giovedì 1 agosto 2019

Verba volant (694): cabaret...

Cabaret, sost. m.

Quando - dopo uno dei suoi perfetti inchini - scompare per l'ultima volta dietro al sipario del Kit-kat Club, noi sappiamo che il Maestro di cerimonie non tornerà mai più in scena. Lo sa anche lui naturalmente, ma non rinuncia a lasciarci un sorriso, vuole che di lui ricordiamo la maschera allegra che tante sere ci ha dato il benvenuto in quel fumoso locale, che ci ha fatto ridere con le sue battute e le sue canzoni.
Non sappiamo neppure come si chiama, per noi è sempre e soltanto il Maestro di cerimonie. Mentre lui ci conosce molto bene. Noi non sappiamo cosa faccia quando non è in scena, come sia la sua casa, se abbia una famiglia, per noi lui esiste soltanto quando è su quel piccolo palcoscenico, insieme alle sue "ragazze". Invece lui sa benissimo chi siamo, conosce le nostre belle case borghesi e le nostre famiglie, sia quelle "ufficiali" sia quelle di cui preferiamo non parlare, conosce le nostre vite rispettabili e le nostre ipocrisie. Sa che diventeremmo furibondi se nostro figlio ci dicesse di essere omosessuale, anche se guardiamo con cupidigia alle forme di quel ragazzo che ha più o meno la stessa età di nostro figlio e che si esibisce al cabaret. Sa che pensiamo che "quelli là" siano una razza inferiore, anche se quando entriamo in un bordello non chiediamo i documenti alle ragazze. Sa che Sally ci turba perché ha il corpo di una donna e gli occhi innocenti di una bambina e che, per quanto noi diciamo che vogliamo la donna, abbiamo il sogno inconfessabile di possedere la bambina.
Willkommen, bienvenue, welcome!
Il Maestro di cerimonie conosce la parte peggiore di noi, eppure non ci giudica, forse perché anche lui ha qualche segreto che preferisce non confessare o semplicemente perché lui desidera soltanto vivere su quel palcoscenico.
Fremde, etranger, stranger.
Anche il Maestro di cerimonie ha delle preoccupazioni, degli affanni, delle paure, ma ogni sera indossa la sua maschera e tutto questo scompare.
Gluklich zu sehen, je suis enchante,
Happy to see you, bliebe, reste, stay.
Ma noi non riusciamo a sopportare che ci sia qualcuno capace di vedere così in profondità dentro di noi e allora vogliamo che taccia. Per sempre. E' un degenerato, è un omosessuale, è uno di "quelli là". Non sappiamo se sia così, non sappiamo nulla di lui, non conosciamo neppure il suo nome, ma cominciamo a dirlo e alla fine tutti si convinceranno che è così. E diciamo che è ora che i degenerati, gli omosessuali, "quelli là", la smettano di cantare e recitare, che è ora che qualcuno pensi a far pulizia. Naturalmente omettiamo di dire che per tante sere anche noi siamo stati laggiù, abbiamo guardato le gambe delle ballerine, abbiamo riso agli scherzi del Maestro di cerimonie. Non diciamo che tante sere ci ha accolto con un sorriso e guardiamo con soddisfazione, dietro le tende delle nostre rispettabili finestre, quando viene condotto via, in un posto da cui sappiamo che non tornerà, anche se naturalmente facciamo finta che non sia così. Se il Maestro di cerimonie muore, il nostro segreto sarà finalmente al sicuro.
Sappiamo cosa è successo, quando il Kit-kat Club è stato chiuso e il Maestro di cerimonie è stato portato in un campo da cui certamente non è riuscito a tornare. Sappiamo chi ha vinto e chi ha perso. Poteva salvarsi Weimar? Immagino di no, erano troppo forti quelli che volevano far tacere il cabaret. Ma, grazie all'ostinazione del Maestro di cerimonie, grazie alla sua determinazione a resistere fino all'ultimo, ha lottato, ha provato a non soccombere. Almeno ha provato a ridere in faccia al demonio.
Oggi pare che non sappiamo fare neppure questo. Soccomberemo, senza nemmeno un inchino.
Auf Wiedersehen, à bientôt.

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