America e un quasi esordiente Leslie Nielsen, che certo non avrebbe mai immaginato di diventare Frank Drebin. Pidgeon aveva la faccia e il portamento dell'eroe, del buono, ma ha saputo interpretare ruoli più complessi, come quello del bandito in La belva umana e appunto il dottor Morbius in questo film; ma noi lo ricorderemo come lo splendido coprotagonista, insieme a Totò, del film I due colonnelli, che Pidgeon recita in italiano, ovviamente con il suo marcato accento inglese. Però il vero protagonista del film è il robot Robby, creato da Robert Kinoshita su disegni di A. Arnold Gillespie e Mentor Huebner, che vedremo in altri sette film e in moltissime serie televisive, dalla Famiglia Addams a Mork & Mindy, da Colombo a Wonder Woman. E ha fatto anche molta pubblicità. Tanti attori in carne e ossa sognano di fare la stessa carriera di Robby the Robot: senza riuscirci. 
Jack Arnold è uno specialista del genere e infatti nel 1955 dirige anche il successivo film citato da Trixie, Tarantula, insieme a uno dei suoi protagonisti Leo G. Carroll, che interpreta il professor Deemer, lo scienziato che ha creato il siero che rende giganteschi gli animali, compresa la tarantola che solo una squadriglia di jet armati di napalm - guidati da un giovane Clint Eastwood, non ancora il "buono" dei film di Sergio Leone - potrà distruggere. Leo G. Carroll, con quella sua aria misteriosa e altera, è un attore molto amato da Alfred Hitchcock: con lui girerà molti film e nel 1959 sarà il 'Professore" di Intrigo internazionale.
Sono enormi e giganteschi anche i trifidi, le piante che si staccano dal terreno e si nutrono di carne umana, i cui semi sono arrivati dallo spazio insieme a misteriosi meteoriti che hanno il potere di rendere ciechi chi li guarda. Il film è The Day of the Triffids del 1962, intitolato in Italia L'invasione dei mostri verdi, interpretato tra gli altri da Howard Keel, che non è più l'aitante Adamo Pontipee di Sette spose per sette fratelli. Anche se Trixie ricorda il film citando Janette Scott, l'attrice inglese che ha esordito come Cassandra in Elena di Troia di Robert Wise e negli Sessanta ha alternato con successo commedie romantiche e film di fantascienza. Janette è la biologa marina che insieme al marito vive su un faro in un'isola sperduta e che riuscirà a sconfiggere i trifidi gettandogli addosso acqua di mare. A proposito di "mostri" pericolosi, la sceneggiatura del film viene accreditata al produttore esecutivo Philip Yordan, anche se l'ha scritta Bernard Gordon, che non può lavorare perché, in quanto iscritto al Partito comunista, è nella "lista nera". Quando la Writers Guild of America ha cominciato ad accreditare correttamente le sceneggiature scritte sotto pseudonimi o attraverso prestanome, assegnando ai veri autori i loro crediti retroattivi, Gordon è quello che ne ha ricevuto di più di ogni altro scrittore della lista. Chi sono i "trifidi" più pericolosi? Una parte dell'America pensava si dovesse temere "l'invasione dei mostri rossi", ma quanti film, quanti libri, quanti musical abbiamo perduto per l'ottusa idiozia di questi pretesi difensori dell'ordine costituito?
Dana Andrews ha la faccia da western, ma Otto Preminger capisce che può diventare anche un duro per i suoi noir. Ma Trixie si ricorda di lui per La notte del demonio, un horror inglese del 1957 diretto dall'esperto del genere Jacques Tourner, famoso per Il bacio della pantera e Ho camminato con uno zombie. Andrews è il professore statunitense John Holden, uno scienziato che non crede all'esistenza di forze misteriose e soprannaturali: ma in suo viaggio nella vecchia Inghilterra dovrà ricredersi, visto che avrà l'occasione di incontrare il demonio in persona, con la sua misteriosa pergamena scritta con caratteri runici. 
Chissà se Trixie sa che George Pal, il prossimo nome che cita nella sua canzone, si chiamava György Pál Marczincsak ed era nato nel 1908 in quello che era ancora l'Impero Austro-ungarico, sotto il regno di Francesco Giuseppe. E forse non sa neppure che ha cominciato a fare film a Berlino negli anni d'oro dell'espressionismo tedesco, ma quando Hitler è andato al potere, è uno dei tanti cineasti europei che è dovuto fuggire a Hollywood, diventando uno dei grandi registi e produttori di film fantascientifici. Trixie ha visto certamente nel 1960 The Time Machine - in Italia L'uomo che visse nel futuro - con Rod Taylor e tanti altri film che lui ha prodotto, da When Worlds Collide a The War of the Worlds, e poi Conquest of Space. Perché a Trixie piacciono gli effetti speciali e Pal è un mago di questo cinema che ci tiene incollati alle poltrone. Ma chi è la misteriosa moglie di George Pal di cui parla Trixie? Questo non lo so neppure io, anche se ho un sospetto.

I miei lettori più attenti credono abbiano ormai capito sia il titolo della canzone che quello del musical che ha debuttato quella sera di giugno a Londra. Inutile dire che è stato un successo. È rimasto in cartellone fino al 20 luglio, ma poi è stato necessario trovare una sala più grande: dal 14 agosto al 20 ottobre in quella da duecentotrenta posti del Chelsea Classic Cinema e infine dal 3 novembre in quella da cinquecento posti del King's Road Theatre, dove lo spettacolo è rimasto fino al 31 marzo 1979. Ma ormai nessuno avrebbe più fermato The Rocky Horror Show. Che nel 1973 vince anche l'Evening Standard Award come miglior musical. Merita di essere ricordato che quell'anno come miglior spettacolo viene premiato Saturday, Sunday, Monday, la versione inglese della commedia di Eduardo Sabato, domenica e lunedì, con Joan Plowright e Frank Finlay che interpretano Rosa e Peppino Priore e Olivier nel ruolo del vecchio Antonio Piscopo. Due spettacoli che, a modo loro, raccontano il tempo che cambia.

