
Resistenza, sost. f.
Madeleine ha solo sedici anni quando incontra Marcel Dalio, che ne ha ventiquattro più di lei ed è sposato. Madeleine vuole diventare un’attrice, vuole comparire sulle copertine delle riviste che legge avidamente fin da bambina, sognando la vita delle stelle del cinema. Quando si incontrano lei è apparsa, non accreditata, in un film di scarso successo, anche se diretto da Georg Wilhelm Pabst, mentre lui è un attore famoso, che ha lavorato con Jean Gabin ne Il bandito della Casbah e ha avuto ruoli importanti in due film di Jean Renoir, La grande illusione e La regola del gioco.
Poche settimane dopo avere conosciuto Madeleine, Dalio divorzia da Jany Holt, anche lei un’attrice. E così i due si sposano. Ma i genitori di Marcel sono ebrei rumeni e lui, come molti altri francesi di origine ebraica, decide di fuggire, prima che le truppe tedesche invadano la Francia. Peraltro nei mesi successivi la propaganda nazista userà proprio il volto di Marcel Dalio per mostrare nei loro manifesti i tratti somatici del “tipico” ebreo.
Tanti francesi, alcuni convinti, molti per viltà e per convenienza, accettano di collaborare con il nuovo regime. Alcuni fuggono, ma altri decidono di resistere. Farà così Jany Holt, che decide di rimanere in Francia. Continua a recitare, anche se in ruoli sempre più piccoli, perché, nonostante sia molto brava, è di origini rumene e non si schiera con abbastanza entusiasmo a fianco del governo di Vichy, entra nella Resistenza, viene arruolata dal traduttore e poeta Denyse Clairouin nel gruppo Mitridate e fa attività di spionaggio. Alla fine della guerra Jany ottiene, meritatamente, la Croce di guerra.
Madeleine, anche se non è ebrea di nascita, decide di seguire il marito. E qui comincia una storia che sembra un film. I Dalio ottengono i visti di transito per il Portogallo da Aristides de Sousa Mendes, il diplomatico portoghese che, console a Bordeaux, disobbendo alle direttive che arrivano dal governo fascista di Salazar, fornisce a migliaia di ebrei francesi i visti necessari per raggiungere il suo Paese.
Arrivati a Lisbona, Marcel trova per lui e la moglie due visti per il Cile e così il 9 agosto 1940 partono per l’America, imbarcati sulla SS Quanza. Superato un uragano nel mezzo dell’Atlantico, la nave arriva a New York il 19 agosto e 196 passaggeri riescono a sbarcare: i loro visti sono in regola, a differenza di quelli di Marcel e di Madeleine che sono falsi, come quelli di molti altri fuggiaschi. La SS Quanza il 30 agosto arriva a Veracruz in Messico e qui altri 35 passeggeri vengono sbarcati. Ne rimangono a bordo 86, praticamente tutti ebrei, che rimangono sbigottiti di fronte alla decisione del capitano di tornare a Lisbona.
La nave fa scalo a Norfolk per rifornirsi di carbone e qui viene fermata dalle autorità federali, perché nel frattempo un gruppo di ebrei statunitensi ha preso a cuore la loro vicenda e un avvocato si è rivolto a un giudice, che prende tempo per decidere sul loro status. Un passeggero si getta a nuoto tentando di raggiungere le coste della Virginia, ma viene recuperato e il capitano ordina che il ponte della SS Quanza sia presidiato da guardie armate. Il sottosegretario di Stato che si occupa della questione dei rifugiati vorrebbe negare lo sbarco, ma Eleanor Roosvelt interviene presso il marito e tutti i passeggeri della nave vengono considerati rifugiati politici. Sei decideranno comunque di tornare in Europa. Il 14 settembre Madeleine e Marcel sbarcano finalmente negli Stati Uniti e ovviamente decidono di andare a Hollywood.
Nel ’41 Marcel ottiene una piccola parte in Una notte a Lisbona di Edward H. Griffith: è un azzimato concierge. Riesce a lavorare regolarmente durante gli anni della guerra, ma ottiene sempre ruoli molto secondari, interpreta per lo più il personaggio stereotipato del francese. Nulla a che vedere con quello che aveva fatto in patria prima della guerra. Anche Madeleine, che ha studiato inglese sulla SS Quanza, ottiene una piccola parte in La porta d’oro, un bel film con due star del calibro di Charles Boyer e Olivia de Havilland, e l’anno successivo interpreta la stella delle Ziegfeld Follies Anna Held in Il sentiero della gloria, accanto a Errol Flynn. A Hollywood la carriera della giovane attrice sembra finalmente sbocciare.
Il 1942 è un anno importante per Madeleine. La Warner le offre un contratto da cento dollari a settimana per ventisei settimane per recitare in diversi film e il primo è Casablanca. È felice. Ovviamente non può immaginare che sta per recitare in uno dei film più amati e citati della storia del cinema, ma il suo ruolo, quello di Yvonne, l’amante abbandonata da Rick, è il secondo ruolo femminile della storia. Madeleine è sicura che quel film segnerà la sua carriera. E non si sbaglia.
