domenica 26 gennaio 2020

Verba volant (749): fattoria...

Fattoria, sost. f.

È il 1971, esce, per l'etichetta Carosello Records, Un L.P. per te: sarà l'ultimo trentatré giri del Quartetto Cetra. Sono canzoni un po' diverse da quelle con cui il gruppo vocale si è fatto conoscere al grande pubblico. Certo c'è Scale e arpeggi: il film Gli Aristogatti è uscito pochi mesi prima e quella canzone è proprio nelle loro corde. La consuetudine con queste canzoni è di vecchia data: nel 1948 hanno partecipato al doppiaggio di Dumbo - sono i corvi e cantano tutti i cori - e il loro lavoro è così ben fatto da meritare una lettera autografa di Walt Disney che si congratula con loro. Però in quell'ellepi c'è anche la canzone Angela.
Facciamo un passo indietro: il 7 agosto 1970 Jonathan Jackson, un ragazzo di diciassette anni militante delle Pantere nere, fa irruzione nell'aula del tribunale di San Rafael in California, dove si sta celebrando un processo contro tre suoi compagni. Prende in ostaggio il giudice Harold Haley, il procuratore distrettuale e alcuni giurati, distribuisce le armi agli imputati e urla: "Bene, signori. Ora comando io". Sequestratori e ostaggi salgono su un furgone parcheggiato fuori dal tribunale, ma poco dopo incontrano un posto di blocco: nello scontro a fuoco rimangono uccisi tutti i militanti delle Pantere nere e anche il giudice Haley. Nel corso delle indagini, la polizia scopre che alcune delle armi usate da Jackson sono intestate ad Angela Davis, una dei leader del movimento e del Partito Comunista degli Stati Uniti. Il direttore dell'Fbi Hoover dichiara che Angela Davis è uno dei dieci criminali più pericolosi del paese. Il 13 ottobre viene arrestata a New York, e il presidente Nixon si congratula con gli agenti che hanno catturato "la terrorista". Il 4 giugno 1972, quasi due anni dopo, una giuria composta di soli uomini bianchi dichiara Angela Davis non colpevole.
C'è una mobilitazione di intellettuali in tutto il mondo che chiedono la liberazione della Davis. Giovanni "Tata" Giacobetti e Virgilio Savona scrivono Angela nell'estate del '71. Qualche mese dopo i Rolling Stones incideranno Sweet Black Angel e John Lennon e Yoko Ono Angela. I "vecchi" Cetra - Savona è del 1919, Lucia Mannucci del 1920, Giacobetti e Felice Chiusano sono del 1922 - hanno battuto i giovani ribelli.
Non si può per un'idea,
per un'idea soltanto
recidere un fiore.
Il 7 novembre '71 il Quartetto Cetra canta Angela nel corso della trasmissione Stasera sì. Il giorno successivo Chiusano riceve una lettera di minaccia, in cui li invita a smettere di fare politica, perché "queste sono cose delicate". Savona scriverà la canzone Sono cose delicate, per rispondere con la consueta ironia a questa minaccia. Comunque la loro presenza in programmi Rai si riduce di molto e si interrompe nel 1975.
Io sono convinto che uno dei problemi di questo paese - non meno importante di tanti altri, badate bene - è quello di non riconoscere che fortuna è stata avere il Quartetto Cetra. Pensate se Broadway avesse avuto i Cetra. Mentre in Italia rischiano di essere ricordati come robetta di consumo - quelli della Vecchia fattoria ia ia oh e poco altro - buoni al massimo per i pastoni in cui vengono replicati i programmi della televisione in bianco e nero.
Prendiamo quel capolavoro che è Però mi vuole bene, scritta da Virgilio Savona e "Tata" Giacobetti, e Gigi Cichellero, un altro dei protagonisti "dimenticati" della musica italiana del secolo scorso. Però mi vuole bene è una canzone - e infatti nasce come il lato B del quarantacinque giri del 1963 Du du du - da da - ed è già un pezzo divertente, ironico, pieno di humor nero, ma diventa perfetto in televisione - questa è la versione dell'anno successivo - quando i Cetra ci aggiungono i gesti, le espressioni, le piccole gag mimate che ovviamente non sono possibili in un'incisione discografica. Lucia è spettacolare in questo pezzo, per come canta e per come tiene la scena. E per come muore naturalmente. Non è più una canzone, ma è quella "cosa" lì - che è difficile perfino da definire - quello specifico numero fatto di musica, parole, gesti, perché i Cetra capiscono come pochissimi altri che la televisione - il Programma nazionale è nato solo dieci anni prima - è uno strumento specifico, nuovo rispetto a tutto quello che c'è stato prima, e quindi richiede contenuti nuovi. Però mi vuole bene, al di là della loro bravura musicale - oltre che cantanti, i Cetra sanno anche suonare - al di là della loro capacità di amalgamare le voci - che è un tratto caratteristico di tutte le loro esibizioni - è così incredibilmente divertente anche perché è il contenuto giusto per quello strumento. I Cetra sono sempre un passo avanti, sono innovatori, nel corso di una carriera che copre almeno quattro decenni di un secolo ricco di novità come il Novecento.
I Cetra sono jazz, sono swing. E soprattutto sono sempre con le orecchie tese e anticipano in Italia tutte le novità della musica del secolo "nuovo". Nel 1945 incidono Pietro Wughi il ciabattino, il primo boogie-woogie e nel 1957 registrano la versione italiana di Rock around the clock di Bill Haley, ossia L'orologio matto. E anche Nella vecchia fattoria è l'adattamento italiano di una canzone popolare americana, Old McDonald had a farm, conosciuta grazie alla versione di Nat King Cole: ed è anche questa una canzoncina perfetta, perché i Cetra sono bravissimi a fare tutto, specialmente le cose che sembrano più facili. Francesco Guccini, uno che è della generazione di Lennon e di Jagger, ha detto
I Beatles erano musicalmente ineccepibili ed i loro testi molto spiritosi e intelligenti, io li paragono a un gruppo italiano, il Quartetto Cetra: quattro grandi professionisti che hanno fatto la canzone italiana.
Certo i quattro ragazzi di Liverpool hanno segnato una stagione, ma non sono bravi come i Cetra. Immagino sia per questo che ci siamo dimenticati di loro. 

2 commenti:

  1. "In un vecchio palco della Scala" è un capolavoro. "Susanna Naïf" mi ha spiegato la pittura, altre canzoni mi hanno fatto sorridere. Erano intelligenti, simpatici, còlti. Sottovalutati. Ma ironici abbastanza da non farsene un cruccio.

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  2. "In un vecchio palco della Scala" è un capolavoro. "Susanna Naïf" mi ha spiegato la pittura, altre canzoni mi hanno fatto sorridere. Erano intelligenti, simpatici, còlti. Sottovalutati. Ma ironici abbastanza da non farsene un cruccio.

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