Quella giovane usherette che interpreta Science Fiction/Double Feature è Patricia Quinn, una trentenne attrice arrivata a Londra da Belfast con il sogno di sfondare nel West End. L'autore Richard O'Brien e il regista Jim Sharman la scelgono per il ruolo di Magenta e le chiedono di interpretare anche Trixie: non hanno certo i soldi per scritturare un'altra attrice. Due anni dopo il Rocky Horror diventerà un film e naturalmente Patricia sarà ancora la misteriosa e sensuale cameriera del Dr Frank-n-Furter. E quando alla fine compare in scena con la tuta spaziale per tornare nel suo pianeta i suoi capelli sono un chiaro omaggio alla moglie di Frankenstein.
Nel film quella canzone deve accompagnare i titoli di testa e Sharman immagina che mentre canta Patricia vengano proiettati i fotogrammi di tutti i film citati. Ma ancora una volta bisogna fare i conti con il budget: acquistare i diritti di tutti quei film si rivela troppo dispendioso per la produzione. E allora Sharman ha un'idea: sarà O'Brien - ossia l'ineffabile Riff Raff - a cantare la canzone, ma le labbra rosse su sfondo nero - un omaggio a Lips di Man Ray - sono quelle di Patricia. Le labbra di una donna e la voce di un uomo: Science Fiction/Double Feature in un mondo che sta cambiando, anche se molti "terrestri" fanno di tutto affinché questo non accada. Ma noi, come Trixie, continueremo a fare il tifo per Kong e per tutti i "diversi" che lottano affinché questo mondo sia la loro "casa".  

domenica 18 ottobre 2020

Verba volant (789): assassina...

Assassina, sost. f.

Nonostante quelle splendide gambe e quei capelli rosso fuoco, la carriera di Gwyneth Evelyn - nata il 13 gennaio 1925 a Culver City - non riesce proprio a decollare. Forse rimarrà tutta la vita a lavorare negli studi di Hollywood; come suo padre Joseph, che ha sempre fatto l'elettricista per la Metro. Gwyneth è tenace, sa ballare - e in qualche film appare come una ballerina di fila - ma soprattutto sa insegnare a ballare. È una delle migliori assistenti di Jack Cole, il padre della theatrical jazz dance, il coreografo dei grandi successi di Broadway, ma soprattutto di praticamente tutti i più importanti film musicali degli anni Quaranta. Gwyneth insegna a star come Rita Hayworth, Betty Grable e Lana Turner. È lei che inventa i balletti di Gentlemen prefer blondes e che insegna a Jane Russell e a Marilyn Monroe come eseguirli: forse gli uomini preferiscono le bionde, e sposano le brune, ma nessuna le fa ballare come quella rossa. La danza è la sua vita, perché è solo grazie a quei lunghi esercizi che la piccola Gwyneth è guarita da una forma molto grave di rachitismo. E ci sono volute davvero tutta la sua pazienza e la sua tenacia.
Poi un giorno del 1952 il coreografo Micheal Kidd, arrivato da pochissimo a Hollywood per preparare, insieme a Fred Astaire, i numeri di danza di The Bandwagon, la nota e le propone un ruolo nel prossimo musical di Broadway di cui sta preparando i balletti, Can-Can, con le canzoni scritte da Cole Porter. Gwyneth - che adesso si fa chiamare Gwen - sarà Claudine, la seconda protagonista femminile, mentre la cantante e ballerina francese Lilo sarà la vedette. Nelle anteprime che precedono il debutto a Broadway tutti i critici esaltano l'interpretazione di Gwen nel balletto The Garden of Eden. Lilo è furiosa, pretende che tutti gli altri numeri di Gwen siano tagliati: dopo il Giardino dell'Eden quella strega dai capelli rossi non dovrà più tornare in scena. Gwen a quel punto decide di lasciare lo spettacolo, ma non può permetterselo: è solo una ballerina sconosciuta, una delle tante a Broadway. Il 7 maggio lo spettacolo finalmente debutta allo Shubert Theatre. Gwen fa il suo numero e torna in camerino per cambiarsi e tornare in albergo: il pubblico la adora, applaude, la chiama alla ribalta, Gwen arriva con indosso solo un asciugamano. Ottiene un consistente aumento di stipendio e il suo primo Tony.

Beulah May - nata il 18 novembre 1899 a Owensboro nel Kentucky - sogna di lasciare quella cittadina in cui quasi tutti lavorano nelle distillerie, per andare in una grande città. Beulah si convince ben presto che il matrimonio sia l'unico modo per realizzare questo sogno. E così a diciott'anni sposa il tipografo Perry Stephens, che però non dimostra alcuna ambizione: a lui piace vivere a Owensboro. Beulah divorzia e quando incontra il meccanico Albert Annan capisce che invece questa volta ce la può fare: Al si è innamorato di lei e soprattutto la vuole portare a Chicago. I due partono e il 29 marzo 1920 si sposano nella città del vento. 
Al lavora in un garage e Beulah fa la contabile in una grande lavanderia: non è esattamente quello che aveva sognato. E proprio nella lavanderia incontra Harry Kalstedt e i due cominciano una relazione. La sera del 3 aprile 1924 Al sta lavorando quando riceve una telefonata concitata della moglie: deve tornare subito, un uomo è entrato in casa, ha cercato di violentarla e lei lo ha ucciso. Quell'uomo naturalmente è Harry.

