sabato 2 marzo 2019

Verba volant (630) scalinata...

Scalinata, sost. f.

Los Angeles, 923 North Vendome street: questo indirizzo probabilmente non vi dice nulla, anche se è uno dei più famosi della storia del cinema. Si trova nel quartiere di Silver lake e proprio da quel civico parte una lunga scala che porta a Descanso drive. Ed è proprio quella lunga scala la vera protagonista di un breve film del 1932 (dura solo 27 minuti, anche se in Italia è più conosciuta una versione ancora più corta, a cui sono stati tagliati otto minuti). Probabilmente a questo punto avete già capito. Dall'altra parte della strada c'è un piccolo parco triangolare - che non si vede nel film - e che qualche saggio amministratore della "città degli angeli" ha pensato di dedicare a Stan Laurel e Oliver Hardy.
Il film è The music box, tradotto in italiano, in maniera tanto infedele quanto geniale, La scala musicale. E' il film comico perfetto. Stanlio e Ollio sono i due trasportatori che devono consegnare una voluminosa e pesante pianola meccanica. Quando scoprono che la loro meta è la casa in cima alla lunga scala, scaricano la pianola dal carretto trainato da un cavallo e cominciano la faticosa salita. E per ben due volte la cassa contenente la pianola scivolerà lungo la scala, costringendo i due a ricominciare la salita, e permettendo a Oliver Hardy di fare alcuni dei suoi più celebri camera-look. Mai come in questa avventura è Stan Laurel il motore dell'azione, è lui che dà un calcio nel sedere alla bambinaia, è lui che getta giù per la scala il cappello del tronfio professore - che è l'inconsapevole destinatario della pianola - è lui che riesce fortunosamente a entrare nella casa per effettuare finalmente la consegna. Ollio subisce ogni volta e ogni volta guarda sconsolato nella macchina da presa, cercando la nostra solidarietà. 
E ogni volta noi siamo Ollio. Perché la loro unicità come coppia comica - una formula che, nonostante sia sotto gli occhi di tutti, nessuno è mai riuscito a ripetere - sta proprio in questa capacità di Oliver Hardy di essere la vittima designata, il capro sacrificale, della crudeltà innocente di Stan Laurel, che era a un tempo il motore comico della coppia. E così noi ridiamo con Stanlio e di Ollio; e contemporaneamente siamo solidali con Ollio, ma non riusciamo ad arrabbiarci con Stanlio. 
Venanzio disse che per quello che lui sapeva Aristotele aveva parlato del riso come cosa buona e strumento di verità.
Non sapremo mai cosa pensasse davvero della commedia il filosofo di Stagira, ma certamente avrebbe riso anche lui osservando la perfezione matematica degli scambi tra Laurel e Hardy, ne avrebbe riconosciuto il genio assoluto.
Non c'è un messaggio in The music box - è Chaplin, con cui Laurel era arrivato in America, che usa il comico per dirci qualcosa - e in fondo non c'è neppure una storia. Laurel e Hardy sono più grandi di tutti perché c'è nei loro film soltanto la gioia pura e cristallina della risata. La loro grandezza sta essenzialmente nel saper togliere tutto quello che è in più, quello che non serve, per raggiungere una sorta di essenza della situazione che provoca il riso. C'è qualcosa di michelangiolesco nel loro lavoro: come l'artista fiorentino sapeva che all'interno di quel pezzo di marmo c'era il David o il Mosè e lui doveva "solo" liberarlo, togliendo quello che era in eccesso, così loro sapevano che in quell'azione c'era la gag perfetta. Dovevano solo liberarla.
E la prossima volta che vedrete The music box non penserete affatto a quello che io oggi ho scritto o che altri prima di me - e senz'altro meglio di me - hanno scritto su quel film, non riuscirete ad analizzarne le sequenze, a cercarne di identificare i passaggi comici: riderete e basta.    

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