sabato 31 marzo 2018

Verba volant (504): uovo...

Uovo, sost. m.

E' nato prima l'uovo o la gallina? Gli antichi non avrebbero avuto dubbi in proposito e avrebbero risposto - dalla Polinesia all'Egitto, dalla costa occidentale dell'America del sud al mar Baltico, dal golfo di Guinea all'India, dalla Cina alla Grecia - che è nato prima l'uovo. Gli antropologi hanno chiamato questo archetipo cosmogonico l'uovo cosmico.
I popoli che abitavano quella terra che si sarebbe chiamata Grecia, secoli prima dei tempi cantati da Omero, credevano che dal caos fosse sorta una dea che, non trovando dove poggiare i piedi, separò il cielo dal mare. Mentre danzava sulle onde la dea plasmò il vento e creò un serpente. Acceso di desiderio, il serpente avvolse le membra della dea, che si trasformò in una colomba e depose un uovo. Quando l'uovo si schiuse, ne uscirono il sole e la luna, le stelle e i pianeti, la terra con tutta la sua vegetazione e infine tutti gli esseri viventi, uomo compreso. Questo è ciò che raccontavano quei popoli antichi che i greci chiamarono pelasgi, ma questi elementi, la dea primigenia e l'uovo, ritornano in tanti altri racconti mitici, in ogni parte del mondo. Era il tempo in cui comandavano le donne, perché da loro nasce la vita, e in cui l'attività fecondatrice degli uomini non era tenuta in gran conto: se ne poteva anche fare a meno, come insegnava la storia della dea. Non durò molto questo tempo, i maschi cominciarono a raccontare un'altra storia, ossia che all'inizio c'erano due divinità, Urano e Gea, il cielo e la terra, e che dalla loro unione nacque ogni cosa e ogni essere vivente. Poi Urano fu evirato dal proprio figlio Crono, e questi a sua volta fu spodestato dal proprio figlio Zeus: ormai era tutta una questione tra maschi, tra chi ce l'aveva più lungo. Nell'antica Grecia rimase traccia di quel culto antichissimo, del tempo in cui le donne avevano la meglio sugli uomini, ma erano riti misterici, per iniziati, tollerati e temuti dalle autorità, ma comunque confinati fuori dallo spazio pubblico delle città. Quella dea e quell'uovo potevano ancora essere celebrati, ma in segreto e senza far troppo clamore, perché i maschi non gradivano ricordare quel tempo.
E così l'uovo sparì. Riappariva ogni tanto, riuscendo a eludere la vigile censura degli uomini. Forse la più celebre di queste apparizioni è la Pala di Brera di Piero della Francesca. Si tratta apparentemente di una quadro dall'impianto molto classico, che rispetta i canoni della sacra conversazione: al centro la Madonna col bambino, a lato sei santi e quattro angeli e in basso il donatore Federico da Montefeltro; ma in alto, proprio sopra la Madonna, c'è un piccolo uovo appeso in una calotta semicircolare a forma di conchiglia.
A dire la verità quell'uovo misterioso fa capolino spesso nelle nostre vite, ma nascosto. La rappresentazione grafica più comune dell'uovo cosmico è lo zero, l'essenza femminile da cui scaturiscono tutti i numeri, il numero che è non è un numero ed è allo stesso tempo tutti i numeri, il numero che Leonardo Fibonacci riuscì a portare nella cultura occidentale, dopo aver scoperto la successione presente in natura nei fiori, negli alveari delle api e nelle conchiglie.
E poi ci sono le uova di cioccolato che ci scambiamo durante le festività pasquali e in cui da bambini trovavamo brutte sorprese, o almeno ci sembravano brutte perché non erano i regali che speravamo di trovare, e quindi quelle sorprese erano destinate a deludere le nostre troppo alte aspettative. Forse perché non conoscevano la storia dell'uovo, ma evidentemente è una storia che ancora non ci vogliono raccontare.

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