Maurine Dallas è nata certamente il 27 luglio. Ma gran parte dei registri dello Stato del Kentucky della fine dell'Ottocento sono andati perduti. Forse è nata a Louisville o forse a Lexington; forse nel 1896 o forse uno o due anni dopo. Certamente Maurine è una studentessa brillante: si diploma con i migliori voti della sua classe al Butler College di Indianapolis e viene ammessa al Radcliffe, la "succursale" femminile di Harvard. Al prestigioso college del Massachusetts infatti l'ammissione è aperta solo ai ragazzi e quindi le ragazze si devono "accontentare" del Radcliffe, in cui però insegnano molti degli stessi professori. Comunque le ragazze possono accedere ai laboratori di Harvard. E Maurine, che da sempre ama il teatro, decide di frequentare quello di drammaturgia del professor George Pierce Baker. Baker insegna letteratura inglese, ma la sua grande passione è il teatro: fonda l'Harvard Dramatic Club e soprattutto dal 1912 al 1924 dà vita al Fortyseven workshop, dal momento che la sua classe di inglese è contrassegnata proprio da quel numero. Non riuscirà a convincere Harvard a istituire una laurea in drammaturgia e così nel 1925 si trasferirà a Yale, dove sarà tra i fondatori della Yale School of Drama. Per Maurine l'incontro con il professor Baker è fondamentale. Lui esorta i suoi allievi a cercare ispirazione nel mondo, vuole che nelle loro storie raccontino la vita vera. Maurine lo prende, forse inaspettatamente, alla lettera: nel 1923 lascia Radcliffe prima di laurearsi e decide di trasferirsi a Chicago, trova un impiego negli uffici pubblicitari della Standard Oil e all'inizio dell'anno successivo diventa cronista giudiziaria del Chicago Tribune.   

Dopo il successo di Can-Can, negli anni Cinquanta Gwen diventa una delle stelle di Broadway. Nel 1955 è Lola, la seducente e irresistibile diavolessa in Damn Yankees. Nel 1957 è Anna, una ex prostituta in New Girl in Town, un musical scritto per lei da George Abbott e Bob Merrill, basandosi su Anna Christie di Eugene O'Neill. George Abbott è una delle colonne di Broadway: ha cominciato come attore nei primi anni Dieci per poi passare alla regia e alla scrittura di soggetti e testi teatrali. Nel 1959 l'attrice è Essie in Redhead. E per ciascuno di questi ruoli vince il Tony, perché ormai whatever Gwen wants, Gwen gets.
Il coreografo di Damn Yankees è un ballerino nato a Chicago nel 1927. Per Broadway è quasi un esordiente. Finora ha fatto solo le coreografie di The Pajama Game. Bob Fosse è ambizioso e ama ballare da quando ha poco più di dieci anni. Prima della guerra si esibisce a Chicago con un suo amico, Charles Grass: sono The Riff Brothers. Dopo la guerra si trasferisce a New York: vuole essere il nuovo Fred Astaire. Jerry Lewis nota lui e la moglie in uno spettacolo al Pierre Hotel e lo chiama a Hollywood. La MGM mette sotto contratto quel ballerino molto dotato, anche se non ha davvero la faccia da sfondare nel cinema. Anche Astaire è stempiato, ma lui è il re. Bob ottiene qualche piccola parte, in cui non riesce a dimostrare quanto sia bravo. È Hortensio, uno dei pretendenti di Bianca nel film Kiss me Kate, ma su questo set ha modo di realizzare la coreografia di uno dei numeri di danza. Quello è il suo lavoro: Bob lo capisce osservando Astaire mentre prova, guidato da Micheal Kidd, il numero Girl Hunt Ballet in The Bandwagon.
A Gwen piace lo stile di quel coreografo di Chicago, è qualcosa di nuovo rispetto a quello che le hanno insegnato Cole e Kidd, c'è più sensualità, i gesti sono più stilizzati, più marcati: quella è la danza moderna. E Bob capisce subito che Gwen non è solo una ballerina, è una coreografa come lui. E insieme creano i numeri che lei eseguirà sul palco. Secondo Bob in New Girl in Town non c'è un numero di danza che esalti davvero le capacità di Gwen e così durante le prove introduce una scena in cui Anna, in sogno, ricorda la vita del bordello. Il balletto è davvero seducente, troppo seducente, tanto che la polizia di New Haven, nel Connecticut, chiude lo spettacolo. L'autore e regista George Abbott decide di togliere il numero per il debutto al 46th Street Theatre, ma dopo le prime repliche Bob e Gwen introducono di nuovo il sogno di Anna. Ormai sono una coppia, anche fuori del palcoscenico e Gwen vuole che Bob in Redhead sia non solo il coreografo, ma anche il regista. Nel 1960 Gwen e Bob si sposano.