Mentre la produzione procede Madeleine vede che, nelle frequenti revisioni della sceneggiatura, il suo personaggio viene progressivamente ridimensionato, pensa per non mettere in ombra quello di Ilsa. Alla fine saranno solo tre le scene in cui compare Yvonne, anche se tutte sono importanti e la terza è una di quelle che tutti noi cinefili romantici amiamo di più di quel film.
La prima scena è poco dopo l’inizio del film e serve a raccontare il passato del personaggio. Capiamo che, tempo prima, Rick e Yvonne hanno passato una notte insieme: per lui lo sfogo di un momento, per lei invece la speranza di una storia d’amore. Nella scena Yvonne tenta di riavvicinarsi all’uomo che ama, che però la respinge. Nella seconda scena, ambientata più tardi nella stessa giornata, vediamo che Yvonne cerca di superare il rifiuto ubriacandosi, come per altro ha fatto anche Rick quando è stato lasciato da Ilsa. Fa un ultimo, disperato, tentativo di convincere Rick che la affida a Sascha, il barista russo infatuato di lei, affinché la riaccompagni a casa, ammonendolo di tornare subito. A questo punto la ragazza scompare per un lungo periodo. Nella terza scena la vediamo ritornare al locale al braccio di un soldato tedesco. Si avvicina al bar e ordina gli alcolici più costosi. Anche lei, come il capitano Renault, non si preoccupa di quello che i nazisti stanno facendo in Europa, se “collaborare” con loro significa avere denaro, potere e prestigio. In fondo anche Rick agisce così, muovendosi in una sorta di “zona grigia”.
Ma poi un gruppo di soldati comincia a cantare Die Wacht am Rhien. Victor Laszlo decide di reagire. Si alza, chiede all’orchestra del Rick’s Café di suonare La Marsigliese e comincia a cantare, seguito da tutti gli avventori, finché l’inno francese sovrasta il canto tedesco. E anche noi, ogni singola volta che vediamo Casablanca, ci emozioniamo per quella scena e cominciamo a cantare.
Ci sono solo tre primissimi piani in questa scena, uno per Ilsa che guarda con amore il coraggio di Victor e due proprio per Yvonne che, in piedi, canta, piangendo, La Marsigliese. La sua ultima battuta del film è “Viva la France!”. Certo è Yvonne che, prima di Rick e del capitano Renault, decide che la loro neutralità è una forma di complicità e che è arrivato il momento di schierarsi, ma è anche Madeleine che canta e piange, pensando alla sua vicenda di esule, a quello che ha visto in quei drammatici mesi.
Quelle settimane in cui gira Casablanca sono importanti per Madeleine anche per la sua vita personale. C’è anche Marcel Dalio nel film diretto da Michael Curtiz: è Emil, il croupier del Rick’s. Una parte certo meno importante di quella della moglie, anche se partecipa a un’altra scena celeberrima. Il capitano Renault cerca un prestesto per chiudere il locale e dichiara serio: “I am shocked, shocked to find that gambling is going on in here!”. Al che Emil si avvicina cerimonioso, gli porge del denaro, dicendo: “Your winnings, sir”.
Dopo Casablanca ormai è un’attrice indipendente. Per la 20th Century Fox recita in un ruolo importante nel dramma di guerra Paris After Dark, ambientato nella Parigi occupata, e anche in questo film Dalio ha una piccola parte. Poi passa alla MGM, per cui recita nel film Music for Millions e negli spettacoli organizzati per i soldati nella base di Camp Roberts. Debutta anche a Broadway nella commedia The French Touch, diretta da René Clair.
Finita la guerra, la ventiquattrenne Madeleine vuole ritornare in Francia e continua a lavorare al cinema. Il suo primo lavoro è il film in costume I realisti, tratto dal romanzo di Balzac, in cui interpreta la bellissima Marie-Nathalie de Verneuil. Lavora regolarmente, in alcuni film è anche la protagonista, il suo nome è conosciuto dagli spettatori, ma la grande fama non arriva, non è destinata a diventare una star. Ma la storia del grande cinema incrocia ancora una volta la vita di Madeleine.
Nel 1963, sempre splendida, è Madeleine, l’affascinante attrice francese che un tempo è stata una delle amanti di Guido Anselmi in 8½, il capolavoro di Federico Fellini che ottiene l’Oscar come miglior film straniero. Nel 1967 intepreta il suo ultimo film, La fioriaia degli innocenti, ancora un lavoro in costume in cui ha il ruolo di Maria de Medici. Vive spesso a Roma e nel 1988 sposa Tullio Pinelli, che ha conosciuto proprio grazie al film di Fellini. Vivono insieme fino alla morte del grande sceneggiatore nel 2009. Si trasferisce allora in Spagna, ad Estepona, dove muore il 1° maggio 2016.
Come ha fatto con Yvonne, anche nel personaggio dell’attrice francese Madeleine Lebeau mette qualcosa delle sue speranze infrante: “Mi sento come se avessi rovinato tutto nella mia vita e nel mio lavoro”.