Beulah confessa di aver ucciso Harry: non può fare altrimenti, vista l'evidenza delle prove. Il racconto di quello che è successo quella notte cambia diverse volte durante il processo. La prima versione è quella della legittima difesa, lei ha sparato a Harry perché lui la stava per violentare: però Harry se ne stava andando, quando Beulah gli spara ha già indossato cappello e cappotto. Poi c'è la versione dell'impulso di rabbia e gelosia: Harry sarebbe andato da lei per dirle che la voleva lasciare e Beulah in un momento d'ira ha preso la pistola e gli ha sparato. L'ultima versione è che quando lei gli ha detto di aspettare un bambino, lui abbia deciso di andarsene dopo una lite violenta, rifiutandosi di riconoscere quel figlio della colpa. Non sappiamo come è andata davvero, l'unica certezza è che dopo aver ferito Harry, Beulah ha messo sul piatto del suo giradischi un disco di foxtrot, e ha bevuto diversi cocktail per quattro ore, guardandolo morire.  
Ma a nessuno interessa ormai sapere la verità. Beulah è una bella ragazza, le sue foto campeggiano su tutti i giornali di Chicago. In città non si parla d'altro. E Chicago ha deciso che lei, nonostante tutto, è innocente. Anche Albert fa la sua parte, rimane accanto a Beulah per tutta la durata del dibattimento, ritira tutti i suoi soldi e si procura uno dei migliori avvocati della città che capisce subito che quel processo non si vincerà nelle aule del tribunale, ma sulle colonne dei giornali. Il pubblico ama Beulah e il 25 maggio 1924 viene assolta.

Quegli otto mesi al Tribune sono davvero intensi per Maurine. Deve scrivere necrologi, articoli sulle novità della moda, un profilo di Jane Addams e Ellen Gates Starr, le attiviste pacifiste che hanno fondato in città la Hull House, per dare assistenza alle giovani donne. Però soprattutto viene mandata in tribunale. Scrive un paio di articoli sul caso Leopold e Loeb. Nathan Freudenthal Leopold Jr. e Richard A. Loeb sono due ricchi studenti dell'Università di Chicago, che il 21 maggio 1924 uccidono il quattordicenne Bobby Franks; durante il processo motivano quel gesto dichiarando che volevano commettere il delitto perfetto. Ovviamente la vicenda richiama l'attenzione dell'opinione pubblica, anche grazie al fatto che il loro avvocato è il celebre Clarence Darrow, che, con un'arringa durata dodici ore, riesce a evitare per i due giovani la pena di morte. Nodo alla gola di Alfred Hitchcock è una delle molte opere ispirate a questo caso di cronaca. Il caso Leopold e Loeb è troppo importante per farlo seguire a quella giovane studentessa del Kentucky, a cui viene comunque chiesto di coprire altri due processi molto seguiti, quello di Beulah Sheriff Annan e quello di Belva Gaertner. 
Belva Eleanora Boosinger è nata il 14 settembre 1884 a Lichtfield, nell'Illinois. A Chicago fa la cantante nei cabaret con il nome d'arte Belle Brown. Nel 1917 sposa William Gaertner, un industriale dell'Indiana più vecchio di lei di vent'anni, ma cinque mesi dopo William chiede che il matrimonio venga annullato: sembra che il divorzio di Belva dal primo marito non sia stato registrato. Poi si sposano un'altra volta e un'altra volta si separano. L'11 marzo 1924 Walter Law viene trovato ucciso nell'auto di Belva, seduto sul sedile accanto a quello del guidatore: vicino a lui una pistola e una bottiglia di gin. La polizia rintraccia subito la donna: è a casa sua, è ancora ubriaca e indossa vestiti sporchi di sangue. Confessa che Law è il suo amante, di essere stata con lui la sera prima, ma dice di non ricordare altro. Ammette che la pistola è sua: l'ha comprata per difendersi dai ladri. Durante il processo i colleghi di Law testimoniano che Belva lo aveva già minacciato, quando lui - più giovane di lei di quasi dieci anni - ha cercato di lasciarla per tornare con la moglie e il figlio. Anche il caso di Belva accende la curiosità morbosa dei giornali e anche lei è molto bella. L'opinione pubblica assolve subito la donna: nel giugno del 1924 il tribunale ratifica una decisione presa sui giornali. Maurine intervista Belva, che dice a sua difesa: "Nessuna donna può amare un uomo abbastanza da ucciderlo. Non ne vale la pena, perché ce ne sono sempre molti di più.". Nonostante il Tribune, come gli altri sei grandi giornali della città siano schierati dalla parte di Beulah e Belva, Maurine è una delle pochissime che crede che siano colpevoli. Comunque sia adesso ha ormai abbastanza storie da raccontare, può tornare a frequentare i seminari del professor Baker.

All'inizio degli anni Settanta Gwen Verdon e Bob Fosse non sono più una coppia, non abitano più insieme e ciascuno di loro vive altre storie, anche se non divorzieranno mai. Forse tra loro due non c'è più la passione, forse neppure l'amore, ma c'è Nicole, loro figlia, e soprattutto c'è la consapevolezza che insieme possono ancora creare grandi spettacoli, li unisce certamente l'amore per la danza. Bob ha bisogno di Gwen e quando nel 1972 va a Berlino per girare Cabaret, Gwen va con lui: sarà lei a spiegare a Liza Minelli come ballare con una sedia in Mein Herr. E la figlia del regista di The Bandwagon non lo dimenticherà mai.
È Gwen che, leggendo durante le prove di Sweet Charity la commedia Chicago di Maurine Dallas Watkins, si rende conto che può diventare uno splendido musical e ne parla al marito. La scrittrice però non vuole cedere i diritti, non vuole che si raccontino di nuovo quelle storie che ormai sono state dimenticate. Forse si sente in colpa: in fondo anche i suoi articoli hanno contribuito ad assolverle, anche se colpevoli. Dopo l'ennesimo rifiuto, Bob Fosse rinuncia all'idea. Ma quando sa che la drammaturga è morta, pensa si possa ritentare. Gli eredi non hanno gli stessi scrupoli e quindi Bob Fosse, Gwen Verdon e il produttore Richard Fryer diventano i nuovi proprietari dei diritti. Bob decide immediatamente di coinvolgere Fred Ebb e John Kander, gli autori di Cabaret. Anche Bob collabora al libretto, mentre i due autori scrivono le canzoni. Accentuano i caratteri di vaudeville, rendendo ancora più evidente come la giustizia possa diventare uno spettacolo. I personaggi sono ancora più caricaturali di quelli di Watkins e la denuncia ancora più netta.
Chicago: A Musical Vaudeville debutta il 3 giugno 1975 al 46th Street Theatre. Naturalmente Gwen Verdon è Roxie Hart, mentre Chita Rivera è Velma Kelly e Jerry Orbach l'avvocato Billy Flynn. Chita è una delle grandissime di Broadway: è stata la prima Anita di West Side Story; dieci volte nominata al Tony e tre vittorie. Jerry ha debuttato a Broadway nella prima edizione di The Threepenny Opera e avrà una lunga e fortunata carriera a teatro, al cinema e in televisione: sarà il detective Lenny Briscoe in quasi trecento episodi di Law & Order. Un grande regista e coreografo, un magnifico cast, splendide canzoni: Chicago dovrebbe essere un successo, ma non è così. Quell'anno esce anche A Chorus Line e sia il pubblico che la critica preferisce decisamente il musical scritto da Marvin Hamlisch e Edward Kleban, che vince ben nove Tony, mentre Chicago nemmeno uno. Un critico definisce lo spettacolo "cinico e sovversivo", probabilmente ha ragione, ma è anche la ragione per cui poi sarebbe stato così amato. Inoltre a fine luglio Gwen deve essere operata alla gola, il produttore pensa che a quel punto sia meglio chiudere lo spettacolo: Liza Minnelli si offre di sostituire l'amica e dall'8 agosto al 13 settembre interpreta Roxie. Le repliche sono in tutto 936: alla fine, grazie anche all'intervento della Minelli, non è un fiasco, ma neppure il successo sperato. 
Per Gwen quello di Roxie sarà l'ultima interpretazione a Broadway. Si dedicherà al cinema: sarà Tish Dwyer in The Cotton Club di Francis Ford Coppola, la madre di Alice nel film di Woody Allen, la zia di Meryl Streep e Diane Keaton in La stanza di Marvin. Sono piccoli ruoli che Gwen illumina con la sua bravura. Poi continua ad aiutare Bob. Collabora alle coreografie del musical Dancin' e del film autobiografico All That Jazz del 1979. In quel film Leland Palmer interpreta un personaggio basato essenzialmente su di lei. E continua a fare quello che ha sempre fatto, insegna a ballare. Anche alla nuova compagna di Bob, Ann Reiking. Quando Bob Fosse muore nel 1987, è naturalmente Gwen che ne cura l'eredità artistica.

Il giorno successivo all'assoluzione Beulah Annan annuncia che intende lasciare il povero Al. Dichiarerà poi che è stato a lui ad abbandonarla. Nel 1927 sposa un pugile, Edward Harlib, che lascia dopo tre mesi, accusandolo di essere violento. Nell'accordo di divorzio Beulah ottiene cinquemila dollari. Ma ormai il pubblico si sta dimenticando di lei. Il 10 marzo 1928, a soli ventotto anni, muore di tubercolesi al Chicago Fresh Air Sanatorium, dove è stata ricoverata con il nome Beulah Stephens. La salma viene riportata nel Kentucky. La sua lapide, nel cimitero della chiesa presbiteriana di Mount Pleasant Cumberland, ha la data di morte sbagliata.

Maurine Watkins deve iscriversi a Yale, perché è in quel college che il professor Baker ha portato i suoi corsi di drammaturgia. E come primo esercizio di uno dei laboratori scrive una commedia in cui racconta la vicenda di due donne che vengono assolte nonostante abbiano commesso un omicidio. Beulah Annan diventa Roxie Hart, mentre Belva Gaertner Velma Kelly, Albert Annan diventa Amos Hart, mentre gli avvocati difensori vengono combinati nel personaggio Billy Flynn. Il copione arriva a un produttore di Broadway che decide di mettere in scena quella commedia. La stella Jeanne Eagels, che dopo aver esordito come una ballerina di Ziegfeld è diventata una famosa attrice teatrale e dei primi anni del cinema sonoro, viene ingaggiata per il ruolo di Roxie Hart. Jeanne pretende il licenziamento del regista Sam Forrest, che viene sostituito da un giovane George Abbott, all'inizio della sua lunga carriera. Nonostante questo l'attrice lascia la commedia durante le prove e viene frettolosamente rimpiazzata da Francine Larrimore. Chicago debutta a Broadway ed è un successo: rimane in cartellone per 172 repliche e subito dopo inizia la tournée negli Stati Uniti, con un allora sconosciuto Clark Gable nel ruolo di Amos. Nel 1927 Cecil B. DeMille produce un film muto in cui Roxie è Phyllis Haver, una attrice del Kansas che ha debuttato nel cinema come una delle Sennett Bathing Beauties, le belle ragazze che in "scandalosi" costumi da bagno dell'epoca, girano brevi cortometraggi che precedevano i film. Nel 1942 questa storia diventa un film dal titolo Roxie Hart, con protagonista Ginger Rogers. Ma è già in vigore il Codice Hays e quindi la storia è completamente riscritta: in questa versione Roxie non ha ucciso nessuno, ma dice di averlo fatto solo per per farsi pubblicità.
Maurine scrive altre venti opere teatrali, ma nessuna ha il successo di Chicago. Si trasferisce a Hollywood e scrive sceneggiature: la migliore è quella del film del 1936 La donna del giorno con William Powell e Myrna Loy. Il suo stile appare troppo datato e le sue sceneggiature vengono via via scartate. Nel 1941 si trasferisce in Florida, in fondo Chicago l'ha resa milionaria.

Il 14 novembre 1996, al Richard Rodgers Theatre - come si chiama ormai il 46th Street theatre - va in scena una nuova produzione di Chicago. David Thompson adatta la sceneggiatura, Walter Bobbie cura la regia, mentre Ann Reinking la coreografia, cercando di rimanere il più fedele possibile allo stile di Bob Fosse e Gwen Verdon. La scenografia, scarna ed essenziale, prevede che la band sia al centro della scena, come fosse una giuria, e attorno a essa si muovono gli attori, che, quando non sono coinvolti nell'azione rimangono in scena, seduti in sedie disposte lungo il palco. Ann è Roxie, Bebe Neuwirth Velma, James Naughton Billy Flynn, mentre per la parte di Amos viene ingaggiato il grande Joel Grey. È finalmente un grande successo: i critici sono entusiasti, lo spettacolo vince sei Tony. Le repliche sono ormai più di novemila e Chicago ha il record per il revival musicale più longevo a Broadway. Un successo a cui ha contribuito il film del 2002 diretto da Rob Marshall con Renée Zellweger, Catherine Zeta Jones e Richard Gere.

Beulah non ne voleva proprio sapere di rimanere a Owensboro.
Come on, babe
Why don't we paint the town?

lunedì 12 ottobre 2020

Verba volant (788): appartamento...

Appartamento, sost. m.

Venerdì 6 marzo 1953 viene annunciata al mondo la morte di Iosif Vissarionovič Džugašvili: la notizia lascia nello sgomento una metà del mondo, mentre viene accolta dall'altra metà con malcelata soddisfazione. I redattori di Time Magazine non riescono a modificare la copertina del numero che sarebbe uscito in edicola lunedì 9 marzo, su cui infatti troviamo un ritratto del presidente sudcoreano Syngman Rhee, appena rieletto, con metodi tutt'altro che democratici, per un secondo mandato. Come per Somoza, il governo di Washington sa benissimo che si tratta di "un figlio di puttana", ma anche Rhee è il "loro figlio di puttana", uno dei tanti in giro per il mondo. Finalmente il lunedì successivo sulla copertina della più autorevole rivista americana campeggia un bel ritratto di Stalin, che osserva con un sorriso compiaciuto e ironico una ragnatela che egli ha pazientemente tessuto e in cui sono imprigionati diversi uomini-insetti. Il lunedì ancora successivo la copertina è dedicata a Malenkov, che nei giorni concitati successivi alla morte del leader sovietico appare come il nuovo "uomo forte" di Mosca. Ma evidentemente non è quella la soluzione definitiva nel complesso gioco di scacchi che si sta svolgendo al Cremlino: il 20 aprile in copertina c'è Molotov, il 20 luglio Berija, e dobbiamo aspettare il 30 novembre per vedere un ritratto di Nikita Sergeevič Chruščëv, con alle spalle una fascina di spighe che stanno per essere tagliate da una falce, naturalmente rossa. 
È istruttivo osservare un anno attraverso le cinquantadue copertine di Time. Il 1953 è aperto e chiuso da due ritratti di donne: la ventisettenne Elisabetta II all'inizio del suo regno - che naturalmente nessuno avrebbe immaginato così lungo - e la novantatreenne pittrice americana Grandma Moses, una delle più importanti esponenti dello stile American primitive. C'è anche un po' d'Italia nelle copertine di Time di quell'anno: nel numero del 25 maggio c'è un ritratto austero di Alcide De Gasperi, che sta per perdere le elezioni della cosiddetta "legge truffa" e lasciare la vita politica - era un tempo così: se perdevi una battaglia fondamentale dovevi ritirarti davvero, anche se eri De Gasperi - e in quello del 14 dicembre un solenne e ieratico Pio XII.
La copertina che interessa a me però è quella del 30 marzo. Dopo Stalin e Malenkov i lettori di Time trovano sulla loro rivista lo smagliante sorriso di una bella donna dai capelli neri che indossa un elegante cappello rosa, sullo sfondo dei grattacieli di New York.  

Mercoledì 25 febbraio ha debuttato al Winter Garden Theater - il grande teatro di Midtown che dalla fine del 1982 e per quasi diciotto anni sarebbe stata la "casa" di Cats - un nuovo musical scritto da Leonard Bernstein. Il quarantacinquenne compositore e direttore d'orchestra è già molto conosciuto, ma non è ancora il "grande" Bernstein. Giovedì 10 dicembre di quello stesso anno debutta - ed è il primo direttore d'orchestra americano - alla Scala, dirigendo Maria Callas nella Medea di Luigi Cherubini con la regia di Luchino Visconti.
Ma questa storia comincia quasi vent'anni prima, all'inizio del 1935, quando Stalin comincia a organizzare le grandi purghe degli anni Trenta. Ruth ed Eileen McKenney, due sorelle cresciute a East Cleveland in Ohio, prendono in affitto per 45 dollari al mese un minuscolo appartamento nel seminterrato del numero 14 di Gay Street nel Greenwich Village. Se volete sapere com'è quella strada potete riguardare il video di Girls just want to have fun di Cindy Lauper, un "classico" degli anni Ottanta. Quelle due stanze dalle pareti ammuffite non sono il massimo, anche perché proprio lì sotto stanno costruendo una linea della metropolitana, e il Greenwich non è ancora un quartiere alla moda di Manhattan, ma quel piccolo appartamento di New York sembra un sogno per quelle due ragazze che vogliono to be the one to walk in the sun. Ruth vuole fare la giornalista, mentre Eileen sogna di sfondare a Broadway.
Le disavventure di due ragazze di ventiquattro e ventidue anni arrivate dall'Ohio in quell'appartamento del Greenwich diventano l'argomento per una serie di articoli che Ruth riesce a pubblicare sul New Yorker alla fine degli anni Trenta e che nel 1938 escono come un romanzo con il titolo My Sister Eileen. Quegli articoli permettono alle due sorelle di lasciare l'appartamento rumoroso e ammuffito, ma non il Greenwich, perché Ruth è comunista e in quelle strade "disordinate" - che non rispettano il disegno rigidamente ortogonale del resto di Manhattan - e in quei locali in cui bianchi e neri stanno facendo crescere la musica jazz, pulsa la rivolta dell'America. E Ruth deve stare lì.
Ruth non vuole essere ricordata solo per quelle divertenti storie di colore. Nel 1939 pubblica quello che considera il suo lavoro migliore, Industrial Valley, un libro-inchiesta sul grande sciopero degli operai della Goodyear ad Akron nel 1936. Nel 1943 pubblica un altro romanzo, Jake Home, la storia di un sindacalista dell'Ohio all'inizio del Novecento. Ruth ha deciso presto da che parte del mondo stare, quella che guarda con speranza a ciò che succede in Unione Sovietica, dalla parte degli operai delle grandi fabbriche, dalla parte dei neri che lottano contro la discriminazione razziale. Anche quando, nel 1946, viene espulsa dal Partito comunista d'America perché le sue posizioni non sono in linea con quelle "ufficiali" del partito: ma in fondo Ruth non è mai riuscita a stare in linea, anche quando giocava come prima base nella squadra di baseball di East Cleveland, l'unica ragazza in un gruppo di maschi.
Eileen non ha la stessa fortuna della sorella. Nel 1939 sposa lo scrittore Nathanael West, l'autore del romanzo Il giorno della locusta. Il 22 dicembre 1940 sono entrambi vittime di un tragico incidente stradale: Eileen ha solo ventisette anni. Ruth sarà molto colpita da questa perdita che condizionerà tutta la sua carriera negli anni successivi.
Le avventure di Ruth ed Eileen nell'appartamento del Greenwich sono un successo e due giovani commediografi, Joseph Fields e Jerome Chodorov, decidono di ricavarne una commedia per Broadway. My Sister Eileen debutta al Biltmore Theatre giovedì 26 dicembre 1940, appena quattro giorni dopo la morte della vera Eileen. Shirley Booth e Jo Ann Sayers interpretano le due sorelle. La prima è una delle grandi dello spettacolo americano, una delle poche a poter indossare la cosiddetta "tripla corona", ossia ad aver vinto un Tony, un Oscar e un Emmy nel corso della loro carriera. Probabilmente il suo ruolo più conosciuto è quello della moglie di Burt Lancaster in Torna, piccola Sheba, uno dei primi film ad affrontare il tema dell'abuso di alcol e delle sue conseguenze sulla vita familiare. Lo spettacolo, grazie anche alla verve di Shirley, ottiene un grande successo e rimane in cartellone fino al gennaio del 1943, per 864 repliche.
Naturalmente Hollywood si accorge di questo successo e decide di sfruttarlo. La Columbia chiede a Fields e Chodorov di adattare la commedia per il grande schermo, mentre Alexander Hall viene chiamato per la regia. Il film esce nella sale americane mercoledì 30 settembre 1942 ed è il più grande successo della Columbia di quell'anno. In Italia arriverà poco dopo con il titolo Mia sorella Evelina. Il film è divertente, Fields e Chodorov accentuano gli episodi da commedia e alla fine compaiono - anche se non accreditati nei titoli - i tre Stooges come gli operai che scavando il tunnel della metro sbucano nella camera delle ragazze. Il film finisce con Curly che dice: "Hey, Moe. Penso tu abbia fatto una svolta sbagliata!".
In quel film Ruth ed Eileen sono rispettivamente Rosalind Russell e Janet Blair. Janet è una brava cantante, ha imparato nella chiesa della sua città, Altoona in Pennsylvania, dove la madre suona l'organo e il padre dirige il coro. Fa la cantante in alcune big band dell'età dello swing, ma Hollywood nota ben presto la sua bellezza e la Columbia la mette sotto contratto. Non ha il successo che merita e non riesce mai ad avere una parte da protagonista: dopo My Sister Eilenn è l'amica di Rita Hayworth in Stanotte e ogni notte e torna finalmente a cantare in The Fabulous Dorseys. 
Rosalind - nata nel 1907 in Connecticut da una numerosa famiglia irlandese - invece è già un'attrice affermata. È molto bella, ma non diventerà mai un sex symbol: dirà in seguito che questo le ha permesso di avere una carriera molto più lunga di altre sue colleghe. Il suo ruolo è quella della donna elegante e sofisticata, anche se soffre di essere considerata una sorta di "appendiabiti". Negli anni Trenta appare in molti film, alternando drammi e commedie, ma è in queste ultime che offre le sue interpretazioni migliori. Nel 1940 è la giornalista Hildy Johnson nel film di Howard Hawks His Girl Friday - in Italia La signora del venerdì - in coppia con Cary Grant. Il film è una delle migliori trasposizioni cinematografiche della commedia Prima pagina, che nel 1974 diventerà una film con due protagonisti maschili, Jack Lemmon e Walter Matthau, in uno dei loro capolavori come coppia. Rosalind è la quindicesima scelta di Hawks, ma tutte le altre, dalla Hepburn alla Colbert, da Jean Arthur a Ginger Rogers, hanno rifiutato quella parte e così Rosalind scopre di essere nel cast leggendo in treno un articolo del New York Times in cui c'è l'elenco di quei famosi rifiuti. Il film è un successo e anche Hawks si deve ricredere sulle capacità di Rosalind Russell. L'attrice ottiene una nomination agli Oscar, la prima della sua carriera; ne avrà una seconda nel '46 per L'angelo del dolore - la biografia dell'infermiera Elizabeth Kenny - e una terza l'anno successivo per il ruolo di Lavinia nel film di Dudley Nichols Il lutto si addice ad Elettra, dal dramma di Eugene O'Neill.     
Nell'autunno del 1952 il produttore di Broadway Robert Fryer pensa che My Sister Eileen possa diventare un musical. Fields e Chodorov - che intanto viene indagato dal Comitato per le attività antiamericane - ci mettono davvero poco per scrivere il libretto. Adesso mancano solo le canzoni. In appena quattro settimane Bernstein e i suoi vecchi amici Betty Comden e Adolph Green scrivono la musica e i versi. In fondo quella è anche la loro storia. Leonard e Adolph condividevano un piccolo appartamento nel Greenwich e nei locali di quel quartiere si esibivano The Revuers, il gruppo formato da Comden e Green con Judy Holliday, spesso accompagnati al piano proprio dal giovane Bernstein. In uno di quei locali del Greenwich, il Village Vanguard, le pareti erano tappezzate di manifesti in cui si esprimeva il sostegno alla Repubblica Spagnola attaccata dai fascisti. Anche Leonard, Adolph e Betty hanno presto deciso da che parte stare.  
Fryer sa che Rosalind Russell è brava a cantare quanto a recitare: il ruolo di Ruth è suo. E questa volta è assolutamente la prima scelta. Ed è proprio il sorriso di Rosalind che i lettori di Time Magazine trovano in copertina il 30 marzo 1953, a un mese dal debutto. 
Wonderful Town è un successo che rimane in scena per 559 repliche. Forse non è uno dei capolavori di Bernstein, non ci sono canzoni diventate standard, ma, anche se non raggiunge le vette di Candide e West Side Story, questo musical rimane ancora oggi godibilissimo, uno dei frutti migliori della maturità artistica di Bernstein e della musica di Broadway degli anni Cinquanta. E Rosalind ottiene giustamente il Tony per la sua interpretazione della forte e determinata Ruth. Curiosamente la conservatrice Rosalind - sostiene tutte le campagne elettorali di Nixon, compresa quella per lui sfortunata contro il giovane Kennedy - la fervente cattolica Rosalind, è nelle proprie scelte artistiche una convinta sostenitrice dei diritti delle donne. Vuole interpretare donne forti, indipendenti, capaci di realizzare se stesse. E nel 1955 sempre a Broadway interpreterà il suo ruolo più celebre, quello di Mame Dennis, la Auntie Mame che dà il titolo alla pièce scritta da Jerome Lawrence e Robert E. Lee, basata sul romanzo autobiografico di Patrick Dennis. La commedia rimane in cartellone per quasi due anni e nel 1958 la Warner produce il film con lo stesso titolo, con la sceneggiatura della "ditta" Comden e Green. Rosalind Russell sarà nominata sia al Tony che all'Oscar per la sua interpretazione di questa donna esuberante e indipendente, sfortunatamente non vincendo alcun premio. Nel 1966 questa storia diventerà un musical, Mame, uno dei grandi successi di Angela Lansbury.
Nel 1955 la Columbia vorrebbe girare un musical basato sulla storia di My Sister Eileen, ma i diritti di Wonderful Town sono giudicati troppo costosi dai produttori. E poi i testi di Comden e Green sono molto espliciti e Ruth è una figura troppo indipendente e forte per la Hollywood del Codice Hays. La Columbia assume due specialisti del genere come Jule Styne e Leo Robin per scrivere una nuova colonna sonora e Bob Fosse per le coreografie. Eileen - che in questa versione diventa la protagonista - è interpretata da Janet Leigh, mentre Betty Garrett interpreta Ruth. Per Betty questo film segna finalmente la possibilità di tornare a lavorare a Hollywood. Nel 1949 la sua interpretazione in Un giorno a New York - con le canzoni scritte da Bernstein per la musica e da Comden e Green per i testi - sembra destinarle una carriera promettente, fermata, come per tanti altri, dalla indagini del Comitato per le attività antiamericane. Dopo Mia sorella Evelina - questo, come nel '42, il titolo in italiano - Betty potrà lavorare quasi solo in televisione. Sarà, tra molti altri ruoli, la signora Edna DeFazio, la madre di Laverne nella fortunata sit-com Laverne & Shirley. Il film non è il successo sperato dalla Columbia. E francamente, anche per il suo tono decisamente maschilista, inferiore al film del 1942 che ci appare molto più "moderno".
A parte l'inossidabile Lizzie sono tutti morti quelli che hanno goduto di una copertina di Time Magazine nel 1953. Anche il comunismo è morto. Continua a vivere, per fortuna, la musica di Bernstein e soprattutto la forza delle donne che - con il sorriso di Ruth - non seguono la "linea" e scelgono la parte giusta del mondo.